In linea da: 18/04/2018

19 aprile 1968 a Valdagno. Cinquant’anni dopo

di Walter Cocco

Ritorniamo a Valdagno grazie al nostro amico Walter Cocco. Il 19 aprile 1968, gli operai della Marzotto entrano in sciopero per protestare contro il nuovo sistema del cottimo che impone ritmi insostenibili e crea le condizioni per nuovi licenziamenti. Di fronte allo schieramento di polizia e carabinieri, cresce la tensione. La sera viene abbattuta la statua di Gaetano Marzotto, il fondatore della fabbrica.

A cinquant’anni da quei fatti, Cocco ha scritto un testo partendo dalle interviste che realizzò una ventina d’anni fa (ovvero a trent’anni dai fatti): un immaginario operaio (trentenne all’epoca dei fatti) ripercorre quanto successo a Valdagno dal 19 aprile 1968 al 23 febbraio 1969 (quando terminò l’occupazione della fabbrica). Il testo verrà interpretato a due voci presso la sala Soster di Palazzo Festari (Valdagno) la sera del 19 aprile 2018 (per scaricare la locandina, cliccare qui). Ne proponiamo qui un breve estratto.

Venerdì 19 aprile ore 7,00

Stamattina, arrivato davanti ai cancelli, c’era già un sacco di carabinieri schierati e alle 7,30 è arrivata anche la polizia. Dicono di esser qui

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In linea da: 06/07/2014

La fabbrica nella polvere. Immagini e riflessioni (dicembre 2013-giugno 2014)

di Walter Cocco

Il nostro amico e socio Walter Cocco nel dicembre 2013 va a vedere lo storico stabilimento Marzotto a Valdagno, scatta alcune foto del complesso industriale semiabbandonato e ora ce le manda con alcune riflessioni e una proposta di ricerca: quali sono le condizioni di lavoro nelle fabbriche Marzotto delocalizzate in Tunisia, in Lituania, in Romania e in Cechia? Esisterà un coordinamento tra i lavoratori e i sindacati di questi diversi paesi?

Se si arriva a Valdagno dal fondovalle e, all’ingresso del paese, si prende la tangenziale esterna che porta verso Recoaro, a un certo punto dall’altra parte del fiume appare il grande storico stabilimento della Manifattura Lane Marzotto. Da un po’ di tempo l’immagine è desolante. I moltissimi vetri rotti della facciata fronte strada dell’opificio riflettono una sensazione di disuso, di abbandono. A dire il vero, guardando l’ingresso dello stabilimento, la pensilina e la portineria mantengono ancora un decoro e i fasti da Grand Hotel, ma si non vede più il fluire di migliaia di lavoratori come un tempo e solo una parte degli uffici e dei reparti è ancora utilizzato, il

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