In linea da: 26/01/2019

«La carta è più paziente degli uomini». Leggere nuova edizione del Diario di Anne Frank

di Alberto Cavaglion

Proponiamo le prime pagine della Introduzione che il nostro amico Alberto Cavaglion ha scritto per la nuova edizione dei diari di Anne Frank, in uscita in questi giorni presso Mondadori.

Colpisce nei diari di Anne Frank il frequente ricorso a proverbi, sentenze, modi di dire: una traccia, si direbbe, delle consuetudini pedagogiche in uso nelle famiglie della borghesia ebraico-tedesca. Il riferirsi alla bontà degli insegnamenti antichi contrasta con la giovane età di chi scrive, contribuendo a delineare il ritratto di un’adolescente-adulta, di una puella-senex.

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In linea da: 07/03/2017

“Una lapide in via Mazzini”: la vera storia Geo Josz

di Marcella Hannà Ravenna

Sollecitata dall’articolo di Alberto Cavaglion che abbiamo pubblicato in occasione del 25 aprile 2016, Marcella Hannà Ravenna ha intrapreso un raffronto tra il personaggio del racconto di Giorgio Bassani, Geo Josz, e la figura reale che lo ispirò, cioè suo padre Eugenio (Gegio) Ravenna. Marcella Hannà Ravenna è professore di psicologia sociale. Studia i fenomeni sociali distruttivi specie in relazione al funzionamento personale dei perpetratori e delle vittime. Fa parte della Comunità ebraica di Ferrara, del Comitato scientifico del CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano) e del GRIVISPE (Gruppo di ricerca sulla violenza sociale, politica ed economica, attivo dal 2012 presso il Dipartimento di Filosofia e Comunicazione dell’Università di Bologna).

Per delineare Geo Josz, protagonista del racconto Una lapide in via Mazzini, Giorgio Bassani si ispirò liberamente a una persona reale, Eugenio (Gegio) Ravenna, mio padre. È questa una questione sinora mai affrontata negli studi e nei contributi sull’argomento. Quando il racconto fu pubblicato ero troppo piccola e ciò non mi consentì di conoscere o ricordare quale fu la sua reazione. Anche in seguito non ne parlò con noi figli, così

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In linea da: 22/02/2013

Libri fatali e poesia che soccorre la vita. Leggendo i racconti del 16 ottobre 1943

di Alberto Cavaglion

La rubrica “letture” fa eccezione per la seconda volta e accoglie un saggio lungo. Il nostro amico Alberto Cavaglion riprende il tema del 16 ottobre 1943, la razzia del ghetto di Roma, per mettere in luce il dialogo che si sviluppa, per via diretta e indiretta, e procedendo secondo cronologie diverse, tra Umberto Saba, Giacomo Debenedetti ed Elsa Morante. “Un discorso che – scrive a un certo punto Cavaglion – oggi sembra più che mai remoto e inattuale”. Rileggendo testi entrati nel canone della letteratura italiana del Novecento, Cavaglion si confronta con almeno tre temi storiografici: l’antisemitismo in Italia; il mito dell’italiano “brava gente”; le responsabilità del Vaticano, ovvero di Pio XII, nella Shoah. E per affrontare quest’ultimo punto, Cavaglion convoca un quarto autore: Enzo Forcella. Queste pagine sono anche un invito a rivolgersi alle fonti per mostrare la complessità degli eventi, piuttosto che aderire a una retorica piuttosto che a un’altra.

Quanto segue offre solo una parte degli argomenti (e dell'apparato di note) di Cavaglion, privilegiando lo scontro di punti di vista tra Umberto Saba e Giacomo Debenedetti, e la “quasi postilla” rappresentata dalla

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