Quinta puntata del report della ricerca svolta da storiAmestre sulla percezione che i giovani – figli e figlie di persone con provenienza migratoria e figli e figlie di nativi – hanno dello spazio del quartiere Piave di Mestre. L’urbanista Solomon Seyoum Elala ascolta e analizza le proposte fatte dalle classi IA e IIIA della scuola secondaria di primo grado Salvo d’Acquisto per migliorare il quartiere, provando a vedere se e come siano fattibili.
di Solomon Seyoum Elala
Il professionista dell’urbanistica dovrebbe impiegare tecniche per creare città che siano più unite, vivibili, percorribili, visivamente chiare e “comprensibili” per ottimizzare l’esperienza e il benessere degli individui e della collettività.
Il famoso urbanista Kevin Lynch ha notato nel suo libro “The Image of the City”, che ognuno ha una visione personale della propria città; poi attraverso esperienze in comune e elementi fisici conosciuti da più persone si forma un’immagine collettiva. Un design urbano chiaro e semplice contribuisce a far sentire le persone più al sicuro e a proprio agio, rafforzando i legami affettivi con il luogo in cui vivono e il senso di appartenenza alla comunità. Questo concetto trova applicazione anche nella ricerca da noi fatta sul quartiere Piave.
Come evidenziato dalla mappa collettiva che ho costruito a partire dalle mappe individuali degli studenti, esiste un movimento o flusso dei ragazzi e delle ragazze provenienti da tutte le zone del quartiere attraverso i principali mezzi di trasporto: soprattutto a piedi, ma anche in bus, in auto, in bici, tutti diretti nella stessa ora verso una stessa meta: la scuola.
Analizziamo quindi nella mappa collettiva l’ambiente urbano in cui gli studenti vivono e si adattano, utilizzando quattro degli elementi individuati da Kevin Lynch in “The Image of the City”1. Nelle mappe collettive della I e IIIA che vedete sotto i singoli percorsi sono individuati dall’emoji scelto dal singolo alunno o alunna. In rosso sono segnalate vie, edifici, zone in cui si sta bene, in grigio quelle che creano ansia, in blu quelle misteriose.


Percorsi: i vari tragitti come strade, marciapiedi o linee di trasporto. Questi elementi costituiscono la base dell’identità della città. Nella mappa sono disegnati in rosso i luoghi in cui si sta bene perché ci si incontra con gli amici, si chiacchiera, si scherza, si gioca. Però alcune strade come via Piave o alcuni luoghi vicini alla stazione creano ansia, paura e senso di pericolo.
Quartieri: zone piuttosto ampie in una città che presentano un carattere o un’identità unici e riconoscibili. Dalla mappa collettiva si capisce che i ragazzi si muovono in un quartiere che ha una sua unità, i cui confini sono via Piave, via Miranese, via Trento, il cavalcavia della Giustizia. Il cuore è il parco Piraghetto.
Nodi: Spazi cruciali dove i cittadini si incontrano o modificano il loro cammino, come incroci significativi, piazze pubbliche o centri di scambio. Nella mappa sono evidenziati i luoghi dove i ragazzi si incontrano con gli amici, le fermate degli autobus e lo spazio davanti alla scuola.
Punti di riferimento. Elementi fisici notevoli che fungono da guide per l’orientamento, come un edificio particolare, un monumento o un segnale stradale. I ragazzi e le ragazze hanno segnalato negozi, panifici, supermercati, bar e farmacie, che piacciono perché conosciuti e rassicuranti. Mentre si sentono a disagio o insicuri quando incontrano persone strane, che si muovono senza meta, o ubriachi, drogati, oppure davanti a case abbandonate o se avvertono odori sgradevoli in strada. Creano insicurezza anche la stazione e le strisce pedonali in via Miranese.
Vedere collegati insieme tutti questi indicatori personali in un percorso comunitario in cui si muovono tutti insieme nella stessa ora, ha aiutato ragazzi e ragazze a pensare e poi scrivere in un post-it le loro aspirazioni a rendere il loro ambiente più salutare e accogliente. È fondamentale per noi urbanisti afferrare questo concetto: che la partecipazione dei cittadini è un processo. In questo caso i ragazzi e le ragazze hanno camminato osservando il percorso, hanno memorizzato le loro osservazioni attraverso una mappa individuale, hanno confrontato tra loro le mappe per cogliere aspetti comuni, solo allora sono stati pronti per fare delle proposte.
