In linea da: 09/05/2010

No Dal Molin. Una storia ancora in corso

di Guido Lanaro

Pubblichiamo l'Introduzione del decimo Quaderno di sAm, firmato da Guido Lanaro: Il popolo delle pignatte. Storia del Presidio permanente No Dal Molin (2005-2009) (inverno 2009-2010, 120 pp., con una prefazione di Ascanio Celestini).

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In linea da: 09/05/2010

10. Il popolo delle pignatte

Storia del presidio permanente No Dal Molin (2005-2009)

di Guido Lanaro, con una prefazione di Ascanio Celestini

inverno 2009-2010, 120 pp., euro 9,50

Con una nuova veste grafica: leggi l'annuncio della redazione.

"Gli iraniani che protestano contro i brogli elettorali sono dei martiri; i vicentini che tentano di impedire la colonizzazione della propria città sono dei delinquenti. Se il governo cinese che invia duemila soldati per reprimere le sommosse degli Uiguri è un regime, il governo italiano che invia duemila agenti per difendere dei cumuli di macerie da anziani, famiglie e bambini come può essere definito?

Prima che l’ombra dell’epilogo (positivo o negativo che sia) si posi su ciò che è stato il No Dal Molin, prima che – la storia insegna – fatti e significati vengano stravolti, è stato giusto raccontare del movimento e della sua genesi, e metterne in risalto l’eccezionalità e l’importanza."

Guido Lanaro

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In linea da: 02/04/2007

Camminando fuori porta. Vicenza, 17 febbraio 2007

di Mirella Vedovetto

Le manifestazioni per la pace cui ho partecipato sono quattro. Tre a Roma, un paio d’anni fa o forse più. A due avevo preso parte perché mi trovavo già lì per altri motivi. Il 17 febbraio sono andata a Vicenza. Non avevo aspettative sull’esito della manifestazione, più che altro il desiderio di “far numero”, sentirmi per un momento vicina a chi da mesi resiste per un’altra Vicenza, manifestare contro la guerra e altro. Avevo cominciato a scrivere con l’idea di raccontare al mio compagno  come era andata la giornata. Alla fine sono riuscita a mettere insieme solo frammenti.

***

Appena scesi dal treno alla stazione di Vicenza: il fiato agli ottoni riempie l’aria, il fiume di gente sul binario gli si fa intorno per poi defluire giù per le scale. Allegria, di suoni, colori, energia. Scendo gli scalini e faccio altre scale che portano su nell’atrio chiuso della stazione. Mi fermo in parte mentre la gente sale. Comincia a rimbombare un Bella ciao che dà i brividi da quanta gente lo canta, invade l’atrio, fa venir voglia di cantare, tutti lo intonano e intanto a piccoli passi ci si fa trasportare fuori, tutti insieme.

Camminando fuori porta. Vicenza, 17 febbraio 2007

In linea da: 21/02/2007

Vicenza. 17 febbraio 2007

di Maria Luciana Granzotto

Quando i giorni scorsi pensavo alla manifestazione del 17 febbraio mi veniva in mente in modo un po’ ossessivo l’adagio che aveva caratterizzato uno spettacolo di Paolini di qualche anno fa: Ni savea parchè ma tutti ‘ndava a Vicensa. C’è il sole e un sacco di gente in stazione a Mestre che cammina in fretta. Lunga fila in biglietteria, ma sono quelli che vanno a Venezia per il Carnevale. L’effetto è estraniante, niente striscioni, né bandiere, niente gruppi festanti in partenza, solo mascherine e viaggiatori con valige e trolley. Forse il grosso dei manifestanti se n’è andato col treno speciale delle 11, almeno lo spero. Mi guardo intorno, vedo due, tre persone che conosco, magari vanno a Vicenza. 

Il treno mezzo vuoto si riempie a Padova, a Grisignano tutto il corridoio è occupato, a Lerino non entra più nessuno. Nel vagone open-space si parla ad alta voce al cellulare: il corteo è già partito perché è così tanta la gente che continua ad arrivare che è meglio mandare avanti. 

Arrivo con banda musicale, verrebbe voglia di ballare ma siamo stipati come sardine. Sul

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