In linea da: 30/04/2017

Treni per Porto Marghera. Turnisti pendolari raccontano

a cura della redazione del sito di storiAmestre

Per i consueti auguri di buon Primo Maggio quest’anno presentiamo alcuni brani di interviste a ex lavoratori che, tra gli anni Cinquanta e Novanta, ogni giorno raggiungevano Porto Marghera in treno, quando non in bicicletta, da Meolo, uno dei paesi di reclutamento operaio. Riprendiamo proprio il tema del viaggio quotidiano di andata e ritorno, che emerge in tutte le interviste come una questione cruciale e un peso insopportabile per chi l’ha vissuto, persino peggiore del lavoro e dell’ambiente malsano in cui lavorava. A conferma del fatto che non basta guardare alle ore di fabbrica per capire com’era (e com’è) la giornata di un operaio e della sua famiglia.

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In linea da: 30/04/2016

Primo maggio 1953 a Cervignano. Documenti e memoria a confronto

di Gian Luigi Bettoli

Per i nostri tradizionali auguri di buon Primo maggio, riprendiamo alcune pagine da un libro recente di Gian Luigi Bettoli. Nei primi anni Cinquanta la festa del Primo maggio a Cervignano, nella Bassa Friulana, riprende la ritualità delle feste campestri, e allo stesso tempo accoglie la simbologia della sinistra socialista e comunista degli anni della guerra fredda. Il Primo Maggio del 1953 fu organizzato con la regia del pittore neorealista Giuseppe Zigaina, che filmò il corteo e la festa. Nel 2009, ricordando quel Primo maggio, Zigaina escluse che nelle bandiere ci fosse l’emblema della falce e martello (cosa al contrario attestata dal filmato), perché i braccianti erano “friulani, semplicemente friulani” ed erano mossi da “amore per la loro terra, per il Friuli”. Uno scherzo della memoria che mostra a che punto la retorica identitario “friulanista” ha soppiantato – o addirittura incorporato – ogni altro discorso.

Il legame tra lotte agrarie e operaie è alle origini di quella che è la più significativa manifestazione sindacale formalizzata in Friuli: il Primo Maggio di Cervignano.

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In linea da: 28/04/2016

Voci di mamme. Tra un 25 aprile e un Primo maggio

a cura di redazione sito sAm

In questi giorni, tra la festa della Liberazione e quella dei lavoratori e delle lavoratrici, ci sembra naturale ritornare su Giulio Regeni: riascoltando le parole che Paola Deffendi, la mamma di Giulio, ha pronunciato il 29 marzo, quando ha ricordato le torture praticate dal nazifascismo in Italia e ha osservato che oggi “organizzazione sindacale” è diventata una brutta parola; pensando alla ricerca di Regeni sui movimenti sindacali indipendenti in Egitto; riflettendo su come esperienze, vicende, bisogni, sentimenti individuali possono dar vita a un discorso politico e a solidarietà collettive, e chiamare in causa le leggi; andando con il pensiero a quanti protestano e resistono al regime di polizia, al prezzo di intimidazioni, torture, o della vita; rendendo omaggio alle donne che, da plaza de Mayo a piazza Tahir, chiedono conto allo Stato della vita e della libertà dei loro figli.

1. Il 29 marzo 2016, nel corso di una conferenza stampa tenutasi in una sala del Senato della Repubblica italiana, Paola Deffendi ha ricordato il figlio Giulio Regeni morto sotto tortura in Egitto.

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In linea da: 30/04/2015

Le canzoni dei piccoli maestri. Con auguri

di Filippo Benfante

Per i nostri tradizionali auguri di buon Primo maggio, presentiamo alcune note che fanno riscoprire un Luigi Meneghello in una veste inconsueta: come fonte per un canzoniere della Resistenza pubblicato nel 1960. Torniamo così su temi che ci sono sempre cari: il canto sociale, la ritualità del movimento operaio, la speranza di un mondo migliore più libero e più umano.

1. “Cosa volevano le trombe?”: comincia così il secondo capitolo dei Piccoli maestri, quello in cui – dopo aver raccontato il ritorno, qualche settimana dopo la pace, con la Simonetta sui luoghi dove facevano gli “atti di valore”, o forse “le fughe” – Meneghello comincia il flashback che andrà dalla primavera del 1943 a Merano fino alla Liberazione a Padova su cui si chiude il libro. Quelle trombe, che talvolta sembravano parlare – “Chi è malà? chi è impestà?” –, si direbbe annuncino anche la musica e le canzoni che ricorrono nel racconto.

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