In linea da: 24/04/2010

È questo il canto del partigiano?! Storia e storie di “Bella ciao”

di Marco Toscano

Prendendo spunto dalle polemiche scoppiate a Mogliano Veneto (Treviso) alla vigilia del 25 aprile 2010, Marco Toscano ci ha inviato alcune note sulla canzone che è diventata uno dei simboli della festa della Liberazione.

1. A pochi giorni dal 25 aprile 2010, a Mogliano Veneto, Comune della provincia di Treviso al confine con la provincia di Venezia, scoppia una polemica in merito al repertorio della banda comunale in occasione della celebrazione ufficiale del 65° anniversario della Liberazione, della Resistenza e della lotta contro il nazi-fascismo. È la “Tribuna di Treviso” che il 21 aprile annuncia un “divieto” del sindaco di Mogliano all’esecuzione di Bella ciao; la notizia è lanciata anche sul sito Repubblica.it (la “Tribuna” fa parte dello stesso gruppo) e diventa di dominio nazionale. Nei giorni seguenti il sindaco in carica di Mogliano Veneto replica dicendo che non si tratta di divieto; che negli ultimi anni la canzone Bella ciao non è mai stata eseguita dalla banda comunale in occasione del 25 aprile; che Bella ciao non è inclusa nella lista ufficiale degli inni; lo è invece La canzone del Piave, a cui lui e Mogliano tengono molto perché ricorda la prima guerra mondiale combattuta in Veneto e perché da Mogliano la Terza armata partì per il fronte.

L’ANPI e molti cittadini e cittadine del Comune di Mogliano protestano immediatamente. Segue la replica del sindaco, che si legge anche sul sito ufficiale del Comune. Il sindaco fa sapere che non c’era nessuna polemica, che la notizia era “infondata” e non vede problemi a eseguire La canzone del Piave il 25 aprile; infine gli piace “ricordare che per noi di queste terre il 25 aprile è anche la festa di San Marco, Patrono dei Veneti”.

Nei giorni seguenti, il sindaco acconsente alla richiesta formale di eseguire Bella ciao accompagnata da altre arie, tra cui appunto L’inno del Piave. Stando alla notizia Ansa del 23 aprile 2010 pubblicata sul sito del "Corriere del Veneto", per Azzolini: Bella ciao è l’inno dei partigiani (riprendendo probabilmente la definizione dell’ANPI); i partigiani che hanno combattuto a Mogliano e dintorni sono “veneti”; esiste una categoria “comunisti” che non si capisce dove si colloca precisamente ma che si suppone per forza diversa da “veneti”; a Mogliano sono in tanti a tenerci molto alla Canzone del Piave.

2. Bella ciao ha una storia. In rete si trova documentazione a non finire, dalla voce di wikipedia in poi. Quasi tutti partono da quanto ha scritto Cesare Bermani, e anch’io apro il suo saggio La “vera” storia di “Bella ciao”, contenuto in C. Bermani, “Guerra guerra ai palazzi e alle chiese…”. Saggi sul canto sociale, Odradek, Roma 2003, pp. 223-263. Da qui riprendo le notizie che seguono in questo paragrafo.

Nel 1962 i due ricercatori Gianni Bosio e Carlo Leydi registrarono dalla voce della cantante popolare Giovanna Daffini una versione di risaia della canzone partigiana Bella ciao, già allora ben conosciuta. Lo spettacolo omonimo presentato al Festival dei due mondi a Spoleto nel 1964 (denunciato alla magistratura per aver proposto la canzone antimilitarista O Gorizia – "…qui si muore gridando assassini…") si aprì con la versione di risaia e si chiuse con la versione partigiana. I dischi che ne seguirono fecero conoscere la canzone nelle due versioni. Si ipotizzò che la versione partigiana derivasse da una precedente canzone di risaia, presumibilmente cantata da mondine del nord Italia negli anni Trenta.

