In linea da: 11/04/2007

La zona delle risorgive non esiste più. Viaggio lungo il fiume Zero, dalle sorgenti alla foce

di Elisa Pasin

«Il Zero che ora è chiamato fiume non era altro che un piccolo scolador del trevisano, la sua poca acqua ha nascimento nella villa di Brusaporco et è così scarsa che meritatamente porta il nome di Zero» 1.

Queste sono le parole di uno sconosciuto perito della Magistratura dei Savi ed Esecutori alle acque nel XVI secolo che ci dà la possibilità di capire dove il fiume abbia avuto origine, cioè nella “villa di Brusaporco”, antica località nei pressi di Castelfranco, l’odierna Castelminio. Ed è proprio il riuscire ad individuare la zona dalla quale lo Zero si forma tutt’oggi che mi ha creato qualche problema.

Il “viaggio” alla ricerca della risorgiva è iniziato nel mese di dicembre del 2005 quando, dopo essermi informata a lungo chiedendo precisazioni anche al Genio Civile di Treviso e avendo avuto in cambio risposte alquanto vaghe, ho deciso di iniziare la ricerca “sul campo”. La ricerca si è protratta nel tempo per concludersi l’otto marzo del 2006. Dopo aver atteso con trepidazione che il sole facesse capolino tra le nuvole, ho raggiunto in auto il Comune di Resana situato a Sud di Castelfranco Veneto. Qui ho chiesto informazioni presso il municipio e finalmente ho acquisito dati sufficienti per la mia ricerca: la zona dalla quale il fiume origina è quella che si estende tra San Marco di Resana e Campigo, località a Nord-Est di Resana. Ed è proprio a Campigo che si trovava la risorgiva principale. “Si trovava” perché quello che ho potuto vedere ha poco a che fare con quel paesaggio di risorgiva che tanto allieta magicamente i nostri pensieri. Infatti dal centro di Resana, mi sono diretta a San Marco e qui, dopo aver imboccato via Piave e la successiva via Monte Grappa, trovandomi presso un piccolo cimitero ho imboccato via Cavalli. Non potendo procedere in auto, stivali di gomma ai piedi, mi sono incamminata verso quello che alle origini è il fiume Zero. Abbandonata la strada d’asfalto all’altezza di un piccolo ponte in cemento, mi sono avventurata tra le zolle di terra umida dei campi ancora incolti seguendo il percorso del fiume in questione. Nel mezzo di una campagna fortemente antropizzata, sono rimasta sorpresa nel vedere lo Zero ridotto ad un piccolo fossato a tratti bagnato dall’acqua sotterranea, che crea delle esigue pozzanghere, a tratti completamente secco, -fig. 1-.

Fig. 1 Il fiume Zero alle sorgenti.

Il suo “scorrere serpentino” è accompagnato da filari di alberi di pianura, pioppi, olmi, nonché da spinosi rovi e da ciuffi sparsi di canneti, -fig. 2-.

Fig. 2 Filari di alberi che attorniano lo Zero alle sorgenti.

Dopo aver innocuamente solcato il terreno, si interseca con il canale Brentella, che riceve le acque di un depuratore poco distante. Il canale in questione parallelo a via Cerchiara, oltre ad essere una sorta di collettore di reflui si sostiene alimenti il fiume Zero nella sua corsa iniziale, -fig. 3-.

Fig. 3 Intersezione del fiume Zero con il canale Brentella.

Ma non è l’unico canale ad essere inquinato dagli scarichi prodotti dall’uomo. Infatti, facendo ritorno all’auto, ho notato come alcuni fossati ricevano liquidi maleodoranti dalle abitazioni limitrofe, -fig. 4-.

Fig. 4 Scarico di reflui da un’abitazione limitrofa al fiume Zero.

Un’altra realtà che mi ha interessato è la presenza di numerosissimi pozzi artesiani che costellano l’intera zona di pianura, tramite i quali abbeverare il raccolto durante l’estate, -fig. 5-. Ecco che l’intervento anomalo dell’uomo si fa ovunque presente e vivo.

