In linea da: 02/11/2015

Il mondo di oggi guardato da un editorialista di ieri. 23

di Alain, a cura di Giacomo Corazzol

Nuovo appuntamento con il filosofo francese Alain letto e tradotto da Giacomo Corazzol.

Il mondo delle fate, di Alain

Il pensiero del bambino si desta in un mondo fatato. Non che in esso sia tutto facile; al contrario, in esso tutto è difficile; la difficoltà però non vi è scritta in chilometri, perché il minimo successo dipende anzitutto da un certo numero di vecchie streghe e di maghi barbuti che mettono fine alle esplorazioni con un no secco; c’è inoltre da dire che il bambino deve conservare molto a lungo il ricordo dei suoi primi viaggi, dove è portato senza dover fare sforzi. In ogni modo, recarsi nel giardino di un vicino non gli è meno difficile che toccare la luna. Donde questo spirito delle fiabe che sprezza le distanze e gli ostacoli materiali e che tuttavia percepisce sempre, a dividerlo dal minimo desiderio, un mago che dice no. Allo stesso modo, quando una fata più potente ha detto sì, non ci sono più problemi, e la distanza tra il desiderio e l’oggetto è superata come càpita. Immagine fedele del mondo umano in cui il bambino si trova a vivere all’inizio, portato e riscaldato nel tessuto vivente della madre, della balia e delle potenze limitrofe. Il mondo è composto da province, ciascuna governata da un re: la cuoca, il giardiniere, il portiere e la vicina sono tutti streghe e stregoni dotati di prerogative stabilite. Cosicché i nostri ricordi più antichi sono organizzati mitologicamente; è questo il motivo per cui i racconti non sono invecchiati; l’infanzia dell’individuo è come l’infanzia della specie.

La maturità richiede una lunga deviazione e la solitudine dell’osservatore tra le cose. Da ciò si scopre anzitutto che le cose hanno un loro modo di resistere che è privo di pensiero o di intenzione alcuna; e che esse non cedono minimamente né alla preghiera né al desiderio, ma solo al lavoro. Si mostra allora un’altra libertà che non è cortigiana, per cui vivere non significa piacere. Viene allora il momento in cui lo sguardo osservatore giudica i grandi maghi come cose tra le cose, come cose che parlano; quest’occhio asciutto cerca dei sentieri tra gli uomini come fa nella boscaglia o tra le rocce dei monti. L’indulgenza e la buona educazione seguono il sapere. Ma quanti uomini vivono come nelle fiabe, sempre a pregare e a lusingare, sempre in cerca di maghi contro streghe e di fate buone contro fate cattive. Quanti uomini scavano per piacere, e non per fare il buco! Tutti più o meno bambini malgrado gli anni, tutti più o meno sottomessi a quest’altra necessità; perché uno spirito chiaroveggente rompe l’incantesimo dell’odio; ancor più difficili da vincere sono però le fate buone e i maghi buoni. Foresta dai rami sensibili e sanguinanti, come nel Tasso. È per questo che tutte le età si prestano ai racconti, ritrovandoci gli stratagemmi del cuore. Chi dunque non ha sfregato la lampada di Aladino?

2 gennaio 1922

[Alain, Propos, I, texte établi et présenté par Maurice Savin, Gallimard, Paris 1956, pp. 350-351. Traduzione di Giacomo Corazzol, il titolo è redazionale.]

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