In linea da: 23/11/2018

I gilet gialli. Modernità “à la Macron”, democrazia diretta e ideologia

di Maurizio Gribaudi

Riceviamo da Parigi, dal nostro amico Maurizio Gribaudi, una sua riflessione di fronte alla protesta dei cosiddetti “gilet jaunes”, scoppiata in Francia nei giorni scorsi (la prima manifestazione ha avuto luogo il 17 novembre), contro l’aumento dei prezzi dei carburanti. Dove, oltre a ricordare le origini e la genealogia di un modello di democrazia diretta, diversa da quella rappresentativa della tradizione liberal-conservatrice, Gribaudi sottolinea l’esistenza di una classe operaia “occultata dalle tradizionali categorie statistiche”, tema che negli ultimi mesi è stato al centro anche delle nostre discussioni sotto il titolo “Fondata sul lavoro” a giugno e questo autunno.

1. Ecco che persino la Francia, a quanto sembra, comincia a imboccare le stesse strade percorse dai vari demagoghi che hanno occupato la scena pubblica in molte democrazie occidentali. Con uno slancio tanto forte quanto inedito, i messaggi lanciati in rete da cittadini e cittadine disperati hanno dato vita a un movimento nazionale che scuote la maggioranza di governo e preoccupa, a ragion veduta, la Francia umanista e libertaria, inquieta per gli sviluppi che questo movimento potrà avere. Infatti, dietro la massa indistinta dei

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In linea da: 25/10/2018

«La storia non è magistra di niente che ci riguardi». Una lettera dal Brasile, alla vigilia del secondo turno delle elezioni presidenziali

di Amélia da Silva

Una nostra lettrice, brasiliana di origine veneta, ha tradotto per noi una lettera che ha ricevuto dall’amica Amélia da Silva, un’insegnante di storia di Florianopolis, capitale dello stato federato di Santa Catarina, pensando che potesse interessare i nostri lettori e lettrici. Condividiamo il suo parere e pubblichiamo il testo qui di seguito.

La sensazione, dopo il risultato del primo turno delle elezioni presidenziali brasiliane, il 7 ottobre 2018, è stata devastante per tutti coloro che hanno minimamente a cuore lo stato di diritto democratico. Sapevamo che il candidato Jair Bolsonaro, un militare della riserva, figlio di discendenti di immigrati italiani e tedeschi (anche se i giornali italiani non parlano delle origine tedesche), e di dichiarazioni esplicite di difesa della tortura e della dittatura, aveva sostenitori e che avrebbe ottenuto un risultato considerevole, ma non ci aspettavamo che questo rappresentasse il 46% dei voti validi. Soprattutto perché l’elettorato aveva a disposizione tredici scelte, espressione di svariati settori, sia di destra che di sinistra, in una gamma complessa di molteplici possibilità.

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In linea da: 11/10/2018

“Paroni a casa nostra”. Che legalità, che paese, e che strade? Torniamo sulla Pedemontana Veneta

di Piero Brunello

Un altro intervento di Piero Brunello a proposito della superstrada Pedemontana Veneta. L’occasione è data dalla stipula di un “Protocollo di legalità” firmato dal presidente della Regione Zaia e il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Con un nuovo documento: l’ultima deliberazione della Corte dei Conti, datata 21 marzo 2018.

Alla fine dell’agosto 2018, in occasione della stipula ufficiale di un “Protocollo di legalità” per la realizzazione della Pedemontana Veneta, il ministro Salvini, con grande compiacimento del presidente della Regione Zaia, ha additato l’opera a modello da seguire per tutta l’Italia. A parte che il rispetto della legalità dovrebbe essere scontato, la notizia mi è sembrata così incredibile da convincermi a tornare sul tema, e a studiarmi l’ultima deliberazione della Corte dei Conti, del 21 marzo 2018, dal titolo La ridefinizione del rapporto concessorio della superstrada veneta, che riprende i rilievi segnalati negli ultimi anni dalla Corte stessa e dall’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac).

Riassumo qui sotto le principali osservazioni (per altri aspetti rinvio ai miei contributi già pubblicati nel sito a fine 2016 e

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In linea da: 07/08/2018

Imprese multinazionali e paesaggi locali. Mestre, estate 2018

di Claudio Pasqual

Sull’uso e sull’ostentazione di assonanze dialettali, immagini e toponimi – reali o fittizi – tratti dal paesaggio mestrino all’interno di centri commerciali e banche. Una descrizione con alcune considerazioni sulla dimensione “glocale” delle multinazionali del XXI secolo. E anche un altro possibile argomento di discussione per il gruppo di lavoro sulla “città dei centri commerciali”.

A Maria Luciana Granzotto

A Zelarino, nella terraferma del Comune di Venezia, c’è una galleria commerciale Auchan; da qualche tempo si chiama “Porte di Mestre”. Anche ciascuno dei cinque ingressi al mall ha avuto un nome: Porta Marghera, Porta Carpenedo, Porta Mezzacapo, Porta Bazzera, Porta Sirtori. Sono alcuni dei forti del campo trincerato di Mestre, costruito a fine Ottocento per difendere la piazzaforte di Venezia in caso di attacco nemico dal continente: luoghi concepiti per fermare, per bloccare, non per far passare, transitare. Su una parete nell’atrio di Porta Carpenedo campeggia una gigantografia in bianco e nero che riproduce una foto d’inizio Novecento del Canal Salso di Mestre.

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