In linea da: 08/06/2019

“Le cose importanti succedono quando apparentemente non succede niente”. Una lettera sulla storia “magistra”

di Giovanni Levi

Il nostro amico Giovanni Levi ha scritto una mail a Piero Brunello, dopo aver letto il testo del suo intervento alla festa di storiAmestre del 25 maggio scorso. Abbiamo avuto il suo permesso di renderla pubblica.

Caro Piero,

anche io non ho firmato l’appello sulla storia lanciato da Giardina e da Repubblica, un po’ per pigrizia e per diffidenza per gli appelli corporativi, un po’ perché mi pare che la storia sia mal insegnata, pericolosamente semplificata, fattuale, lineare ecc., mentre dovrebbe essere concentrata su punti specifici per insegnare la complessità, cioè a pensare. Così com’è insegnata oggi è certamente magistra dell’idea del progresso, della vittoria dei “meritevoli”, del prevalere delle élites intellettuali, dell’importanza solo dei vincitori e della dimenticanza degli sconfitti.

Presentando il quaderno su Alain ho cercato di dire che Alain fa un po’ questo tipo di lavoro, cercando la complessità nella realtà quotidiana, anche se trovo molto fastidioso il suo moraleggiare continuo e la sua fiducia che con la volontà tutti possano essere sensati.

I rappresentanti debbono rappresentare ed essere controllati dai rappresentati come proponevano los indignados del movimento spagnolo 15-M e i sensati dei Gilets Jaunes francesi. Questa è la linea cattaneana, salveminiana, gobettiana, rosselliana e di molti anarchici, e anche delle rivoluzioni arabe e del Sudan, dei 15-M in Spagna. Dobbiamo essere rappresentati ma controllare i rappresentanti con una mobilitazione continua.

Non ha ragione Montale, malgrado la stupenda poesia: la storia è magistra vitae se non è fattuale, se insegna la complessità. È una maestra indiretta. Se si dice che il nazismo è una cosa orrenda non sei magister di niente, se tu descrivi il complesso processo che genera nazismo insegni qualcosa. Insomma: se fai vedere quante cose importanti succedono quando apparentemente non succede niente, come dice Musil e direbbe anche Alain.

Infine: neuroscienze. È roba pericolosa perché trae conseguenze comportamentali in modo troppo meccanico dalla nostra struttura neuronale. Come ci entusiasma il positivismo per il momento felice in cui gli uomini credevano di aver trovato il bandolo della matassa, così fa questo nuovo positivismo sottolineando la nostra parte meccanica. Alain sarebbe indignato. Oggi le neuroscienze pretendono di spiegare troppo e – per esempio – negano che Freud abbia qualcosa da insegnare (è la nuova linea della psicanalisi americana che sta dilagando anche in Italia). E questo Corbellini, che insegna storia nelle università, dice che la storia è falsa: Corbellini fa di sé stesso un ossimoro vivente.

Un abbraccio a te e a Gianna

Giovanni

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