di Gianni Favaretto
Pubblichiamo l’intervento fatto da Gianni Favaretto sull’attualità dei pensieri e dei progetti di Giorgio Sarto sabato 10 maggio 2025 a Forte Mezzacapo, all’interno della festa di storiAmestre. Gianni Favaretto e Andrea Ballin hanno lavorato con Giorgio nella sperimentazione dell’Istituto per geometri Massari e sono intervenuti entrambi in quella occasione.
Uno dei modi per ricostruire il grandissimo lavoro svolto da Giorgio Sarto è quello di raccontare il suo contributo come insegnante dell’Istituto per geometri Giorgio Massari di Mestre, che ha permesso di elaborare un metodo di altissimo livello e di scandagliare una realtà storico-territoriale che nel tempo era stata dimenticata, riportandola all’attenzione della città in modo così efficace da identificare Mestre come perfetto esempio del Novecento, con esiti molto concreti di rispetto e valorizzazione della memoria storica.
Penso alla mostra Mestre Novecento. Il secolo breve della città di terraferma1, curata da Giorgio Sarto nel 2007, che ha presentato alla cittadinanza la ricchezza e il valore della ricerca realizzata nel laboratorio Mestre-Novecento, di cui Giorgio è stato il curatore scientifico dopo aver concluso il suo insegnamento al Massari, e in cui è stato raccolto un patrimonio di documenti amministrativi, tecnici, fotografici recuperati da molti archivi diversi, per documentare le trasformazioni avvenute sul territorio.
Anche la costruzione dell’M9, un grande museo che per la prima volta mette la terraferma in primo piano, può essere considerato un esito di questo grande lavoro, benché si sia scelto di non utilizzare tale risorsa per il museo stesso.
Il Massari non è stata una scuola qualunque, dagli anni Sessanta ha partecipato in modo molto attivo alla trasformazione della società come attore e motore di istanze e conquiste per insegnanti, studenti e lavoratori. Negli anni Settanta, in particolare, in un contesto molto vivace, testimoniato da articoli di stampa e convegni2, prendono avvio in alcuni Istituti superiori di Mestre diverse esperienze di sperimentazione che rinnovano l’insegnamento nella scuola della terraferma veneziana e vengono portate avanti anche attraverso scontri e confronti aspri con le istituzioni scolastiche di allora, in particolare la Provincia di Venezia, che gestiva l’edilizia scolastica, la manutenzione degli edifici e la pianificazione della rete scolastica. A livello nazionale non mancavano le proposte di riforma dell’insegnamento scolastico superiore, ma venivano giudicate di prospettive deludenti rispetto al dibattito e alle esigenze della scuola di quel periodo.
La sperimentazione al Massari è stata costruita da Giorgio Sarto assieme ad un gruppo di insegnanti che, con il senno del poi, potremmo definire straordinari, portatori di visioni diverse e complementari, formatori a 360 gradi, molto lontani da semplici comunicatori di nozioni. Ricordiamo volentieri Stefano Boato, Michele Boato, Saura Pasquetti, Chiara Puppini, Mario Rossi, Luana Zanella, Mauro Zangrandi e altri. Un’esperienza vissuta dal sottoscritto, a partire dal settembre 1976, prima come studente del triennio, e poi come dipendente assunto e impiegato nella gestione di laboratori tecnici della scuola stessa. Da questo punto di vista, quindi, porto la mia testimonianza/memoria e desidero indicare sinteticamente le caratteristiche principali della sperimentazione che più strettamente si legano al lavoro di Giorgio Sarto, sia nel suo apporto alla costruzione del nuovo modo di fare scuola, sia nelle moltissime elaborazioni urbanistiche ed architettoniche succedutesi fino ai primi anni Novanta.
Le caratteristiche della sperimentazione del Massari che aiutano a capire anche il lavoro di Sarto, possono essere ricostruite nel modo seguente.