Dopo aver fornito una breve spiegazione sul concetto di una pianificazione urbana che aiuti il benessere di chi vive in un territorio e avere avuto scambi fruttuosi con gli studenti su come il loro quartiere possa diventare a un tempo più bello, sano, comodo ed economico, i ragazzi hanno cominciato a valutare quanto fosse presente nelle loro strade e cosa mancasse per stare meglio. In particolare, mentre ci si concentrava su quali migliorie o aggiunte sarebbero state utili in questo quartiere per soddisfare le loro esigenze, gli studenti hanno cominciato a produrre un’enorme varietà di idee. Mai sottovalutare l’immaginazione dei ragazzi.
Tutte le proposte che hanno avanzato per questo quartiere risultano innegabilmente essenziali; è chiaro che ogni studente aveva delle preferenze. Tuttavia, abbiamo iniziato a esaminare e a suddividere tutte le proposte per temi: cura del quartiere, attrezzature specifiche, spazi di incontro per ragazzi e ragazze, servizi/spazi pubblici, edifici privati, benessere degli animali, sicurezza.

La cura del quartiere implica un approccio orientato a creare e erogare servizi fondamentali (assistenza sanitaria, assistenza sociale e infrastrutture) a livello locale, al fine di migliorare la salute della popolazione, ridurre le disuguaglianze e promuovere la resilienza della comunità. Il benessere è inoltre collegato alla possibilità di spostarsi comodamente da un luogo all’altro entro una distanza percorribile a piedi in 15 minuti. 15 minuti circa dura il percorso da casa a scuola dei giovani di questa ricerca. Pertanto, sono importanti i suggerimenti che danno, come: curare di più i parchi e le zone verdi spontanee, riparare buche e dislivelli delle strade che sono un pericolo per chi va a scuola in bici, tenere pulite e curate le fermate dell’autobus, rendere più sicuro l’attraversamento del cavalcavia della Giustizia, sostituire le panchine rotte del parco Piraghetto e mettere giochi più attrattivi, attrezzare un campo da calcio nel parco Sabbioni.
I ragazzi hanno fatto anche proposte su strutture e infrastrutture specifiche sia pubbliche che private, per migliorale la vita quotidiana della comunità: mettere bagni pubblici, orologi “per vedere l’ora se non ti porti il telefono”, mappe del quartiere “per i nuovi arrivati”, parcheggi sicuri “anche per bici”.
Possono essere menzionate all’interno della categoria “servizi pubblici”, proposte come l’apertura di un bar “con possibilità di pranzare” al parco Piraghetto, più supermercati, ristoranti, negozi, ma anche prendersi cura delle case abbandonate, abbatterle e/o ristrutturarle, preparare case di accoglienza per “i più sfortunati” , “più luoghi culturali per le persone non cristiane”, “un posto religioso per poter pregare bene”.
I ragazzi e le ragazze hanno pensato anche a spazi di aggregazione per loro, il luogo centrale è il parco Piraghetto dove chiedono tavoli “perché i bambini e i ragazzi possano mangiare all’aria aperta”, zone per giocare in sicurezza. Merita segnalare che entrambe le classi hanno manifestato il bisogno di spazi riservati ai giovani non gestiti dagli adulti, in terza una palestra “dai tredici anni in su” e uno spazio “per poter uscire di pomeriggio o di sera”, in prima un parco magari riservato solo a loro.
Tale visione si allontana da un utilizzo degli spazi incentrato sugli adulti per dare priorità agli interessi dei bambini e dei ragazzi, favorendo opportunità per attività diverse, socializzazione e sicurezza per entrambi i generi. Questo approccio comprende anche servizi pubblici per le difficoltà, ad esempio la richiesta di attività per i bambini che hanno bisogno di aiuto per i compiti.
Un argomento di cui ha parlato solo la classe prima, e che non è stato citato in terza, è la cura degli animali, ed è piuttosto interessante ascoltare le proposte che fanno; esse dimostrano quanto gli studenti tengano ai propri animali e come la pianificazione urbana dovrebbe andare oltre una progettazione incentrata sull’uomo per includere in modo significativo il benessere, i bisogni comportamentali e gli ambienti degli animali nello spazio costruito. I suggerimenti presentati qui sono zone specifiche per cani nei parchi e nei negozi, con giochi a loro riservati, ciotole per cibo e acqua, casette per i randagi, sacchetti per la raccolta “della cacca degli animali” e orari stabiliti per i cani per rassicurare i bambini delle elementari. Una ricchezza di suggerimenti che mostra l’amore e la vicinanza al mondo animale degli alunni/e di prima, ma allo stesso tempo denota un aspetto dell’odierna cultura in cui i diritti degli animali sono riconosciuti.