Fig. 5 Pozzo artesiano nelle vicinanze del fiume Zero.

La mia “avventura” continua seguendo il corso del fiume Zero, nell’antica località Gallinelle. Dopo aver ripercorso via Cavalli, mi sono trovata in via Kennedy e a breve distanza ho imboccato via Gallinelle. Ed è proprio all’inizio della via medesima che lo Zero acquista consistenza ricevendo le acque non solo dal canale suddetto ma anche da un successivo canale interrato. La particolarità è che all’intersezione dei due canali con il fiume l’acqua è ricchissima di pesce, -fig. 6-.

Fig. 6 Il fiume Zero che acquista consistenza in località Gallinelle.

Procedendo, ho tristemente constatato come, nei pressi di un pioppeto, il fiume sia, per usare le parole di Camillo Pavan, «ricettacolo di immondizie, zanzare e topi»2-fig. 7-.

Fig. 7 Spazzatura sul fiume Zero in località Gallinelle.

A tal proposito mi sovviene un verso della poesia Il fiume Zero di Cecilia Barbato:

Liquidi infami

hanno torturato i tuoi pesci

piccolo fiume Zero. 

Hai pianto

nel cullarli a pancia all’aria

mentre erbe sibilavano morte

e fiori lacrimavano profumi3

Uscendo dalla località Gallinelle, in cui il paesaggio che mi circonda è costituito da distese di pioppeti industriali, mi sono ritrovata nel Comune di Piombino Dese nella frazione di Levada (provincia di Padova), a breve distanza dal Parco Naturale del Sile che il fiume Zero bagna per un breve tratto, per poi ritornare con la sua corsa in provincia di Treviso ed esattamente a Badoere4, -fig. 8-.

Fig. 8 Fiume Zero che lambisce il Parco Naturale del Sile.

 

Infatti dopo aver percorso via Santa Brigida in località Casacorba, mi sono avventurata tra i numerosi paesi che si succedono nella provincia a Sud-Est di Castelfranco Veneto: Cavasagra, Ospedaletto, Morgano ed infine Badoere. Ecco che limitrofo alla via detta Zeriolo vedo nuovamente il fiume Zero e un’altra volta le numerose tracce lasciate dalla presenza dell’uomo: un sacchetto delle immondizie che fluttuando segue la corrente del fiume e un copertone d’auto abbandonato sulla sponda, -fig. 9-.

Fig. 9 Spazzatura sul fiume Zero a Badoere presso via Zeriolo.

 

Già nella Carta Ittica, carta di qualità dei corsi d’acqua, degli anni 1988-1989, quel tratto del fiume Zero che bagna Badoere a 300 metri a valle del ponte sulla strada che porta a Castagnola, così viene descritto: «Il corso idrico presenta delle lievissime arginature […]. La vegetazione ripale è composta da scarso altofusto e arbusti. La vegetazione acquatica, con una copertura del 30%, è composta principalmente da alghe filamentose […]. Visivamente, al momento dei prelievi […] erano persistenti gli odori di materiale organico in putrefazione e la presenza di oli in superficie. […] Ulteriore conferma del quadro appena descritto si è avuta con l’analisi biologica di qualità, con cui si è classificato il corso d’acqua in una terza-quarta classe di qualità pari ad un ambiente inquinato-molto inquinato»5.

In una successiva Carta Ittica, cioè quella che analizza lo stato dei corsi d’acqua della provincia di Treviso dal 1990 al 1994, si sostiene che il fiume Zero nella medesima stazione, cioè quella di Badoere, è: «Torbido per gran parte dell’anno […]. L’alveo risulta costituito in gran parte da materiali sabbiosi […]. La vegetazione acquatica è fortemente limitata, anche in relazione al periodico sfalcio. Il popolamento ittico è molto ricco di specie […]»6.

