In linea da: 24/09/2014

Il nostro conforto era bestemmiare. Da “Terra matta” di Vincenzo Rabito

di Davide Zotto

Il nostro amico Davide Zotto ci manda un’altra sua lettura centrata sul tema prima guerra mondiale.

Questa volta vi presento alcune pagine dedicate alla prima guerra mondiale che si trovano nella lunga autobiografia di Vicenzo Rabito, pubblicata nel 2007 da Einaudi sotto il titolo Terra matta. È un libro che ha avuto un discreto successo, e di cui si è parlato molto per la sua originalità. Rabito, nato nel 1899 a Chiaramonte Gulfi (Sicilia), scrisse le vicende della sua vita, dalla nascita fino al 1970, in 1027 pagine dattiloscritte tra il 1968 e il 1975. Rabito morì nel 1981 e nel 1999 il figlio Giovanni propose e quindi consegnò il testo all’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano, che lo insignì del premio Pieve-Banca Toscana nel 2000.

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In linea da: 06/09/2014

Dal “Diario di un imboscato” di Attilio Frescura

di Davide Zotto 

Riceviamo e pubblichiamo una nuova lettura sulla prima guerra mondiale del nostro amico Davide Zotto.

Il revival del centenario della prima guerra mondiale mi ha dato finalmente lo spunto per comprare e leggere un libro che avevo visto citato in varie occasioni e che mi aveva colpito per il titolo particolare. È un famoso libro di memorie della grande guerra: il Diario di un imboscato di Attilio Frescura (1881-1943). Durante la guerra Frescura fu tenente ufficiale di comando, un ruolo che gli permise di trascorrere il periodo bellico nelle seconde linee. Non visse sulla propria pelle la trincea, ma vide – e nel diario raccontò – i feriti che tornavano dalla trincea e dagli “osservatòri” poté esaminare gli effetti devastanti del fuoco di interdizione. Un giorno un generale, saputo del suo incarico presso il comando, lo definì un “imboscato”, da cui il titolo del diario. Nella prefazione alla prima edizione, uscita nel 1919, stampata dalla tipografia Galla di Vicenza, Frescura sottolinea come «Il combattente abbia sempre qualcuno che è “imboscato” rispetto a sé». E per mantenere questa posizione di privilegio un “imboscato”

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In linea da: 20/08/2014

La guerra austriaca sul fronte italiano. Una lettura

di Davide Zotto

Il nostro amico Davide Zotto ci manda un’altra lettura di tempi di guerra: il fronte italiano nel maggio 1915, visto dalla parte austriaca, dalle pagine di Fritz Weber, Tappe della disfatta (ed. or. 1933).

In questi giorni in cui si commemora l’inizio della prima guerra mondiale ho scelto un brano dell’inizio del conflitto, ma quello cominciato circa un anno dopo, sul fronte italiano, nella zona di Lavarone. Il punto di vista è quello di un tenente di artiglieria austriaco, Fritz Weber (1895-1972, secondo la voce di wikipedia Italia). Arruolato nel maggio del ’15 in previsione dell’attacco italiano, Weber venne destinato al forte di Verle. Fece la guerra combattendo prima sul fronte trentino, in seguito sull’Isonzo, poi sul Piave e infine visse la ritirata attraverso la Slovenia. Pubblicò le sue memorie di guerra sotto il titolo Das Ende einer Armee nel 1933, il libro venne tradotto e pubblicato in Italia nel ’35 dall’editore Corticelli, con il titolo Tappe della disfatta; dal ’65, con la stessa traduzione e lo stesso titolo, è nel catalogo Mursia in perenne ristampa.

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In linea da: 25/07/2014

Un’uniforme insanguinata e un ragazzo. Una lettura sull’attentato di Sarajevo

di Davide Zotto

Come ci aveva annunciato qualche giorno fa, il nostro amico Davide Zotto ci manda la sua lettura del libro di Gilberto Forti, A Sarajevo il 28 giugno, pubblicato da Adelphi per la prima volta nel 1984 e da poco riedito.

All’inizio una foto: l’uniforme insanguinata che Francesco Ferdinando indossava il giorno dell’attentato, conservata al museo militare di Vienna, che mi fa venire in mente le camicie rosse garibaldine conservate nei musei del Risorgimento italiani.

Poi undici personaggi immaginari raccontano Francesco Ferdinando: la sua vita, il suo matrimonio, i contrasti con la famiglia, le passioni, le manie, le debolezze, l’attentato. L’arciduca descritto da diversi punti di vista, così come viene raccontato da diverse angolazioni l’attentato di Princip. Francesco Ferdinando, spietato cacciatore ed eccelso giardiniere, tratteggiato in dieci “storie in versi”; l’undicesima, raccontata da un fantomatico medico serbo, è dedicata a Gavrilo Princip: narra la sua prigionia dopo l’attentato, e la sua morte e si conclude con alcune domande espresse dal narratore: fu eroe o assassino? la guerra

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