Gli studenti si sono dimostrati preoccupati per la sicurezza sociale e stradale del quartiere e fanno delle proposte precise: migliorare l’illuminazione pubblica, aumentare la presenza dei semafori, mettere piste ciclabili in ogni strada, installare telecamere per monitorare “la criminalità”. Chiedono una presenza più assidua della polizia “nei luoghi loschi”, il divieto per i “barboni” di dormire davanti alla chiesa di Santa Rita, ma nello stesso tempo chiedono che vengano preparate case di accoglienza per “i più sfortunati”, magari utilizzando le case abbandonate.
La questione della sicurezza nella pianificazione urbana è molto importante. Le città devono essere progettate per scoraggiare la criminalità, aumentare la resilienza e migliorare la percezione di sicurezza degli spazi pubblici. E’ interessante notare che, dal punto di vista dei ragazzi e delle ragazze, ciò significa innanzitutto creare spazi a misura di bambino che privilegino una mobilità sicura, il gioco autonomo e la protezione dal traffico e dai rischi ambientali, consentendo ai bambini di muoversi e interagire con gli altri senza paura.
Altri due temi concreti, in questo caso emersi anche nella classe prima, hanno riguardato la pulizia- cura dell’ambiente e l’installazione di attrezzature per rendere il quartiere più vivibile. Sono state avanzate richieste pragmatiche e realizzabili: più cestini per la spazzatura, migliore illuminazione, sostituzione panchine rotte, un campo da calcio.
In sintesi, tutte le proposte sopra menzionate, dal punto di vista della pianificazione urbana, sono importanti per la città, in particolare per il quartiere di via Piave. Esse si concentrano sullo sviluppo, il miglioramento e la gestione degli spazi locali per accrescere la qualità della vita, la sostenibilità e anche la coesione sociale per adolescenti. Vorrei approfondire alcune proposte che mi paiono molto interessanti e concretizzabili.
Prendiamo la richiesta di un campo da calcio nel parco Sabbioni fatto dai ragazzi di terza. I campi da calcio e calcetto a 5 liberi sono utili nella pianificazione urbana per almento tre motivi: promuovono il benessere e la salute pubblica, offrendo uno spazio sicuro per fare movimento all’aperto; favoriscono l’inclusione sociale, creando punti di incontro per giovani di provenienza, cultura ed età diverse; tengono vivi gli spazi pubblici, dando nuova vita a zone abbandonate o degradate, trasformandole in servizi per tutti.
Ma, proprio adesso che il calcio è praticato da entrambi i sessi, è sempre più difficile giocare insieme anche una partita di calcetto senza dover utilizzare un campo in affitto o pagare una società privata. La richiesta fatta dai ragazzi di terza segnala la difficoltà di trovare luoghi gratuiti dove giocare a pallone, anche in campetti improvvisati, spazi insieme di gioco, formazione, socialità e aggregazione.

Esplorando il quartiere, ho notato che c’è un solo campo da calcio libero e si trova nel parco Piraghetto. Eppure la proposta dei ragazzi di terza è facilmente realizzabile. Qualche anno fa, rispondendo a un questionario sul miglior utilizzo del parco Hayez alla Cipressina, i ragazzi del posto avevano suggerito di installare 2 porte da calcio. Ad avvenuta installazione i ragazzi hanno anche tagliato l’erba per migliorare la fruizione. Anche al parco Sabbioni c’è lo spazio per un calcio a 5, come si vede da questo disegno che ho preparato. Naturalmente c’è bisogno di pensare anche alla manutenzione nel tempo.

Molte proposte sono dedicate al parco Piraghetto. La classe prima, dalle cui mappe emergeva un grande amore ma anche l’ansia per il Piraghetto, fa richieste interessanti per aumentarne l’utilizzo: tavoli “perché i bambini e i ragazzi possano mangiare all’aria aperta”, l’apertura di un bar “con possibilità di pranzare”, zone per fumatori, più vegetazione e campi da calcio. In terza si chiede di mettere dei bagni pubblici, sostituire le panchine rotte del parco Piraghetto, arricchire le zone riservate ai bambini con nuovi giochi per renderle più attrattive. Pensare e progettare una pluralità di usi di un parco è fondamentale perché sia vitale e attiri le persone in diverse ore del giorno: se un parco resta isolato o vuoto può diventare anche un luogo pericoloso. Le loro osservazioni su ciò che manca nel parco Piraghetto vanno quindi prese sul serio. In questo disegno ho provato a vedere dove potrebbe essere collocato un bar con dei tavoli e delle panchine. La presenza di uno o più gestori del bar può infatti diventare un punto di riferimento che rassicura e può aiutare.
