In linea da: 05/06/2012

In città. Mestre, aprile-maggio 2012

di Claudio Pasqual

Il nostro amico e socio Claudio Pasqual ha cominciato a tener nota di cose viste e sentite a Mestre e dintorni. Concerti, incontri, discussioni e riti pubblici, vicende scolastiche, passanti, voci, pizze tra amiche, canzoni, negozi, lingue, vetrine, cartelli…

“Una maniera facile per far la conoscenza di una città è quella di cercare come vi si lavora, come vi si ama e come vi si muore”.

Albert Camus, La peste

26 aprile 2012

Concerto dei Modena City Ramblers al Forte Marghera, dove si sta svolgendo “Scarpe Rotte”, manifestazione per la Festa della Liberazione e il Primo Maggio. Canzoni della Resistenza, canzoni di lotta degli anni Sessanta (Morti di Reggio Emilia, Contessa), brani legati a vicende più recenti o attuali (la mafia, Peppino Impastato, l’associazione Libera). Ritmo travolgente – i Modena cantano in italiano sulle melodie della tradizione popolare irlandese, e questo dice tutto –, grande entusiasmo e partecipazione emotiva. Ci sono molti ragazzi, chissà perché ma non me ne aspettavo così tanti. Mi appaiono ingenui e pieni di slanci. Saltano, ballano, cantano. Però: tranne i classici, Bella ciao e Scarpe rotte, conoscono meno i canti della Resistenza. Brani come Ribelli della montagna o Oltre il ponte scuotono pochi, scuotono meno. Invece tutti cantano in coro e con foga I cento passi.

29 aprile 2012

Ho scoperto per caso in via Olivi, dove fino a non molto tempo fa c’era una pizzeria, un ristorante libanese. Sprovincializzazione. Non sapevo che a Mestre vivessero dei libanesi. Forse il proprietario è l’unico libanese in città. Sono curioso di assaggiare la sua cucina, prima o poi ci andrò.

6 maggio 2012

Da qualche tempo la nostra città è abitata da un insolito terzetto. Mi è capitato di incontrarli qualche volta nelle ultime settimane, nelle mie peregrinazioni per Mestre. Stamattina erano seduti in piazzetta Zorzetto e osservavano i passanti. Sono una donna e due uomini: lei anziana, con i capelli bianchi a crocchia; i maschi un giovane barbuto e un vecchio. Portano zaini sulle spalle e trascinano grosse valige rigide con le rotelle, di quelle che si usano per andare in vacanza. Non sono però dei turisti: indossano a maggio giubbotti pesanti, hanno un aspetto dignitoso ma piuttosto trasandato. Sono certamente dei senza casa ma non dei barboni, piuttosto dei vagabondi, gente “sulla strada”. In America li chiamerebbero hoboes.

9 maggio 2012

Il burattinaio serbo di piazza Ferretto non hai mai cambiato il repertorio di canzoni che i suoi pupazzi eseguono al pianoforte e al sassofono. Da quando mia figlia ha due anni, e ora ne ha quindici, sento suonare Good golly miss Molly di Little Richard, My girl Josephine di Fats Domino, altri brani notissimi di cui mi sfugge il titolo. Solo musica blues. Mi piace. Quando gli passo vicino mi viene da cantare i versi di quelle canzoni, sono piene di energia e di passione. La musica esce da un vecchio registratore a nastri, in qualche passaggio “salta”. Però non vorrei che cambiasse, mi piace troppo quella musica, e anche ai bambini.

