In linea da: 10/09/2017

I cannoni asburgici di Cortina. Ladinità, marketing territoriale e disinteresse per la ricerca storica

di Piero Brunello

A fine luglio, una notizia relativa alla ricollocazione di due cannoni ottocenteschi nell’atrio del municipio di Cortina suscita la curiosità di Piero Brunello. Verifica di alcune delle circostanze storiche rievocate, e riflessioni sulla etnicizzazione del discorso e sull’uso pubblico della storia.

1. A fine luglio sono rimasto incuriosito leggendo in un giornale online la notizia che “i cannoni di Radetzky”, a un certo punto rimossi dall’atrio del municipio di Cortina dal commissario straordinario con “malcontento della comunità ladina” (perché “Sono la nostra storia”), erano tornati dov’erano; la notizia di cronaca era corredata di una breve storia della vicenda.

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In linea da: 28/06/2017

Storia di Alvisa Zambelli alias Lea Gaon: ebrea convertita, sospetta indemoniata, santa mancata nella Venezia del Settecento

di Adelisa Malena

Pubblichiamo il testo della relazione che Adelisa Malena ha presentato alla festa di storiAmestre, il 27 maggio 2017. Un fascicolo del tribunale dell’Inquisizione di Venezia conserva frammenti dell’autobiografia che un’ebrea convertita scrisse su indicazione del suo confessore, a cui – un giorno festivo del 1727 – aveva riferito di avere delle visioni. Scelte individuali e conflitti con la famiglia; aspettative e controlli di parenti spirituali, vicini e inquisitori; trovare un modello di scrittura per raccontare un’esperienza interiore.

Premessa

Qualche tempo fa un’amica mi ha fatto conoscere un’opera dell’artista israeliana Sigalit Landau, dal titolo Salt bride (sposa di sale). Si tratta di una sequenza di foto subacquee scattate nel Mar Morto. Il soggetto è un costume teatrale indossato nella pièce Il Dybbuk. Tra due mondi – scritto da S. Ansky fra il 1913 e il 1916 – dalla leggendaria attrice Hanna Rovina che interpretava la parte della protagonista femminile Leah.

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In linea da: 23/06/2017

La difesa di ciò che dovrebbe essere. Parigi, giugno 1848

di Andrea Lanza

Il nostro amico Andrea Lanza ci propone una riflessione sulle “giornate di giugno” del 1848, quando uomini e donne dei quartieri popolari di Parigi presero le armi contro la repubblica nata dalla rivoluzione di febbraio, in nome della repubblica democratica e sociale che pensavano dovesse esistere. La notte tra il 22 e il 23 giugno le strade dell’est parigino cominciarono a coprirsi di barricate; l’ultima avrebbe ceduto la mattina del 26, dopo quattro giornate di terribili combattimenti. Con una riflessione sul significato di insurrezione (e implicitamente di rivoluzione) e sull’uso dell’analogia storica: le ragioni e i sentimenti di chi prese le armi per la repubblica nel giugno 1848 possono essere pensate insieme a quelle di chi partecipò alla Resistenza e sognò la repubblica nel 1945?

Finire i Socialisti, questo mi ricorda ciò che vidi nelle giornate di giugno. Una truppa di soldati conduceva dei prigionieri (dei Socialisti) al Champ-de-Mars per fucilarli. Uno di questi sfortunati, sul ponte della Concorde, scappa, salta il parapetto e si tuffa nella Senna. Sta cercando di salvarsi nuotando, gli sparano dei colpi di fucile dal ponte. Ferito, continua a nuotare.

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In linea da: 02/06/2017

Giorgio Bassani, la storia e il paesaggio

di Alberto Cavaglion

Nell’ottobre 2016, per un imprevisto, Alberto Cavaglion non è riuscito a venire a Mestre a presentarci la sua lettura di Giorgio Bassani come storico del fascismo, dell’antifascismo e dell’ebraismo italiano del Novecento. Ci fa piacere che questo incontro si realizzi sul nostro sito, per di più un 2 giugno. Come sempre quando i saggi sono lunghi, presentiamo qui di seguito solo le prime pagine, omettendo alcune note; per leggere la versione integrale del testo, cliccare qui.

Intendevo essere uno storico, uno storicista, non già un raccontatore di balle.

Giorgio Bassani

Premessa

Pur senza arrivare ad aggredire il “raccontatore di balle”, molto si è tuonato contro Bassani. Lecito chiedersi, celebrandosi il centenario della nascita, se la responsabilità sia da ascrivere tutta – com’è d’uso – agli unici imputati finora portati in giudizio, i letterati del gruppo 63, e non anche agli storici. Il discorso non riguarda naturalmente soltanto Bassani. Ci si è soffermati in genere poco, troppo poco, per esempio, su Calvino e Meneghello storici della Resistenza, su Elsa Morante e Carlo Levi

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