Procedendo in direzione Zero Branco (provincia di Treviso), mi imbatto nel paese di S. Alberto dove casualmente mi trovo di fronte ad uno dei due mulini (nei pressi della chiesa) le cui ruote, oggi inesistenti, erano animate dalle acque dello Zero. Finalmente raggiungo Zero, l’odierna Zero Branco, che acquisisce il nome dal fiume in questione, il cui tratto che percorre il centro storico del Comune non è visibile perché è stato tombato in seguito al secondo conflitto mondiale. Ma il fiume, abbondante d’acqua torbida, riappare in prossimità del mulino Giopato e si dirige così, lambendo via Cesare Battisti, verso il paese di Campocroce (provincia di Treviso) solcando, apparentemente indisturbato, la campagna circostante, -fig. 10-.

Fig. 10 Il fiume Zero a Zero Branco.

Le mie ricerche riprendono il giorno ventinove marzo, quando, approfittando del calore di un limpido sole primaverile, dal Comune di Zero Branco ho seguito il corso del fiume Zero sino all’idrovora Zuccarello a breve distanza dalla Laguna. Uscita da via Cesare Battisti, dove mi imbatto in una candida “garzetta”7, -fig. 11-, che solitaria è comparsa tra le acque di un canale prossimo allo Zero, percorro via Cimitero in direzione di Campocroce.

Fig. 11 Garzetta tra le acque di un canale attiguo allo Zero.

Da qui il fiume scorre tra alte arginature verdeggianti fino al mulino Bertoldo, -fig. 12-;

Fig. 12 Il fiume Zero nei pressi del mulino Bertoldo a Campocroce.

dopo di che, si spinge fino a Mogliano Veneto (provincia di Treviso) dove incontra il mulino Valerio nei pressi dello storico Terraglio, -fig. 13-.

Fig. 13 Il fiume Zero presso l’ex mulino Valerio a Mogliano Veneto.

Nella carta Ittica del 1988-1989, si sostiene che in questo tratto: «Il fiume presenta evidenti arginature e scorre con velocità di corrente bassa tra terreni coltivati. La vegetazione delle rive risulta in questo tratto assente, mentre quella acquatica presenta una copertura pari al 50%. Il letto del fiume risulta costituito prevalentemente da sabbie, in particolare sabbia fine (87%) seguite da limi (8%) e da argille (5%). In questo tratto si ha un peggioramento delle condizioni generali rispetto alla precedente stazione (cioè a Badoere), sia dal punto di vista chimico e sia, soprattutto, nei parametri microbiologici»8.

Dopo un ripido e turbolento salto d’acqua lo Zero sembra “rasserenarsi”, muovendosi pacato verso il borgo del Colmello, appartenente al Comune di Marcon (provincia di Venezia). Giunge, quindi, a Marcon, -fig. 14-, dove, rettilineo e anonimo, lambisce la chiesa di San Giorgio e si dirige verso la frazione di Bonisiolo dov’è possibile ancora oggi scorgere un vecchio mulino in disuso dal 1950 circa, anche se il fiume in quel tratto è stato deviato tra il 1970 e il 1971.

Fig. 14 Ponte sullo Zero in via Zermanesa a Marcon.

Di questo mulino restano, a testimonianza della sua funzionalità, alcuni ruderi come l’arco sotto cui scorreva l’acqua del fiume. Qui ho potuto constatare come il letto del fiume si allarghi e le sue acque si facciano più tranquille e come cambi, anche se parzialmente, la vegetazione che attornia i suoi argini che si arricchisce di canne palustri, -fig. 15-.

Fig. 15 Alti canneti sullo Zero presso il mulino di Bonisiolo.

Dal mulino di Bonisiolo, dopo aver imboccato via S. Antonio, mi sono diretta a Quarto d’Altino, comune in provincia di Venezia. Qui ho percorso quel che rimane dell’originaria via Claudia Augusta, che mi ha condotta all’idrovora Carmason che prende il nome dal suo collettore. Adiacente all’idrovora, una pista ciclabile costeggia il fiume Zero concludendosi ad Altino. Roberto Martin, la cui abitazione è limitrofa all’idrovora, mi ha riferito che il percorso ciclabile è stato realizzato circa tre anni fa ed ha comportato l’allargamento del letto del fiume rallentando la corsa delle sue acque9, -fig. 16-.

