In linea da: 07/03/2017

“Una lapide in via Mazzini”: la vera storia Geo Josz

di Marcella Hannà Ravenna

Sollecitata dall’articolo di Alberto Cavaglion che abbiamo pubblicato in occasione del 25 aprile 2016, Marcella Hannà Ravenna ha intrapreso un raffronto tra il personaggio del racconto di Giorgio Bassani, Geo Josz, e la figura reale che lo ispirò, cioè suo padre Eugenio (Gegio) Ravenna. Marcella Hannà Ravenna è professore di psicologia sociale. Studia i fenomeni sociali distruttivi specie in relazione al funzionamento personale dei perpetratori e delle vittime. Fa parte della Comunità ebraica di Ferrara, del Comitato scientifico del CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano) e del GRIVISPE (Gruppo di ricerca sulla violenza sociale, politica ed economica, attivo dal 2012 presso il Dipartimento di Filosofia e Comunicazione dell’Università di Bologna).

Per delineare Geo Josz, protagonista del racconto Una lapide in via Mazzini, Giorgio Bassani si ispirò liberamente a una persona reale, Eugenio (Gegio) Ravenna, mio padre. È questa una questione sinora mai affrontata negli studi e nei contributi sull’argomento. Quando il racconto fu pubblicato ero troppo piccola e ciò non mi consentì di conoscere o ricordare quale fu la sua reazione. Anche in seguito non ne parlò con noi figli, così

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In linea da: 11/10/2016

In memoria di due antifascisti vicentini. Una lettera a storiAmestre

di Gianni Sartori

Come già in un’altra occasione, diamo risalto a una lettera che Gianni Sartori ha fatto pervenire al nostro sito (così come a molti altri, che a loro volta l’hanno resa pubblica). Dove si ricordano Ferrer Visentini e Ferruccio Manea, che nella Resistenza prese il nome di Tar e con questo nome è conosciuto anche ai lettori di Luigi Meneghello. Ricordi personali, frammenti di conversazioni e di incontri tra manifestazioni, circoli, funerali, presentazioni di libri e discussioni pubbliche, case di cura, riprese di fortuna e negativi di foto che chissà dove sono andati a finire, brani di intervista…

Quindici anni fa, quasi nello stesso giorno (rispettivamente 9 e 11 febbraio 2001), se ne andavano due tra i maggiori esponenti dell’antifascismo militante nel Vicentino. Il Tar, Ferruccio Manea, a 86 anni; Ferrer Visentini a 90 anni.

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In linea da: 08/09/2016

Dalla riva della nostra apprensione. Ricordi del settembre 1943

di Giacomo Debenedetti

Per ricordare l’8 settembre, quest’anno riprendiamo alcuni ricordi di un grande critico letterario. Nel 1946 Giacomo Debenedetti (1901-1967) rievocò il viaggio da Roma verso Cortona fatto in treno, il 13 settembre 1943, insieme alla sua famiglia, in una lettera indirizzata a un altro celebre letterato, Pietro Pancrazi (1893-1952) che quel giorno era sul treno insieme a loro. A Pancrazi i Debenedetti dovettero la salvezza di un rifugio sicuro dalla persecuzione antiebraica fino alla liberazione di Cortona (3 luglio 1944). Ma in settembre, il lieto fine era tutt’altro che scontato: “E io avevo come vergogna di me stesso, come se fossi stato io personalmente, per un colpo di testa, per un errore di calcolo, a trascinare i miei bambini in un’avventura di cui non potevo assicurare l’esito”.

Caro Pancrazi,

nessuno meglio di te è in grado di sapere che cosa abbia rappresentato Cortona, il tuo caro e bellissimo paese, per gente a cui l’8 settembre e i mesi successivi potevano creare difficoltà di vita quasi insormontabili.

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In linea da: 25/07/2016

“Una data che non dimenticherò mai”. Il 25 luglio 1943 nel diario di Camilla Benaim

di Camilla Benaim

Per l’anniversario del 25 luglio, quest’anno ricorriamo al ricordo di Camilla Benaim (1904-1996). Anch’esso era stato suscitato da un anniversario, il primo. L’autrice infatti rievocò quanto accaduto quella sera della piena estate ’43 sotto la data del 25 luglio 1944, in un diario che tenne a Firenze, in un appartamento di via Gino Capponi dove la famiglia si era rifugiata per sfuggire alla persecuzione, per due mesi esatti, dal 18 giugno al 18 agosto 1944. Sono i mesi in cui il fronte, dopo la liberazione di Roma (4 giugno 1944), risale e si avvicina a Firenze, che ai primi di agosto conoscerà i “giorni dell’emergenza”, con la distruzione dei ponti sull’Arno, l’arrivo degli alleati in Oltrarno accolti dal Comitato Toscano di Liberazione Nazionale, l’insurrezione partigiana dell’11 agosto, la progressiva liberazione della città, dopo una lunga battaglia urbana.

Del 25 luglio 1943 Camilla ricorda lo scompiglio che portò la notizia della destituzione di Mussolini nell’albergo di un paesino della montagna pistoiese pieno di villeggianti. Porte che si aprono e si chiudono, su e giù per i corridoi per scambiarsi notizie, mancamenti per l’emozione, livore dei fascisti, felicità

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