In linea da: 28/04/2016

Voci di mamme. Tra un 25 aprile e un Primo maggio

a cura di redazione sito sAm

In questi giorni, tra la festa della Liberazione e quella dei lavoratori e delle lavoratrici, ci sembra naturale ritornare su Giulio Regeni: riascoltando le parole che Paola Deffendi, la mamma di Giulio, ha pronunciato il 29 marzo, quando ha ricordato le torture praticate dal nazifascismo in Italia e ha osservato che oggi “organizzazione sindacale” è diventata una brutta parola; pensando alla ricerca di Regeni sui movimenti sindacali indipendenti in Egitto; riflettendo su come esperienze, vicende, bisogni, sentimenti individuali possono dar vita a un discorso politico e a solidarietà collettive, e chiamare in causa le leggi; andando con il pensiero a quanti protestano e resistono al regime di polizia, al prezzo di intimidazioni, torture, o della vita; rendendo omaggio alle donne che, da plaza de Mayo a piazza Tahir, chiedono conto allo Stato della vita e della libertà dei loro figli.

1. Il 29 marzo 2016, nel corso di una conferenza stampa tenutasi in una sala del Senato della Repubblica italiana, Paola Deffendi ha ricordato il figlio Giulio Regeni morto sotto tortura in Egitto.

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In linea da: 30/04/2015

Le canzoni dei piccoli maestri. Con auguri

di Filippo Benfante

Per i nostri tradizionali auguri di buon Primo maggio, presentiamo alcune note che fanno riscoprire un Luigi Meneghello in una veste inconsueta: come fonte per un canzoniere della Resistenza pubblicato nel 1960. Torniamo così su temi che ci sono sempre cari: il canto sociale, la ritualità del movimento operaio, la speranza di un mondo migliore più libero e più umano.

1. “Cosa volevano le trombe?”: comincia così il secondo capitolo dei Piccoli maestri, quello in cui – dopo aver raccontato il ritorno, qualche settimana dopo la pace, con la Simonetta sui luoghi dove facevano gli “atti di valore”, o forse “le fughe” – Meneghello comincia il flashback che andrà dalla primavera del 1943 a Merano fino alla Liberazione a Padova su cui si chiude il libro. Quelle trombe, che talvolta sembravano parlare – “Chi è malà? chi è impestà?” –, si direbbe annuncino anche la musica e le canzoni che ricorrono nel racconto.

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In linea da: 03/05/2014

Parole di Carlo Goldoni e Pietro Gori. Nota sul ritornello degli Stornelli d’esilio

di Piero Brunello

Ancora sul Primo maggio: elogio di una canzone.

1. Il ritornello del celebre canto anarchico Stornelli d’esilio dice così: «Nostra patria è il mondo intero, / nostra legge la libertà, / e un pensiero / ribelle in cuor ci sta». La musica è di una canzone popolare toscana (La figlia campagnola), mentre il testo, pubblicato per la prima volta nel 1904, è di Pietro Gori (1865-1911). Con questa canzone Gori elaborò la propria esperienza e quella di tutti i compagni in esilio. Dopo aver dovuto lasciare l’Italia per Lugano, al tempo delle repressioni di Crispi, e quindi, pochi mesi dopo, anche la Svizzera all’inizio del 1895 (eventi che ispirano la sua ancor più celebre Addio a Lugano), Gori visse in Belgio, Germania, Inghilterra e Americhe.

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In linea da: 30/04/2014

Primo Maggio in tempo di guerra. Reggio Emilia e provincia (1912-1918)

di Marco Fincardi

Come già in altre occasioni, nel 2007 e nel 2012, per i nostri tradizionali auguri di buon Primo Maggio facciamo ricorso al nostro amico Marco Fincardi. Questa volta, dal suo studio (del 1990) sulla festa dei lavoratori nella provincia di Reggio Emilia riprendiamo le pagine relative ai Primi Maggio di guerra. È naturalmente anche un modo per ricordare il centenario della prima guerra mondiale da un preciso punto di vista.

L’“antibellicismo” è al centro delle celebrazioni nel reggiano sin dai primi anni del XX secolo e la tensione sale in occasione della guerra di Libia (1911-1912), quando i nazionalisti definiranno Reggio “la capitale turca d’Italia” per l’ampiezza della mobilitazione contro l’intervento italiano. Dal 1915 diventa ancora più dura: la festa si svolgerà sotto il segno del lutto e della gravità. Senso di isolamento e di accerchiamento; uomini al fronte e donne che scioperano sfidando anche il disprezzo dei benpensanti e senza ricevere appoggio nemmeno dalla Camera del Lavoro; divieti sempre più rigidi e repressione; cresce anche la distanza tra le

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