Tale ipotesi venne smentita da un compaesano di Giovanna Daffini di nome Vasco Scansani (erano entrambi di Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia), il quale dimostrò di essere lui l’autore della versione di risaia: l’aveva composta lui, ma nel 1951 (in realtà si scoprì essere il 1952), per una gara canora tra squadre di mondine. Scansani, che era stato partigiano, raccontò di aver cantato Bella ciao nei giorni della Liberazione a Reggio Emilia, dove, così disse, la canzone in quel periodo era molto popolare. Era dunque Bella ciao partigiana all’origine della canzone di risaia, e non viceversa, come si era fin lì creduto? Cominciò la ricerca sull’origine e sulla fortuna della canzone.

Tra la metà degli anni Sessanta e la metà degli anni Settanta si appurò che Bella ciao partigiana era cantata nella primavera e nell’estate del 1944 nella zona di Montefiorino, nel Modenese, nel Reggiano, nell’alto Bolognese e sui monti Apuani. Si accertò inoltre che la canzone era accompagnata già allora dal battito delle mani. Le testimonianze raccolte negli anni successivi avrebbero confermato questo dato: Bella ciao partigiana era cantata cioè tra il 1944 e il 1945 nel centro Italia, di sicuro in Lazio, Abruzzo (era l’inno della Brigata Maiella) ed Emilia.

La questione si riaprì nel 1974, quando Rinaldo Salvadori, di Cortona (Arezzo) dichiarò di aver composto alla metà degli anni Trenta una versione di risaia di Bella ciao, dimostrando che tale versione era entrata fin da quegli anni nel repertorio delle mondine.

Difficile, per Bella ciao come per tutte le canzoni popolari, stabilire nettamente le origini. Secondo un’ipotesi iniziale, tuttora seguita, la canzone partigiana discende come testo dalla canzone narrativa Fior di tomba. Per la musica, l’ascendenza sarebbe invece la canzone narrativa La bevanda sonnifera. Si sa che quest’ultima canzone veniva insegnata negli anni Trenta dai bambini con il battito di mani, per apprendere il coordinamento dei movimenti.

Altri indizi però non furono seguiti. Nel 1966 fu registrato per esempio un frammento di canto di protesta cantato subito dopo la rotta di Caporetto, nella prima guerra mondiale, che diceva: “Una mattina mi son svegliato / o bella ciao, ciao, ciao o bella ciao, ciao, ciao / una mattina mi son svegliato / e sono andato disertor”.

Altri elementi che avrebbero bisogno di ulteriori ricerche: la melodia di Bella ciao era diffusa nel 1944 in Germania; c’è una canzone yiddish con una melodia che presenta notevoli somiglianze; una canzone simile era diffusa nella Resistenza francese (si spiegherebbe così la presenza del termine “l’invasor”, che nella canzone francese sono gli italiani che invadono la Francia nel 1940), e pare anche tra i franchisti durante la guerra di Spagna.

La canzone partigiana, ben nota fin dagli anni Cinquanta, fu divulgata negli anni Sessanta, come si è detto, dallo spettacolo Bella ciao e dai dischi del Sole. Era la canzone adatta a confermare in quegli anni di Centro-sinistra l’ideologia della “Repubblica nata dalla resistenza”, dei “valori nazionali della Resistenza” e della “guerra di liberazione nazionale”. Nel 1965 i partigiani sfilarono a Milano per la prima volta non con i fazzoletti che portavano nella Resistenza (e cioè rossi, verdi e azzurri, a seconda delle formazioni), ma con quelli tricolori. La resistenza veniva celebrata in altre parole come unità di partiti e di forze che avevano dato vita alla repubblica e alla costituzione.

Fischia il vento, la canzone più diffusa al nord durante la Resistenza, fu abbandonata: perché parlava della “rossa primavera” e del “sol dell’avvenir”, e perché utilizzava la melodia del canto russo Katiuscia.

Nel giro di pochi anni Bella ciao, anche grazie al battito delle mani, divenne la canzone per antonomasia della resistenza e di tutti i partigiani.

3. Bermani conclude il saggio sul successo degli ultimi anni, che a suo parere si deve anche alla riproposizione di Giovanna Marini e Francesco De Gregori (Sento il fischio del vapore, 2002).

In realtà, a partire almeno dagli anni Ottanta, la canzone si riscopre di continuo, da giovani, in occasioni di manifestazioni e concerti di gruppi contemporanei, che periodicamente la reinterpretano. Entra nel repertorio della musica definita indipendente e alternativa negli anni Novanta. Nel 1995, in occasione di un concerto per i cinquant’anni dalla Liberazione, a Correggio (Reggio Emilia), poi diventato un disco celebre (Materiale resistente pubblicato dal “manifesto”), tra tutte le canzoni partigiane interpretate, Bella ciao è l’unica ad avere due versioni: una – cupa e lenta – eseguita della Officine Schwarz, e una dei Modena City Ramblers, che invece la suonano e cantano come una ballata a tutta velocità, fatta per scatenare il pubblico. La versione dei MCR probabilmente girava da un po’, almeno in Emilia; se non altro già dall”anno prima si ascoltava nell’album Riportando tutto a casa, che fu l’esordio e il primo grande successo del gruppo. Forse a sua volta riprendeva un arrangiamento “spontaneo” raccolto in giro, in ogni caso l’ha fissato come modello per i quindici anni seguenti. Su Bella ciao i MCR sarebbero tornati nel 2005 insieme a Goran Bregovic, con un arrangiamento tipo klezmer/gypsy; il brano apriva l’album Appunti partigiani. Un volontario richiamo a quella presunta origine yiddish già ricordata da Bermani? Di recente, Fausto Giovannardi ha ripreso questa pista di ricerca, dopo aver riconosciuto per caso l’aria di Bella ciao ascoltando la raccolta Klezmer – Yiddish swing music; nel libretto del cd, la canzone era indicata come Koilen, eseguita da Mishka Ziganoff nel 1919. Ha allora cominciato un”indagine di cui ha riferito Jenner Meletti su “Repubblica” del 12 aprile 2008 (l’articolo è ripreso anche su molti altri siti).

In ogni modo, in questi anni Bella ciao è diventata in effetti una sorta di canzone internazionalista. All’estero è considerata un simbolo della Resistenza e della militanza – tanto tradizionale quanto giovanile – della sinistra italiana, e piace per gli stessi motivi – la melodia, il ritornello in coro, il battere le mani, basta un giro di chitarra o una tromba che lancia le prime note e la banda segue. Viene ripresa nelle manifestazioni, capita di sentirla nei cortei a Londra, Parigi e Berlino, in italiano o con parole adattate. Si è cantata nelle grandi manifestazioni pacifiste del 2003, contro la guerra in Iraq. Non è mancata nemmeno nella colonna sonora di Genova 2001, non senza che fossero avanzate anche considerazioni ironiche o sarcastiche, da parte di chi, magari per età, conosceva le origini della sua fortuna. Per esempio, in più di una occasione, Piero Bernocchi, all’epoca portavoce dei Cobas, cominciava i suoi interventi con un moto di insofferenza: “una mattina ti sei svegliata, ma fino a quel momento che facevi? Dormivi sempre?”, diceva grosso modo.

Ma il consenso riscosso da Bella ciao è forse legato anche a un clima politico poco consono agli atteggiamenti eroici e all’“italiano solenne degli inni proletari” di una certa tradizione ottocentesca – ancora cantato negli anni Settanta, si vedano le note scritte di recente da Sandro Portelli –, e sensibile invece a un’idea di politica legata ai sentimenti quotidiani e alla solidarietà tra gli individui.

Sempre nel 2002, è stato il gruppo Les Anarchistes a riprendere e diffondere la versione delle mondine, con un arrangiamento che richiama la tammuriata (da cui il titolo scelto: che apre l’album d’esordio Figli di origine oscura). Il canto scelto dagli Anarchistes per commemorare la Resistenza invece è un altro, legato ai loro luoghi d’origine, terre di anarchia: l’inno della brigata anarchica Lucetti, di Carrara.

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