10 maggio 2012

Quando le nubi nere della crisi oscurano l’orizzonte, nel cielo degli italiani risplende lo stellone – o almeno questa è la speranza dei miei connazionali. In una sola mattinata mi sono imbattuto in tre sfregatori di “gratta e vinci”. Dal mio giornalaio, un vecchietto curvo e sdentato ha chiesto la schedina di uno dei tanti giochi a premi, comunicando che il giorno prima aveva vinto quaranta euro, per aggiungere però subito dopo, e ho colto nelle sue parole una certa dose di ironia, di averne prima giocate cento; per la qual cosa ho subito scacciato dalla mente, ma solo per quel vecchietto, per la consapevolezza che mostrava, la celebre battuta di Einaudi sul lotto. Poco più tardi, in piazza, la scenetta è la seguente. Una piccola donna, di schiena e premuta, quasi incastrata tra il muro e la colonna d’angolo della tabaccheria del Bar Sport, come a volersi proteggere dagli sguardi indiscreti dei passanti; e nello stesso momento, a due passi da lì in via Ferro, anche lui di schiena, come si fossero messi in fila, lui e la donna come due punti su una linea retta, un uomo, che invece non si nasconde, anzi: tenendo il foglietto a poco distanza dagli occhi, gratta con impazienza, quasi con frenesia, come chi si aspetta dal quel gesto un destino nuovo, un diverso futuro.

11 maggio 2012

Le uniche code nei negozi della città le vedo ai banchi dei telefonini e alla cassa di H&M, il grande magazzino di vestiti a basso prezzo all’interno del Centro Le Barche.

12 maggio 2012

Stamattina ho saputo che sbagliavo, che tutti quei pullman, anche sei o sette contemporaneamente, che stazionano davanti all’hotel Sirio e in via Einaudi, venti minuti-mezzora, spesso a motore acceso, estate e inverno, per via del riscaldamento o dell’aria condizionata (suvvia! non vorrete creare disagio ai passeggeri, cosa saranno mai un po’ di ossido di carbonio e di polveri sottili, a Mestre Marghera per giunta, e poi siamo all’aperto, l’aria gira!); stamattina ho saputo, dicevo, che la spiegazione che mi davo era sbagliata. Un agente della polizia locale, incontrato durante un’iniziativa della mia scuola, mi ha informato che tutti quei pullman non sono degli ospiti dell’albergo, che il suo parcheggio ce l’ha, ma del ristorante al piano terra, un posto evidentemente con un sacco di coperti, dove comitive di turisti, per lo più cinesi, pasteggiano in mezz’ora e poi se ne vanno; perciò gli autisti aspettano (sottinteso: e dove potrebbero andare, per così poco tempo? E dove comunque, dico io, anche avendone molto di tempo, potrebbero andare se a quanto mi risulta non esiste in città un parcheggio per i pullman?). La notizia comunque non mi ha tranquillizzato, e gli annosi interrogativi sono rimasti insoddisfatti: ma il ristorante non è comunque quello dell’albergo, l’uno e l’altro non appartengono alla stessa catena? E poi, quei bestioni, che capita persino di vedere in doppia fila occupare una corsia di marcia nella rotonda e ingombrare via Einaudi, sono o non sono in divieto di sosta e di fermata? E quei motori sempre accesi, ci dobbiamo rassegnare al basso continuo musicale?

13 maggio 2012

Finale della trentaduesima edizione del torneo di calcio “Alfredo Albanese”, dedicato al vicequestore di polizia ucciso dalle BR nel 1980. Impianti sportivi di Zelarino. Alla cerimonia della premiazione presenziano la vedova e varie autorità civili e militari, che terranno alcuni discorsi di commemorazione prima della consegna dei trofei. Nel piazzale antistante lo stadio ci sono gli stand propagandistici della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza, dei Carabinieri, della Marina e della Polizia locale. Sono invitate le scolaresche. Da qualche anno il nostro istituto partecipa con le terze medie. Per me è la terza volta consecutiva. Fa un caldo terribile; sotto un sole africano, sugli spalti davanti al terreno di gioco, dove avverrà la cerimonia, si suda e si boccheggia. Quest’anno almeno ci siamo risparmiati di vedere la partita, tanto vince sempre la squadra dell’ACTV. Che difatti è arrivata prima anche quest’anno. Le parole degli oratori si perdono oltre le teste dei ragazzi senza fermarsi. Non è colpa soltanto della canicola, che dà lo stordimento. Il fatto è che non ne sanno niente, delle Br, di Albanese, di quegli anni lì. Ho deciso, con la prossima terza voglio usare il metodo modulare, partire dal presente per andare a ritroso, e capire come ci siamo arrivati. Anche gli stand suscitano scarso interesse, tanto fa caldo; eppure espongono cose anche curiose, per ragazzi della loro età, tutti quegli aggeggi tecnologici che si usano nelle indagini e nei controlli, per esempio il robot che disinnesca le bombe – ma forse è perché già lo conoscono, come mostra di sapere il mio alunno Damiano, tante volte l’hanno visto in tv, e non è più una sorpresa. Gli anni passati, l’attrazione maggiore era l’elicottero della polizia, parcheggiato nel campo di pallavolo. Quest’anno non c’è, colpa dei tagli, mi ha confessato al nostro arrivo una gentile poliziotta. Però farà un sorvolo più tardi, per farsi vedere. E in effetti passa, mentre parla la vedova, e ne copre la voce, non si sente niente. Un tempismo perfetto.