Fig. 16 Tratto dello Zero che costeggia il percorso ciclo-pedonale
tra Quarto d’Altino e Altino.

Ripercorrendo via Claudia Augusta ho notato come quel paesaggio che “silenzioso” mi accompagnava lungo quel tratto di strada fosse il retaggio fisionomico dell’azione dell’uomo su ciò che c’era prima: la palude. Tutto attorno vaste distese coltivate, ora spoglie, suddivise geometricamente da canali di scolo e al contempo movimentate da vecchie case coloniche, in parte abbandonate, in parte in via di restauro e da idrovore. Ecco che compaiono, nella bassa pianura, i segni a testimonianza di quanto è stato fatto dall’uomo. 

Uscita da via Claudia Augusta mi dirigo verso Zuccarello, soffermandomi a guardare il lento flusso del fiume dapprima in via Colombera, presso la località Le Crete (provincia di Venezia), -fig. 17-, e successivamente in Via Pojanon, nell’omonima località, dove lo Zero affianca un vecchio casale abbandonato, -fig. 18-.

Fig. 17 Lo Zero in via Colombera.

Fig. 18 Lo Zero in località Pojanon.

Finalmente, dopo aver percorso parte del viale Don Sturzo, che taglia a metà la frazione di S. Liberale, imbocco la strada comunale Zuccarello, che con il suo susseguirsi di curve, mi porta presso il cosiddetto “Ponte alto” sotto il quale passa il fiume Dese. Mi accingo così a percorrere una strada privata dissestata fatta di sassi e buche, e giungo all’idrovora, -fig. 19-, che prende il nome dalla località in cui si trova. Fortunatamente un operaio mi indica il punto in cui il fiume Zero si getta, a partire dalla fine 1600, nel fiume Dese a quota -3, 40 m sul livello del mare, -fig. 20-.

Fig. 19 Idrovora Zuccarello.

Antonio Stangherlin descrive così questo sito magico, dove il silenzio della natura è padrone:

« Qui allodole che amano le distese senz’alberi vibrano nel cielo, quaglie nidificano al suolo, coppie di lepri simbolo di mitezza e tranquillità del luogo balzano spaurite al nostro passaggio mettendo scompiglio al placido vivere delle superbe farfalle “cleopatre” tutte gialle e alle timidissime “bimbe celesti” color bianco turchino, posate su ogni fiore per inebriarsi di profumo selvatico» 10.

 

Fig. 20 Lo Zero incontra il Dese.

Da qui, insieme, i due fiumi si dirigono verso la laguna accompagnati dal fruscio delle alte canne palustri. Per me è stata un’emozione.

Nel costeggiare lo Zero, là dove possibile, mi sono resa conto di come il fiume abbia perso la sua naturale identità. La tipica vegetazione di risorgiva compare solo a tratti per lasciare il posto a vaste distese coltivate e a filari di alberi e siepi di rovi che le delimitano; desolati pioppeti, seguendo le leggi economiche più che quelle della natura, contraddistinguono un anonimo paesaggio fluviale costruito dall’uomo per l’uomo; il fiume in sé, privato della vegetazione arborea ed arbustiva che dovrebbe accompagnare le sue rive, lascia il posto a spogli tappeti erbosi e a filari di salici con le chiome tagliate. Meritevole è stata l’azione del Consorzio di Bonifica Dese-Sile, che recentemente, nei comuni di Mogliano Veneto, Marcon e Quarto d’Altino, ha eseguito lavori di riqualificazione rimboscando le rive dello Zero nella parte finale con lo scopo di depurare le acque dagli scarichi delle campagne11.

 

 

* Dal terzo capitolo di E. Pasin, Paesaggi fluviali e cultura delle acque del fiume Zero, Università degli studi di Venezia, Facoltà di lettere e filosofia, relatore prof. F. Vallerani, a.a. 2005-2006.

1 Archivio di Stato di Venezia, Savi ed Esecutori alle Acque, b. 109, c. 30r, s.d.

2 C. Pavan, Drio el Sil. Storia, vita e lavoro in riva al fiume a S. Angelo e Canizzano, Camillo Pavan, Treviso 1986, p. 11.

