In linea da: 14/06/2013

Da Gezi Park, Istanbul, 27 maggio-10 giugno 2013

Valentina Marcella intervistata da Elena Iorio

Elena Iorio, socia e membro del direttivo di storiAmestre, ha intervistato la sua amica, Valentina Marcella, che dagli ultimi giorni di maggio partecipa, a Istanbul, alle manifestazioni in difesa di un parco cittadino. Il Gezi Park è diventato un simbolo della salvaguardia del paesaggio urbano, della resistenza a decisioni imposte dall’alto e in base a calcoli economici, a scapito della vita quotidiana dei cittadini, e della libertà di manifestare: in Turchia, ma non solo.

Valentina Marcella è un’amica e compagna di studi che da poco più di un anno ha deciso di trasferirsi definitivamente a Istanbul, città dove aveva già vissuto in passato, per periodo più brevi, e che ormai conosce bene, anche per il fatto di parlare correntemente il turco. Valentina sta per concludere una tesi di dottorato in storia su satira ed esercito in Turchia negli anni Ottanta.

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In linea da: 23/04/2009

Gustave Lefrançais e Arthur Arnould, comunardi in esilio, parlano della polizia svizzera (1871-1874)

di Filippo Benfante

Nel suo «Storie di anarchici e di spie», Piero Brunello compara rapidamente l’organizzazione e i modi di operare delle polizie italiana e svizzera negli anni Settanta dell’Ottocento. In conclusione, sottolinea l’assai minore brutalità e invasività del controllo in Svizzera rispetto a quanto accadeva in Italia negli stessi anni. Questo si doveva anche a una diversa concezione dei rapporti tra istituzioni e cittadini (o sudditi) nei due Paesi: «Del resto, ci sarà pure un motivo se gli anarchici italiani scelgono in questi anni la Svizzera come terra d’esilio». Partendo da queste considerazioni, Filippo Benfante presenta due punti di vista sulla polizia svizzera nei primi anni 1870, tratti dai ricordi di due comunardi francesi in esilio, pubblicati qualche anno fa dallo studioso Marc Vuilleumier.

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In linea da: 06/04/2009

Storie di anarchici e di spie

di Piero Brunello

Su concessione dell’editore Donzelli, pubblichiamo un ampio estratto del «Prologo» e un altro breve brano del nuovo libro di Piero Brunello, Storie di anarchici e di spie. Polizia e politica nell’Italia liberale (per una scheda completa del libro, si veda il sito dell’editore, tra le novità). Brunello ha dedicato il suo lavoro alla memoria di Federico Aldrovandi, ragazzo di Ferrara morto a 18 anni, il 25 settembre 2005, durante un controllo di polizia (il processo penale per la morte è tuttora in corso presso il tribunale di Ferrara).

Prologo

Nove uomini, quasi tutti ventenni, si incontrano segretamente in un’osteria di Abano, un paese poco fuori Padova, sulla strada per Rovigo. La polizia, che ne è a conoscenza, li aspetta e li arresta con l’accusa, allora consueta nei confronti degli anarchici, di «cospirazione contro la sicurezza interna dello Stato». