In linea da: 05/06/2019

Tre buoni motivi per leggere (e comperare) il Quaderno 16 di storiAmestre

di Piero Brunello

Pubblichiamo il testo dell’intervento che Piero Brunello ha tenuto nello “spazio storiAmestre” durante la festa dell’associazione del 25 maggio scorso. Un caloroso invito a leggere e a comperare il sedicesimo Quaderno di storiAmestre, curato da Giacomo Corazzol, uscito alla fine del 2018. 

L’ultimo quaderno pubblicato da storiAmestre è di Alain, dal titolo Appunti per la vita. Propos. Un discorso agli studenti. Definizioni, a cura di Giacomo Corazzol. Il libro raccoglie 40 piccoli pezzi, detti Propos, 35 dei quali apparsi nel sito di storiAmestre dal 2013 al 2017 in una rubrica dal titolo “Il mondo di oggi visto da un editorialista di ieri”, ma rivisti per la pubblicazione a stampa, più altri scritti, per la quasi totalità inediti in italiano. Nelle consuete “Pagine di storiAmestre”, troverete uno scritto di Maria Luciana Granzotto, socia della nostra associazione per molti anni, in suo ricordo.

Dirò tre motivi per cui vi invito a leggere e a comperare il libro. 

1. A dire il vero il primo motivo non l’ho scelto io ma Alain stesso, in un bell’autoritratto che non compare in questo libro ma che Giacomo ha tradotto per il sito di sAm in vista della presentazione del quaderno all’Ateneo Veneto di qualche giorno fa. A un certo punto Alain scrive: “Ammetto di ignorare del tutto dove siano i miei lettori migliori. Ne conosco alcuni di bravi, ma, a dirla tutta, sono ben lontani dal raggiungere il centinaio”.

Il centinaio, più o meno, è il numero di persone che ogni anno partecipano alla festa di sAm. I lettori quindi siamo noi. Stando ad Alain, altri non possono essercene. Ecco il primo motivo per cui vi invito a leggere il quaderno di Alain.

2. Il secondo motivo ha a che vedere con le elezioni per il parlamento europeo che si svolgeranno domani [il 26 maggio 2019, Ndr]. 

Si è sempre detto – ultimamente molto meno – che l’opinione pubblica è qualcosa che si costruisce nel dibattito, anche grazie all’associazionismo, e che suo compito non è esprimere dei rappresentanti ma esercitare un controllo nei loro confronti: tant’è vero che i rappresentanti devono rendere conto del loro operato a chi li ha eletti. Fin qui un principio liberale. Ma Alain, che si definiva un pensatore radicale, ci dice che neppure lo scopo dei rappresentanti è quello di rappresentare i propri elettori, bensì quello di controllare gli apparati statali. 

I ministri, scrive Alain, sono deputati “alla sorveglianza di una di quelle potenti amministrazioni che, a lasciarle fare, sarebbero tutte tiranniche”. Compito per esempio di un ministro della Difesa (allora della Guerra) non consiste “nell’amministrare o nel comandare come capo dell’esercito, quanto piuttosto nell’opporsi agli sconfinamenti di quell’organizzazione potente e vorace”: di conseguenza “non deve ricercare gli elogi dei militari ma, anzi, diffidarne”. 

Alain si riferiva non solo all’esercito ma a qualsiasi altro apparato. Io penso che sono questioni su cui convenga riflettere, anche per il ruolo che le associazioni hanno nella vita pubblica (tra l’altro tra pochi giorni ci sarà la festa della Repubblica, che ogni anno viene celebrata da una parata militare): ed è questo il secondo motivo per cui vi invito a leggere il quaderno di sAm. 

3. Per parlare del terzo motivo ho bisogno di un po’ di più tempo perché per farlo devo partire dall’appello per la storia pubblicato e promosso dal quotidiano Repubblica, e che l’ultima volta che ho controllato, cioè una settimana fa, aveva superato le cinquantamila firme. Facendo così approfitto per portare alla discussione un tema si direbbe molto dibattuto sulla storia, visto che ci chiamiamo storiAmestre. 

Che cosa dice l’appello? È un specie di sillogismo. La prima proposizione dice che la conoscenza storica infonde spirito critico ed evita il ripetersi delle tragedie avvenute nel passato. La seconda dice che è bene affidare il futuro della Storia, fin qui intesa come ricerca critica, all’insegnamento della Storia, d’ora in poi intesa come materia d’esame, nelle scuole e nelle università. A queste due premesse seguono tre indicazioni: ripristinare la prova di storia nell’esame di maturità, aumentare le ore dedicate alla Storia nelle scuole, assumere giovani studiosi nelle università.

Io (parlo naturalmente a titolo personale) non ho firmato per delle ragioni che ora dirò. (Abbiate pazienza, torno subito ad Alain).

Un verso molto noto di Montale dice che la storia non è magistra di niente che ci riguardi. Molte altre persone hanno detto di non credere che la conoscenza storica possa infondere spirito critico e possa quindi aiutarci a evitare il ripetersi delle tragedie avvenute nel passato. Io vorrei ricordare una frase di Gaetano Salvemini, insegnante e storico costretto all’esilio durante il periodo fascista, tra i fondatori di Giustizia e Libertà, che pochi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale (già la prima avrebbe dovuto insegnare qualcosa), ha osservato: “Il mondo è pieno di uomini intelligenti e onesti, che non sanno chi era Carlo Magno o Napoleone, e di scioccherelloni e bricconi che lo sanno benissimo, ma quella conoscenza non è servita loro a niente”. 

A proposito di aumentare le ore di storia a scuola, sempre Salvemini osservava che nessuno “dovrebbe domandare un aumento di orario per il proprio insegnamento, se non dicesse a quale altro insegnamento si deve diminuire l’orario”. La geografia? La musica? Pochi giorni fa un amico mi ha segnalato la recensione a un libro sui rapporti tra storia e neuroscienze. È un argomento che non conosco e che mi piacerebbe approfondire, ma mi ha colpito il punto in cui il recensore scrive: “Conoscere la storia non è altrettanto efficace per formare una mente critica nel mondo contemporaneo che, per esempio, sapere la statistica. Che nei nostri licei non è insegnata. Nessuno fa appelli per insegnare la statistica”.

Per molto tempo lo studio della storia era una cosa ritenuta adatta a uomini adulti. Poi negli ultimi secoli è diventata una materia da insegnare ai bambini, cosa che prima non veniva in mente a nessuno. E questo è avvenuto non perché la storia doveva sviluppare nei bambini e negli studenti lo spirito critico, ma perché offriva loro degli esempi virtuosi (una sorta di catechismo), e poi perché spiegava e legittimava, anzi costruiva, lo Stato nazionale. Io credo che sarebbe interessante ricostruire questa vicenda, e chiedersi che cosa è rimasto di questa impostazione (storiAmestre l’ha fatto nel centenario della Prima guerra, analizzando come un evento mondiale sia stato in realtà raccontato nei manuali di scuola in Europa dal punto di vista dei singoli Stati nazionali).

In ogni caso, se vogliamo pensare alla storia come materia scolastica, io penso che sarebbe meglio rivolgerci non astrattamente alla scuola, né tanto meno al ministro, ma agli insegnanti. 

Il tema di storia alla maturità: intanto bisognerebbe discutere su come dovrebbe essere formulato, ma stando a quello che si legge non lo faceva quasi più nessuno; e a quanto ne so gli stessi insegnanti tendevano a sconsigliarlo, tranne il caso di studenti particolarmente motivati. 

Quanto a nuovi concorsi accademici, invece di avanzare richieste corporative sarebbe preferibile riflettere sui modi in cui avviene il reclutamento dei giovano studiosi, e su come di fatto si svolge l’insegnamento all’università (moduli, crediti, seminari, tesi di laurea, piani di studio, corsi online e così via). 

Dico questo perché naturalmente condivido l’importanza di coltivare ed esercitare uno spirito critico. Ed è per questo – e qui torno ad Alain – che mi sento di consigliare vivamente la lettura dell’ultimo quaderno di storiAmestre: e mi rivolgo sia a chi condivide sia a chi non condivide il manifesto di Repubblica. Non ho qui il tempo per dimostrarlo, ma leggendolo si capisce che Alain non offre risposte rassicuranti bensì pone continui interrogativi a cui rispondere personalmente, invitando così il singolo a compiere una scelta; e una scelta è sempre difficile, perché, come scrive Alain, un gesto che richiede “un cambiamento senza indugio a volte spaventa ben più della promessa di una riforma che, per maturare, abbia bisogno di cinquant’anni”.

4. Dopo aver pensato a questi tre motivi, mi sono accorto che riguardano la lettura del libro e non l’acquisto, come invece mi ero ripromesso di fare. Ecco allora, per finire, tre buoni motivi per comprarlo.

Il primo è che sAm è un’associazione che vive dei contributi dei propri soci. La festa annuale che facciamo, con cena, lotteria e vendita delle nostre pubblicazioni, serve proprio all’autofinanziamento. Quale occasione migliore per contribuire?

Il secondo motivo nasce dal fatto che i soci e gli amici di storiAmestre troveranno più di una sintonia nei testi di Alain. Basterebbe leggere il primo dei Propos, non a caso pubblicato per primo, immagino anche su suggerimento della redazione dei Quaderni e cioè dai nostri soci Filippo Benfante e Giannarosa Vivian, in cui Alain scrive: “A gusto mio, viaggiare è fare un metro o due alla volta, fermarsi e guardare di nuovo un nuovo aspetto di una medesima cosa. Andare a sedersi un po’ più a destra o un po’ più a sinistra spesso cambia tutto, e molto di più che se facessi cento chilometri”. L’osservazione fa venire in mente quello che noi nell’associazione chiamiamo “andare a vedere”, meglio se sotto casa. Tra l’altro abbiamo pubblicato un Quaderno con questo titolo: comperate perciò il Quaderno di Alain e mettetelo assieme agli altri che già avete.

Il terzo motivo per consigliare l’acquisto del libro è l’eccellente traduzione, accompagnata da scrupolo filologico, fatta da Giacomo Corazzol. Ecco per esempio questo passo, a p. 33: “Un bimbo pestifero, che fino ad allora non aveva mai fatto altro che sgorbi e monellerie, un giorno fece perbene un terzo di pagina di aste di lettera. La maestra passava tra i banchi e dava buoni voti, e siccome non aveva notato il terzo di pagina da lui tracciato con tanta fatica, il bimbo sbottò in un «E che c…!»; e lo disse crudamente, perché non è una scuola del faubourg Saint-Germain” (e qui una nota spiega il riferimento). Comperate perciò il quaderno di Alain di modo che potete aprirlo in qualsiasi momento: potrete così riflettere sul testo e allo stesso tempo gustare la traduzione e la cura filologica.

Insomma non potete perdere un libro così, che tra l’altro solo per oggi potete comperare a 10 €; sarebbe 12, ma 2 di sconto, perché questa, come avrete capito, è una vendita militante. 

Nota. Le citazioni di Alain sono dal Quaderno a cura di Giacomo Corazzol, pp. 27, 64-65, e in Avant-propos, di Alain.

L’appello appoggiato da Repubblica è online

La recensione citata è quella di Gilberto Corbellini, Questa storia è davvero molto falsa, “Domenicale del Sole 24 ore”, 14 maggio 2019, disponibile online

Gli incontri sulla prima guerra mondiale nei libri di scuola sono all’origine del volume Guerra mondiale, racconti nazionali. La Prima guerra mondiale nei libri di scuola in Europa con suggerimenti di letture e di film, a cura di Piero Brunello e Luca Pes, Città di Venezia-Direzione Politiche Educative-Itinerari Educativi, storiAmestre, Venezia 2015. (Uno dei saggi di Luca Pes è disponibile online.)

Le citazioni di Salvemini da: Gaetano Salvemini, Insegnamento della storia, “L’eco della scuola nuova”, 20 aprile 1952, in Id., Opere, vol. 5, Scritti sulla scuola, a cura di Lamberto Borghi e Beniamino Finocchiaro, Feltrinelli, Milano 1966, pp. 740-750 (cit. alle pp. 743, 749); Id., La storia nelle scuole, lettera pubblicata in “Il mondo”, 6 ottobre 1953, ora ivi, pp. 759-761. 

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