3 C. Barbato, Raccontando Mogliano: poesie, Grafic House, Mogliano Veneto (Tv) 1995, p. 52. Cecilia Barbato è nata e risiede a Mogliano Veneto. Dopo l’insegnamento si è dedicata alla stesura di poesie e fiabe per l’infanzia. Membro del Gruppo Poesia Comunità di Mestre, ha collaborato con autori e autrici nella raccolta di fiabe e ha partecipato, con successo, a concorsi di poesia anche a livello nazionale.

4 Già nel XV secolo il primo insediamento dell’odierna Badoere si chiamava Zeruol e questo dimostra l’importanza dello Zero anche nell’antichità. In, Ente Parco Naturale Regionale del Fiume Sile (a cura di), Guida del Parco naturale del fiume Sile, Tipolitografia Europrint, Quinto di Treviso (Tv) 1997, p. 40.

5 R. Loro, M. Zanetti e P. Turin, Carta Ittica. Rilevazioni ideologiche, chimico-fisiche e biologiche dei corsi idrici di interesse ittico. 1988-1989 I°stralcio: relazioni e cartografia,. Grafiche Pietrobon, Fontane di Villorba (Tv) 1990, p. 86.

6 R. Loro, M. Zanetti e P. Turin, Carta Ittica. 1990-1994 II° stralcio: relazioni ittiche, Grafiche Antiga, Cornuda (Tv) 1994, p. 101.

7 L. Cogo, A. Giubilato, D. Marchioro, A. Pellizzon, Le Rive. Frammenti di foresta da salvare, Edizioni Multigraf, Spinea (Venezia) 1989, p. 78.

8 R. Loro, M. Zanetti e P. Turin, Carta Ittica. Rilevazioni cit. , p. 86.

9 Testimonianza telefonica raccolta il giorno 29/03/2006 presso l’idrovora Carmason.

10 A. Stangherlin, Quaderno studi e notizie, Centro studi storici di Mestre, 7-8, Mestre 1967, p. 29.

11 Chioatto (a cura di), Acque. Appunti fotografici sulla rete idrografica tra Zero e Dese, Arti Grafiche Carrer, Mestre-Venezia 2004, pp. 85-89.

4 commenti per La zona delle risorgive non esiste più. Viaggio lungo il fiume Zero, dalle sorgenti alla foce

  • Flavio

    Ci sono arrivato per caso grazie a Google. Complimenti a Elisa Pasin per questa bellissima ricerca, un documento eccezionale, grazie per renderlo ancora disponibile a distanza di oltre dieci anni! Da conservare assolutamente.

  • Luca

    Ottimo lavoro, che tristezza constatare che i nostri meravigliosi fiumi sono ridotti a discariche.
    Sono un pescatore ormai avvilito da questo scempio, Zero Dese e Sile ridotti a canali di scarico sotto gli occhi di tutti

  • Agostino Zampieri

    Grazie per le informazioni che ho potuto acquisire. Mi ha condotto in questo sito la mia sensibilità ambientale dopo aver parlato con il proprietario della villa Marcello a Levada che mi parlava di quanto le acque che entrano nel parco della villa siano inquinate e tuttora in parte lo siano e a riprova sono state le analisi dell’arpav di Padova che segnalano la presenza di salmonella nelle acque superficiali del fiume Zero. Questo pare confermare quanto riportato da questo sito proprio riguardo allo sversamento di acque maleodoranti ma il proprietario della villa parla anche di scarichi di vari colori riconducibili a vernici e del fatto che alcune specie di pesci siano scomparse a causa dell’inquinamento.

  • Alessio

    Grazie per aver pubblicato questi testi e le immagini allegate. Proprio questa settimana, mi sono attivato per ricercare la fonte di questo fiumiciattolo a cui sono molto legato sin da bambino. Non trovandole. Che dire, personalmente, anche io mi aspettavo e sognavo tutto un altro scenario per la sua nascita.

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