A sostegno della didattica sono stati istituiti 5 nuovi laboratori: il laboratorio per la stampa e riproduzione (indispensabile per produrre i materiali di base, perché non erano disponibili libri di testo adeguati alle scuole superiori per le materie introdotte dalla sperimentazione); il laboratorio topografico e cartografico, anch’esso fondamentale per l’uso delle mappe storiche e per i rilievi esterni alla scuola; quello fotografico e audiovisivo; il laboratorio costruttivo e urbanistico; quello di agraria ed estimo. I laboratori di chimica e fisica erano già esistenti.
L’insegnamento era organizzato per “moduli”, costituiti da 2 classi per un totale di circa 50 studenti ed ogni materia partecipava a delineare il percorso di apprendimento degli studenti, in coordinamento funzionale ad un insegnamento multi disciplinare.
La scuola è stata aperta all’esterno: erano frequenti il confronto e il recupero di informazioni presso l’Università di Architettura di Venezia, gli archivi, gli uffici comunali, come pure il coinvolgimento di assessori e rappresentanti politici o di organismi attivi sul territorio quali IACP (ora ATER), Consorzi di Bonifica e centri di ricerca tra cui l’IRSAE e il COSES.
Il metodo prevedeva ricostruzione storica, analisi approfondita e solo successivamente la proposta-progetto. Per tutti i lavori scolastici (di grandissima qualità) sono stati redatti elaborati di datazione storica degli edifici, rilievi e restituzione grafica di tutti gli innumerevoli edifici di valore storico della terraferma veneziana, analisi demografiche e sociologiche delle tipologie edilizie e funzionali, dei flussi e della mobilità. Tutte le proposte erano fortemente ancorate alle esigenze sociali e dei luoghi, nonché sempre attente alla effettiva realizzabilità concreta.
Sulla base di questo metodo preciso e dettagliato venivano elaborati articoli per la stampa e mostre aperte alla città.
In tale contesto, non è mai stata trascurata la formazione per un effettivo accesso al mondo del lavoro.
Inserisco, come esempio del grande lavoro svolto con le classi, una tavola del progetto di rilievo architettonico e recupero del complesso dell’ex Lavanderia meccanico-militare di via Piave a Mestre, elaborato dal Triennio sperimentale a indirizzo edile e territoriale del Massari tra il 1988 e il 1990. Una presentazione dell’intero progetto da parte di Giorgio Sarto è accessibile, attraverso questo link, nel sito di storiAmestre.

Quali aspetti delle attività svolte da Giorgio Sarto dal 1976 e per quindici anni, ancora oggi ci stupiscono e vanno ricordate?
Sicuramente ha dato un fondamentale contributo nell’aver salvato da demolizione innumerevoli manufatti o complessi architettonici di grande interesse storico ed edilizio, componenti imprescindibili per ricostruire la nostra storia e rendere più vivibile la nostra città.
Inoltre, ha avviato e ha alimentato un dibattito in città sui temi dell’urbanistica e degli interventi urbani, che non è risultato fine a se stesso, ma ha inciso fortemente sulle scelte poi operate dalla Pubblica Amministrazione, qualificandola in modo nettamente positivo.
Infine, si ritiene di grande importanza evidenziare la formazione di centinaia di studenti del Massari di Mestre che, nell’operare successivamente nella nostra società, hanno attinto da un sapere approfondito e completo, acquisito sia con lezioni teoriche, che con attività pratiche svolte sul territorio, modalità, queste, che andrebbero sicuramente riproposte.
NOTE
1 Mestre Novecento. Il secolo breve della città di terraferma, a cura di Giorgio Sarto. Mestre, Centro Culturale Candiani, 27 ottobre 2007 – 9 dicembre 2007. Catalogo a cura di Elia Barbiani e Giorgio Sarto, Marsilio 2007.
2 Si vedano gli articoli del Gazzettino di Venezia del 18 dicembre 1976, del 6 – 7 ottobre 1978 e del 14 – 15 – 16 marzo 1980.