14 maggio 2012

Le cassiere del supermercato Alì di piazzale Candiani sono sempre serene. Sono cordiali con i clienti, sorridenti, chiacchierano e scherzano con loro e fra loro, ti infilano la merce nei sacchetti se c’è la coda e bisogna fare in fretta. Il contrario delle cassiere di Auchan, che sono fredde, distanti, apparentemente indifferenti. Colpa della maggiore dimensione dell’impresa, della diversa organizzazione del lavoro e di un maggior controllo, della distanza fra le casse, dell’anonimato di non luoghi dove trionfa la spersonalizzazione dei rapporti? Alì invece somiglia parecchio a un negozio di vicinato, dove girano in fondo le stesse persone, si finisce per conoscersi, salutarsi per nome, scambiare qualche battuta scherzosa.

15 maggio 2012

I negozi dei bengalesi sono quel che un tempo erano molte botteghe di italiani e ora non sono più: luoghi di incontro, di scambio di notizie, di chiacchiere gratuite; piccole “piazze”.

16 maggio 2012

Qualcuno mi aveva detto che i cinesi non vanno in giro con il cane, non rientra nelle loro usanze, anzi sembrerebbe loro disdicevole o ridicolo. Ma da qualche tempo vedo dalle parti di casa mia una ragazza orientale andare a spasso con l’animale al guinzaglio. Ora, la faccenda potrebbe stare in questo modo: magari non si tratta di una cinese, tra certi popoli asiatici ci sono affinità di tratti somatici che per inesperienza non riesco a distinguere; potrebbe essere una dog-sitter, la bestia non essere sua, oppure essere una ragazza adottata; ma si può escludere l’ibridazione culturale?

17 maggio 2012

Segni dei tempi. Nuove frontiere del lavoro. Dello sfruttamento. Nella vetrina di un negozio di intimo in via Gino Allegri si legge il seguente avviso: “cercasi stagista”. Non commessa o apprendista: “stagista”. Gli stagisti non sono pagati, al massimo ricevono un rimborso spese.

18 maggio 2012

Mi interrogo sui numerosi “altarini” spuntati in varie parti della città nel luogo di incidenti stradali mortali. La somiglianza con i monumenti funerari è palese. Inizialmente c’erano solamente dei fiori, da qualche tempo compaiono anche cartelli con frasi in tutto e per tutto simili a quelle delle lapidi nei cimiteri (”Rimarrai per sempre nei nostri cuori”; “Una vita spezzata” ecc.) e fotografie del defunto. Uno particolarmente vistoso si trova in via Torino, dove è morto da poco un ragazzo, con tanti fiori e una sua gigantografia. In un altro in via Garibaldi ci sono anche dei lumini, spenti. Che cosa c’è in questa ansia di rendere pubblico quello che è un dolore privato, in questi simulacri di sepolture fuori dallo spazio deputato dei camposanti? Un bisogno di condivisione emotiva, di sostegno psicologico di fronte all’imprevedibilità e assurdità di quelle morti? Elaborazione del lutto nell’età della spettacolarizzazione dei sentimenti? Affermazione in faccia al mondo dell’unicità della persona nella società massificata, folla di individui anonimi? Gli epitaffi che adornano questi “monumenti” spesso esaltano le eccezionalità qualità umane del morto.

