In linea da: 22/09/2018

Fondata sul lavoro. Un ciclo di incontri (autunno 2018)

di sAm

Come già annunciato, proseguiamo le discussioni inaugurate il 2 giugno scorso, durante la giornata Una volta il futuro era migliore? Lavoro, storia, conflitti (di cui abbiamo pubblicato il discorso introduttivo di Piero Brunello e la relazione di Andrea Lanza), in un ciclo di tre incontri curato da Piero Brunello e Stefano Petrungaro. La formula è quella di una relazione seguita da una discussione libera. Si comincia mercoledì 26 settembre (rel. Stefano Petrungaro), seguiranno gli incontri di mercoledì 24 ottobre (rel. Beatrice Busi e Sabrina Marchetti) e di venerdì 23 novembre (rel. Matteo Melchiorre), sempre alle 17,30 presso la sede di storiAmestre (via Ciardi 41, Zelarino-Mestre).

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In linea da: 23/08/2018

“Perché organizzare questo incontro”. Sull’incontro del 2 giugno 2018

di Piero Brunello

Il 2 giugno 2018 si è tenuta, presso l’Ateneo degli Imperfetti di Marghera, una giornata di studi dal titolo Una volta il futuro era migliore? Lavoro, storia, conflitti, organizzata da storiAmestre e Laboratorio Libertario di Marghera, in collaborazione con la Società italiana di storia del lavoro (SISLav). Proponiamo ora il discorso con cui Piero Brunello ha aperto la giornata. L’associazione intende organizzare altri incontri per riflettere sul tema del lavoro e della storia del lavoro: i primi sono previsti per l’autunno 2018.

1. Il 31 ottobre 2017, Luca Baldissara scrisse un’email a storiAmestre proponendo “una sorta di gemellaggio” con la SISLav, del cui direttivo fa tuttora parte, organizzando per esempio insieme una festa sul modello di quelle che storiAmestre promuove da qualche anno. Per chi le non conoscesse, le feste di sAm prevedono uno spazio con brevi interventi di storiografia (non più di 15 minuti ciascuno) su temi molto diversi tra di loro, ma tutti ispirati alla leggerezza di cui parla Italo Calvino nelle Lezioni americane; poi seguono altre attività e momenti conviviali (aperitivo, chiacchiere, filmati, musica, cena e lotteria).

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In linea da: 23/06/2018

Le ragioni (e le emozioni) di una ricerca. Una lettera a storiAmestre

di Walter Cocco

Il nostro amico e socio Walter Cocco ci scrive per raccontarci di aver cominciato una nuova ricerca, sulla storia della fabbrica Pellizzari di Arzignano. Tra i motivi che lo hanno spinto a intraprendere questo studio, ci sono la sua infanzia e la sua adolescenza – quando da casa vedeva la fabbrica –, e soprattutto la vita del padre, che alla Pellizzari ha lavorato per quarant’anni.

Cari amici di storiAmestre, dopo aver scritto della Marzotto di Valdagno e della sua storia vi volevo informare che da un po’ di tempo sto raccogliendo materiale sulle officine Pellizzari di Arzignano.

La storia di un’altra fabbrica e di un’altra lotta operaia. La mia è forse una fissazione, ma continuo a pensare che sia un interessante punto di vista per analizzare le trasformazioni sociali avvenute in Italia nel Secondo Dopoguerra e sono convinto che il “caso” Pellizzari abbia delle caratteristiche che lo rendono meritevole di essere studiato.

Vi confesso però che la ragione del mio interesse per questa ricerca è anche (forse soprattutto) strettamente personale.

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In linea da: 31/05/2018

Alcune lezioni dall’Italia (degli anni Ottanta)

di Colin Ward

In vista della giornata di studi organizzata da storiAmestre e Laboratorio Libertario (con la collaborazione della Società Italiana di Storia del Lavoro), che avrà luogo il 2 giugno, pubblichiamo un testo che lo studioso britannico Colin Ward (1924-2010) pubblicò alla fine degli anni Ottanta, sotto il titolo A Few Italian Lessons, a nostra conoscenza inedito in Italia. Ward riflette sulla crescita della disoccupazione provocato dalla crisi dell’industria britannica, e sulle possibili prospettive, in un contesto in cui “l’occupazione di massa cede il passo al lavoro autonomo”. Trova quindi un modello da discutere nell’Italia “delle piccole aziende” sbocciata in quegli anni. Ne viene fuori l’immagine ottimista di una cultura del lavoro autonomo, che, nel mondo della produzione, si traduce in capacità imprenditoriali e di adattamento che non hanno corrispettivi nella cultura del movimento operaio britannico. Ward peraltro era interessato anche alle forme della città che scaturiscono da una certa organizzazione sociale e del lavoro.

Riletto oggi, questo testo suscita alcuni interrogativi: in che modo l’autonomia delle piccole imprese si misura con la dipendenza dal credito e dai committenti notata dallo stesso Colin Ward? quali piccole

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