In linea da: 07/10/2013

Caso, destino, responsabilità. Una lettura sul Vajont

di Maria Giovanna Lazzarin

Dopo aver ascoltato l’autore a Mestre, il 17 settembre 2013, Maria Giovanna Lazzarin ci scrive a proposito dell’opuscolo di Luigi Rivis, La storia idraulica del “Grande Vajont” rievocata da un addetto ai lavori… (2012). La lettura di Lazzarin mostra come le coincidenze della vita sincrociano con le previsioni di un modello idraulico, rassicuranti finché non vengono tragicamente smentite dalla realtà, e di conseguenza con un certa idea di sviluppo e di tecnica.

“Venerdì 20 luglio 1714, a mezzogiorno, il più bel ponte di tutto il Perù si spezzò, facendo precipitare nell’abisso sottostante cinque viaggiatori”. Così comincia il romanzo Il ponte di San Luis Rey, di Thornton N. Wilder (sottotitolato La misteriosa complicità di caso e destino nell’edizione Demetra, Verona 1994; l’originale americano e la prima traduzione italiana risalgono alla fine degli anni Venti). L’autore, attraverso l’artificio del manoscritto ritrovato, vi racconta la ricerca fatta da Fra Ginepro intorno alle vite delle cinque vittime per capire la misteriosa complicità di caso e destino: come mai

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In linea da: 01/10/2013

Orologio da polso da uomo (anni Cinquanta?)

di Filippo Benfante

Questa cornice dovrebbe contenere un orologio da polso da uomo. La cassa era placcata in oro (non credo fosse oro massiccio) e – se ricordo bene – all’interno del quadrante, in basso al centro, c’era un quadrante più piccolo per i secondi. Il cinturino era stato cambiato tante volte, come del resto il vetrino. Ma di recente ho fatto qualche ricerca in internet, le immagini che ho visto potrebbero avermi influenzato. Le uniche cose che ho davvero ben presenti sono il colore beige del quadrante con lancette e segnali dorati, e la scritta della marca: “Eberhard & co.”. 

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In linea da: 18/09/2013

Erto: dall’evacuazione forzata alle “ricostruzioni” in altri siti (1963-1971)

di Matteo Flumian

Matteo Flumian ripercorre le vicende degli abitanti di Erto (uno dei due poli del Comune di Erto e Casso, oggi in provincia di Pordenone, al confine con il Bellunese) dall’11 ottobre 1963 fino al 1971. Due giorni dopo aver assistito alla catastrofe del Vajont, gli Ertani ricevono dalle autorità un ordine di sgombero, benché le condizioni del paese non esigessero una misura così drastica. È un altro terribile capitolo dei rapporti tra le popolazioni di questa zona e lo Stato italiano. La comunità di paese da quel momento comincia a dividersi: una parte continuerà a voler abitare nel vecchio paese, una parte si trasferirà in una “Nuova Erto” presso Ponte nelle Alpi, un’altra ancora si stabilirà in una “città nuova” battezzata Vajont, ricavata in un’area del comune di Maniago. L’intervento dello Stato fu beffardo anche in materia di sovvenzioni per la ricostruzione economica: si trasformò in una speculazione sulla tragedia, a danno degli abitanti del posto.

La conoscenza dei fatti e delle vicende che portarono al “disastro del Vajont” è oramai consolidata; per quel che riguarda invece il dopo 9 ottobre 1963,

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In linea da: 17/04/2013

Il Grande Vajont, trent’anni dopo

di Maurizio Reberschak

È imminente l'uscita, per Cierre edizioni, della nuova edizione de Il Grande Vajont, curato da Maurizio Rebeschak: è la terza, dopo quelle del 1983 (patrocinata dal Comune di Longarone) e del 2003 (Cierre edizioni). Per l'occasione, pubblichiamo una parte della nuova introduzione scritta da Reberschak.

Mercoledì 9 ottobre 1963, ore 22,39: Vajont.

            

Una data, una storia. Ma la data è un picco di una lunga storia durata un secolo. Altro che «secolo breve» per il Vajont! È stato lo storico inglese Eric J. Hobsbawm a coniare per il Novecento la definizione di «secolo breve», un secolo che non dura un secolo ma meno di 80 anni, dal 1914-1918, prima guerra mondiale, al 1989-1991, caduta del muro di Berlino e fine dell’Unione Sovietica. Prima e dopo le cose sono state diverse.

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