19 maggio 2012

Il grado di civiltà di una popolazione si misura anche con il rapporto tra umani e animali; e con il rapporto tra umani riguardo agli animali. Non c’è dubbio che nella nostra città ci siano stati notevoli progressi riguardo al problema degli escrementi dei cani sui marciapiedi, con tanti diligenti proprietari muniti di paletta e sacchetto; ma evidentemente c’è ancora parecchio da fare. In via Col dell’Orso il problema deve essere grave quanto è grande il cartello appeso a un cancello carraio e che recita a caratteri cubitali: “fate fare la cacca ai vostri cani a casa vostra”.

20 maggio 2012

Al compleanno di un’amica rumena mia figlia ha conosciuto una ragazza del Bangladesh, compagna di classe della festeggiata. Hanno parlato a lungo. L. mi ha riportato alcuni discorsi. Che il desiderio della ragazza è di tornare prima o poi per sempre in Bangladesh; e intanto vorrebbe andarci d’estate, ma non può perché il viaggio è troppo caro e poi i suoi lavorano e hanno le ferie a Natale, troppo brevi per un partire. Che una donna può uscire da sola di giorno ma mai dopo il tramonto, perché non sta bene (all’uscita dalla pizzeria l’aspettava il padre). Che per lo stesso motivo nessun maschio può toccarla, anche nella maniera più innocente. Che al suo paese tutte le donne devono sposarsi, così si usa, ma vuole scegliere lei il marito, non accetterebbe un matrimonio combinato. Che il coloratissimo vestito tradizionale che indossava l’ha fatto confezionare in Bangladesh, perché qui i lavori di sartoria costano troppo.

26 maggio 2012

Dopo che hanno scoperchiato il Marzenego in via Poerio per lavori urgenti, in città, sui giornali, nelle associazioni e nelle istituzioni, nei capannelli, si è tornato a discutere se lasciare aperto o tornare a chiudere il fiume; si fanno manifestazioni di piazza in favore dell’acqua. Intanto l’impresa appaltatrice ha già montato un paio di nuove putrelle di sostegno della copertura davanti al Centro Civico.

27 maggio 2012

Mi sbagliavo, riguardo al Marzenego. Mio cugino architetto mi ha informato che quelle putrelle sono sostegni provvisori per trattenere le sponde, che mostrano segni di cedimento. Domani al Candiani, presenti il sindaco e gli assessori competenti, si terrà un incontro con la cittadinanza per discutere il futuro del ramo delle Muneghe (così si chiamava il Marzenego di via Poerio).

28 maggio 2012

Incontro pubblico con il sindaco e gli amministratori sulla questione del Marzenego in via Poerio. Presenti, oltre a Orsoni, il vicesindaco Simionato e l’assessore ai lavori pubblici Maggioni. Sala al quarto piano del Candiani gremita, gente in piedi fin fuori dalle porte. Platea interamente schierata per la riapertura del fiume. Parlano Michele Boato, che riesce a rimanere nei tre minuti previsti, Zabeo della Valdemare, alcuni esponenti della municipalità. Quando il rappresentante del centro Studi Storici di Mestre dice che di questi amministratori non c’è molto da fidarsi, anche perché sono tutti veneziani, in sala scoppia un fragoroso applauso. Una voce però si alza sopra i battimani e il vocìo: “quattro referendum sulla separazione ci sono stati, non ne avete avuto abbastanza?”.

30 maggio 2012

Ho scoperto che ci sono altri mestrini, nuovi abitanti della città, che del fiume si sono accorti e lo usano. Sono gli stranieri. Popolano gli argini, a differenza dei primi non abitano l’acqua, le stanno dappresso. Ne ho visto due riposare su una sgangherata sedia da campeggio vicino al Ponte di Castelvecchio, oltre la recinzione del giardinetto comunale. Ho visto un paio di volte un folto gruppo di bengalesi conversare seduti sulla sponda dietro il Centro Candiani, ai piedi del ponte sopraelevato e dove c’è un piccolo pontile di legno che scende la riva.

31 maggio 2012

Il profumo dei fiori dei tigli si mescola a quello del gelsomino, mi ha insegnato mia moglie. Mi piace, lo respiro a pieni polmoni. E mi domando: vent’anni fa non lo avvertivo, e i tigli c’erano; ero troppo giovane, attratto da altri sensi, oppure l’aria della città, e i suoi odori, erano diversi?

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