In linea da: 26/07/2012

In littorina da Venezia ad Adria. Binari, stazioni e paesaggi

di Elena Noale

Questa descrizione del viaggio in littorina sulla linea Venezia-Adria – nota anche come “Vaca mora”, dal nome della prima locomotiva in servizio – è tratto da alcune pagine della tesi che Elena Noale ha discusso di recente presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia (Memorie di passaggi. Patrimonio ferroviario e storia territoriale intorno alla tratta Mestre-Adria, relatore Francesco Vallerani, a.a. 2011-2012). Una nota in fondo all’articolo fornisce alcune notizie storiche sulla linea.

Ogni mattina alle 4.00 nel deposito ferroviario della Stazione di Piove di Sacco, il capo deposito, il macchinista e il capotreno in turno accendono la prima automotrice della giornata, fanno la prova del freno, controllano il materiale rotabile, e se tutto è a posto, alle 4.31 parte il primo treno diretto ad Adria. Si tratta di un treno vuoto, tecnicamente nominato “corsa d’invio materiale”; il primo treno passeggeri parte circa un’ora dopo, alle 5.22, da Adria, diretto a Mestre, e quindi a Venezia.

Perché impiegare qualche parola per raccontare il risveglio di un treno? Perché è un treno particolare, la cui linea sembra quasi non essere visibile nella mappa ferroviaria italiana, perché attraversa un suggestivo tratto di campagna

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In linea da: 16/10/2006

Altre scene da un binario

di Giovanni Brunello

Riceviamo in seguito all'intervento di Mirella Vedovetto dalla stazione di Mogliano.

Lunedì 16 ottobre.

Stesse scene. Arrivo di corsa per salire sul treno delle 7.02 che mi porterà a Mestre in tempo per riuscire a prendere alle 7.22 il "Verona Porta Nuova" e arrivare in orario a lezione delle 8.30 al Liviano.

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In linea da: 10/10/2006

Scene da un binario, 10 ottobre 2006

di Mirella Vedovetto

Ore 9.20. Arrivando in bicicletta in stazione a Mogliano Veneto sento dall'altoparlante annunciare la partenza dal binario 1 del treno per Venezia, la voce continua dicendo che subito in coda arriverà un altro regionale per Venezia. Capisco che ci dev'essere stato qualche ritardo. Parcheggio la bici in uno spazio tra un intrico di altre biciclette, e corro per il sottopassaggio pedonale, timbro il biglietto che per fortuna avevo già in borsa. Tolgo gli auricolari del lettore mp3 e mi preparo a godermi la scena. Infatti mi avvicino a un gruppetto di uomini e donne, 6 o 7, lavoratori sui 40 anni, tutti volti già visti nei molti anni da pendolare, che affrontano a viso aperto un paio di poliziotti ferroviari.

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