Mi soffermo sulla richiesta di avere panchine dove ci si possa sedere. La panchina è uno strumento sociale, in molte città europee, specialmente del Nord e dell’Est, è considerata un diritto urbano. A Varsavia, per esempio, le panchine sono disseminate ovunque, sono gratuite, accessibili, spesso vicine a fontanelle d’acqua, a giochi per bambini, a biblioteche di strada. In Italia le panchine sono poche, assenti o deliberatamente scomode. In alcune zone vengono addirittura rimosse per evitare “bivacchi” o “presenze sgradite”.

La richiesta dei ragazzi di sostituire le panchine rotte va incontro a esigenze che non sono solo loro, ma anche del passante, dell’anziano, del genitore con bambini, del turista, che sulle panchine possono incrociarsi, parlare, osservare, anche solo stare. E’ una richiesta che mette al centro le persone, non solo come cittadini produttivi, ma come esseri umani in relazione e ci invita a ripensare radicalmente il senso dello spazio pubblico come luogo di appartenenza e di gratuita socialità.
Sono interessanti anche la loro proposte per avere strade sicure, che per gli adulti significa principalmente più controllo di polizia, mentre i ragazzi e le ragazze si sentono insicuri nel camminare e chiedono di sistemare le strade, di allargarle, stabilire l’obbligo di rallentare la velocità dei veicoli nei pressi delle scuole negli orari di uscita degli alunni, non guidare come pazzi, potenziare la rete delle piste ciclabili, aumentare la presenza dei semafori e curare di più la manutenzione delle fermate dell’autobus.
Nel lavoro di analisi e ricerca sul territorio del quartiere Piave che ho compiuto da studente dello IUAV di Venezia insieme ad Aurora Ervas e Yulia Barsukova (di cui potete trovare un abstract in questo sito), avevamo indicato una via, la via Cavallotti, che poteva diventare pedonale, segnalato alcune nuove piste ciclabili possibili, consigliato che il limite di 30 Km fosse esteso anche ad altre strade del quartiere in modo da favorire la mobilità lenta, migliorando il benessere e la salute collettiva degli abitanti. Proposte che ritroviamo, in modi più semplici, in ciò che scrivono i ragazzi e le ragazze. Anche se non è possibile allargare le strade del quartiere, come vorrebbero, si possono aumentare i sensi unici e inserirvi piste ciclabili o rendere pedonale, anche temporaneamente, una via.
Dalle loro proposte emerge l’importanza che ha lo spazio di fronte alla scuola. Non sarà possibile trasformarlo in una piazza, come succede in altre realtà dove si stanno progettando delle strade scolastiche, come ad esempio nel Comune di Torino2, però allargare il marciapiede per permettere alle persone di incontrarsi in sicurezza, è una richiesta concreta e funzionale.
Vorrei chiudere segnalando un’altra loro proposta utile a migliorare il senso di sicurezza: la richiesta di aumentare negozi, bar, piccoli supermercati, perché nella loro esperienza del camminare sono rassicurati da questi servizi privati e nello stesso tempo pubblici. Vi è in loro l’idea che questi servizi, per la presenza tutto il giorno dei gestori, che diventano parte del quartiere, possano anche svolgere una funzione sociale, possano rappresentare una forma di aiuto e di controllo sociale .
NOTE
1 Kevin Lynch,The Image of the City, MIT Press 1960.
2 Il Comune di Torino ha realizzato nel 2024-2025 quattro nuove “piazze scolastiche” davanti ad altrettanti istituti, in quartieri diversi della città, trasformando strade e parcheggi in spazi pedonali sicuri, verdi e accoglienti per il gioco, l’incontro e gli spostamenti a piedi e in bici. Gli interventi sono stati finanziati dalla Regione Piemonte nell’ambito del “Programma di interventi per l’adattamento degli ambiti urbani a nuove forme di mobilità sostenibile e attiva”.

Anna Maria Mazzucco dice
bello, ricco e interessante l’articolo di Solomon Seyoum Elala!
In particolare, credo meriti grande attenzione l’ultima parte in cui le proposte dei ragazzi e delle ragazze vengono approfondite, elaborate e trasformate in progetti realizzabili nei parchi del quartiere.