In linea da: 09/10/2014

Vivere a Vajont. Una lettura

di Gigi Cameroni

Riceviamo e pubblichiamo un’ampia scheda di lettura relativa al libro di Monica Musolino, New towns post catastrofe. Dalle utopie urbane alla crisi delle identità (Mimesis, Milano 2012).

Da casa, 9 ottobre 2014

Cari amici di storiAmestre,

nel 2013 ho seguito con attenzione la vostra serie di articoli in occasione del cinquantesimo anniversario del Vajont. Qualche mese fa ero a Parigi, in visita a un amico che fa l’insegnante. Un pomeriggio che sono andato a prenderlo a scuola, ho notato subito l’illustrazione di copertina di un libro che aveva sul suo tavolo in sala insegnanti (ho questa abitudine, talvolta indiscreta, di dare sempre un’occhiata ai libri che vedo sparsi sui tavoli o sugli scaffali): facile riconoscere la diga del Vajont. Incuriosito, gli ho chiesto in prestito il libro e ho preso qualche appunto, che ora – a distanza di tempo e pur senza poter verificare di nuovo l’originale – ho pensato di proporvi: sia perché è un libro che non si trova facilmente (stando al catalogo opac-sbn si trova in tre biblioteche, si direbbe solo in quelle del deposito legale), sia perché

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In linea da: 11/10/2013

Esclusi e ingannati. Compianto per i morti, e per i vivi, del Vajont

di Silvio Guarnieri

Ripubblichiamo l’articolo che Silvio Guarnieri scrisse in “compianto per i morti del Vajont” all’indomani della catastrofe, e fu pubblicato per la prima volta su "lUnità" il 20 ottobre 1963.

Longarone, con le sue frazioni di Rivalta, Pirago, Villanova, Faè, tutte distribuite lungo la strada nazionale Alemagna, nell’ultimo tratto della strettoia sul cui fondo scorre il Piave prima dello slargo nell’ampia e festosa vallata che da Belluno porta sino a Feltre, godeva di una condizione di privilegio nei confronti degli altri piccoli centri di questa parte meridionale della nostra provincia; soprattutto nei confronti dei comuni più periferici, come l’Alpago, la zona di Arsiè, quella di Alano, ma anche di altri che, rispetto ad esso, avrebbero potuto considerarsi più favoriti dalla natura, dalla loro posizione: per una maggiore quantità di terra a loro disposizione, e più fertile e più accessibile, e per più lunga durata di tepore del sole nei lunghi e rigidi mesi invernali.

Poiché Longarone si distingueva per un più vigoroso senso di dignità dei suoi abitanti, per la loro capacità di

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In linea da: 09/10/2013

Un’aria stranamente gelida. Dalla requisitoria del pubblico ministero

di Arcangelo Mandarino, a cura di Maurizio Reberschak

Maurizio Reberschak considera la requisitoria del pubblico ministero di Belluno Arcangelo Mandarino, per il rinvio a giudizio di nove imputati per responsabilità legate al disastro del 9 ottobre 1963, forse il più appassionato resoconto dell’evento e dell’opera dei primi soccorsi. Tra le circa 500 pagine dattiloscritte, Reberschak presenta qui alcuni brani che descrivono la portata della frana e gli effetti dell’ondata, e danno notizie sull’opera dei primi soccorsi, in particolare il riconoscimento delle salme. Oggi, è anche un’occasione per ricordare l’esistenza del progetto “Archivio diffuso del Vajont”, promosso dalla Direzione generale degli archivi, dall’Archivio di Stato di Belluno e dall’Archivio di Stato dell’Aquila, con il supporto della Fondazione Vajont. Il progetto prevede il recupero, il censimento e la catalogazione informatica di tutti i documenti, non solo processuali, legati alla tragedia.

Le descrizioni del disastro non sono molte. I superstiti sono stati sempre restii a parlarne. Giustamente. Un trauma forte, indimenticabile, sconvolgente, viene forzatamente sottoposto alla rimozione della memoria anche personale. È comprensibile.

I giornali poi fecero a

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In linea da: 07/10/2013

Caso, destino, responsabilità. Una lettura sul Vajont

di Maria Giovanna Lazzarin

Dopo aver ascoltato l’autore a Mestre, il 17 settembre 2013, Maria Giovanna Lazzarin ci scrive a proposito dell’opuscolo di Luigi Rivis, La storia idraulica del “Grande Vajont” rievocata da un addetto ai lavori… (2012). La lettura di Lazzarin mostra come le coincidenze della vita sincrociano con le previsioni di un modello idraulico, rassicuranti finché non vengono tragicamente smentite dalla realtà, e di conseguenza con un certa idea di sviluppo e di tecnica.

“Venerdì 20 luglio 1714, a mezzogiorno, il più bel ponte di tutto il Perù si spezzò, facendo precipitare nell’abisso sottostante cinque viaggiatori”. Così comincia il romanzo Il ponte di San Luis Rey, di Thornton N. Wilder (sottotitolato La misteriosa complicità di caso e destino nell’edizione Demetra, Verona 1994; l’originale americano e la prima traduzione italiana risalgono alla fine degli anni Venti). L’autore, attraverso l’artificio del manoscritto ritrovato, vi racconta la ricerca fatta da Fra Ginepro intorno alle vite delle cinque vittime per capire la misteriosa complicità di caso e destino: come mai

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