In linea da: 26/11/2018

“Che diranno i miei figli…”. Una lettura, con una nota preliminare

di Alessandro Casellato

Riceviamo e pubblichiamo il testo della relazione che il nostro amico Alessandro Casellato ha tenuto il 15 ottobre 2018, a Venezia, in occasione della presentazione del libro di Claudio De Mohr e Ugo De Mohr, Odissea di un diplomatico. Con una nota che spiega l’origine del testo e richiama le “buone pratiche di storia orale”.

Nota. Il 15 ottobre 2018 ho presentato a Venezia, alla Scoletta dei Calegheri il libro Claudio De Mohr, Ugo De Mohr, Odissea di un diplomatico. … che diranno i miei figli…, Gangemi Editore, Roma, 2017 (576 p.). Si tratta di un grosso volume che contiene un doppio diario, di un padre e di un figlio, entrambi diplomatici. Il primo è una memoria scritta dall’addetto stampa e propaganda presso l’ambasciata della RSI a Sofia, deportato dai russi e tenuto in prigione a Mosca fino al 1950; vi si intreccia il racconto del figlio, rappresentante italiano presso la NATO e altrove, che fa un po’ il curatore del testo paterno, un po’ lo storico ricostruendo i contesti ed esprimendo giudizi.

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In linea da: 23/11/2018

I gilet gialli. Modernità “à la Macron”, democrazia diretta e ideologia

di Maurizio Gribaudi

Riceviamo da Parigi, dal nostro amico Maurizio Gribaudi, una sua riflessione di fronte alla protesta dei cosiddetti “gilet jaunes”, scoppiata in Francia nei giorni scorsi (la prima manifestazione ha avuto luogo il 17 novembre), contro l’aumento dei prezzi dei carburanti. Dove, oltre a ricordare le origini e la genealogia di un modello di democrazia diretta, diversa da quella rappresentativa della tradizione liberal-conservatrice, Gribaudi sottolinea l’esistenza di una classe operaia “occultata dalle tradizionali categorie statistiche”, tema che negli ultimi mesi è stato al centro anche delle nostre discussioni sotto il titolo “Fondata sul lavoro” a giugno e questo autunno.

1. Ecco che persino la Francia, a quanto sembra, comincia a imboccare le stesse strade percorse dai vari demagoghi che hanno occupato la scena pubblica in molte democrazie occidentali. Con uno slancio tanto forte quanto inedito, i messaggi lanciati in rete da cittadini e cittadine disperati hanno dato vita a un movimento nazionale che scuote la maggioranza di governo e preoccupa, a ragion veduta, la Francia umanista e libertaria, inquieta per gli sviluppi che questo movimento potrà avere. Infatti, dietro la massa indistinta dei

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In linea da: 03/11/2018

La guerra mantiene lo Stato in buona salute

di Randolph S. Bourne

Ricordiamo un doppio centenario: quello della fine della Prima guerra mondiale (per l’Italia l’armistizio entrò in vigore il 4 novembre 1918) e quello della morte del pacifista statunitense Randolph S. Bourne (scrittore e critico letterario morto di influenza spagnola nel dicembre 1918).

Quando morì, Bourne stava lavorando a un libro sulla natura dello Stato, da cui è tratto il presente articolo, tradotto per la prima volta in italiano da Anna Di Qual. In queste pagine, riprendeva i temi antinterventisti e antimilitaristi per cui si era battuto fin dagli inizi della guerra in Europa nel 1914. In particolare, denunciava come la guerra stimolasse l’istinto gregario, deresponsabilizzando gli individui, con il risultato di accentuare il carattere totalitario dello Stato, il conformismo e la persecuzione delle minoranze.

La guerra mantiene lo Stato in buona salute. Essa mette automaticamente in moto nell’intera società irrefrenabili forze che spingono al conformismo e a una calorosa cooperazione con il governo nel costringere all’obbedienza le minoranze e gli individui che non intendono entrare nel branco. La macchina di governo impone e applica drastiche sanzioni: le minoranze sono o intimidite al

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In linea da: 25/10/2018

«La storia non è magistra di niente che ci riguardi». Una lettera dal Brasile, alla vigilia del secondo turno delle elezioni presidenziali

di Amélia da Silva

Una nostra lettrice, brasiliana di origine veneta, ha tradotto per noi una lettera che ha ricevuto dall’amica Amélia da Silva, un’insegnante di storia di Florianopolis, capitale dello stato federato di Santa Catarina, pensando che potesse interessare i nostri lettori e lettrici. Condividiamo il suo parere e pubblichiamo il testo qui di seguito.

La sensazione, dopo il risultato del primo turno delle elezioni presidenziali brasiliane, il 7 ottobre 2018, è stata devastante per tutti coloro che hanno minimamente a cuore lo stato di diritto democratico. Sapevamo che il candidato Jair Bolsonaro, un militare della riserva, figlio di discendenti di immigrati italiani e tedeschi (anche se i giornali italiani non parlano delle origine tedesche), e di dichiarazioni esplicite di difesa della tortura e della dittatura, aveva sostenitori e che avrebbe ottenuto un risultato considerevole, ma non ci aspettavamo che questo rappresentasse il 46% dei voti validi. Soprattutto perché l’elettorato aveva a disposizione tredici scelte, espressione di svariati settori, sia di destra che di sinistra, in una gamma complessa di molteplici possibilità.

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