In linea da: 04/05/2019

Tagliacarte vietnamita. In una teca insieme a un documento (1965-1975 ca.)

di Giorgio Sarto

Tagliacarte in lega leggera di alluminio ricavato da un aereo americano abbattuto nel Nord Vietnam, presumibilmente nella seconda metà degli anni Sessanta. Una scritta incisa sulla lama precisa che si trattava del 2650esimo bersaglio colpito (The american pirates 2650th plane shot down in North Vietnam).

La parte della lama con la scritta presenta il metallo al naturale, mentre la faccia opposta ha il tipico colore grigio-verde militare. 

La lama, spessa 2 mm e larga 2 cm, è lunga 15 cm e prosegue nei 7 cm dell’impugnatura che è rivestita sui due lati da una coppia di lamine, sempre di alluminio, incise con una elegante e densa decorazione floreale in bassorilievo, ricavata battendo o pressando sulle sottili lamine una matrice in altorilievo di metallo più duro.

Conservo e uso questo tagliacarte vietnamita dalla prima metà degli anni Settanta. L’ho avuto a Milano da compagni dell’organizzazione Fronte Unito, di cui facevo parte. In solidarietà con la resistenza del Vietnam contro l’aggressione degli Stati Uniti (1965-1975), ne diffondevano alcuni esemplari, acquisiti tramite il Movimento Studentesco dell’Università Statale, nelle fabbriche e nell’Unione Inquilini che operava nei grandi quartieri della periferia.

In un mio museo, completerei la teca con un documento risalente a qualche anno prima: un decreto di citazione a giudizio della Pretura di Venezia, datato 9 marzo 1966, contro quindici persone (quattrodici uomini e una donna), tra le quali anch’io (nella citazione indicato erroneamente come “Sergio”), imputate ai sensi di un Regio Decreto del 1931 “per aver promosso” il 26 marzo 1965 a Venezia “una processione civile nelle pubbliche vie, senza avere la preventiva comunicazione alla locale Questura”.

La manifestazione veneziana del 26 marzo 1965 fu tra le prime iniziative pubbliche di protesta contro l’aggressione degli Stati Uniti e i bombardamenti sul Vietnam del Nord, in atto dai primi di marzo. Io venni citato a giudizio in quanto presidente dell’organismo rappresentativo degli studenti di architettura (ORSAV), che risultava tra le associazioni promotrici. Il criterio in base al quale la Questura scelse gli imputati era infatti quello di essere esponenti di organizzazioni che nei volantini e manifesti risultavano aver dato vita alla manifestazione, senza documentare se effettivamente avessero preso la decisione in rappresentanza della propria organizzazione o fossero presenti alla “processione civile”. Questo modo di procedere fu impugnato dagli avvocati difensori Giobatta Gianquinto ed Emanuele Battain, che sottolinearono inoltre il carattere spontaneo della manifestazione. A quel che ricordo, questo fu tra i motivi dell’assoluzione di tutti gli imputati per il primo capo d’imputazione (avere promosso la “processione civile” senza la preventiva comunicazione). Quanto ai due imputati anche “per aver raccolto fondi con lista di sottoscrizione senza la preventiva autorizzazione della locale Questura” il 28 maggio 1965 a Venezia (articolo n. 773 del medesimo Regio Decreto), fu comminata un’ammenda. 

Le mie annotazioni manoscritte sul foglio “imputati” accanto a undici dei quindici nomi rimandano alle organizzazioni a cui essi appartenevano in quel momento. Ne esce un elenco che fa capire lo scenario politico, organizzativo e associativo veneziano della seconda metà degli anni Sessanta. Le differenze con la situazione odierna sono evidenti. 

      

Nota. Le annotazioni manoscritte riguardano le seguenti organizzazioni:

FGCI (Federazione Giovanile Comunista Italiana);

FGSI (Federazione Giovanile Socialista Italiana);

SNASE (Sindacato Nazionale Autonomo Scuola Elementare);

Circolo Meneghetti;

ORSAV (Organismo Rappresentativo Studenti Architetti Venezia);

UDI (Unione Donne Italiane);

Dogadum di Ca' Foscari (organismo rappresentativo degli studenti dell'università di Ca' Foscari);

CGIL (Confederazione Generale Lavoratori Italiani);

PCI (Partito Comunista Italiano);

PSIUP (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria);  

Federazione Cooperative.

2 commenti per Tagliacarte vietnamita. In una teca insieme a un documento (1965-1975 ca.)

  • Carletto

    Magari l’alluminio era stato prodotto a Fusina dalla Alumix-Leghe Leggere ex SAVA.
    Nel 1966 l’Americana ALCOA comprò lo stabilimento per rimpiazzare tutti gli aerei
    trasformati in tagliacarte.

  • carletto

    ERRATA CORRIGE: era il 1996

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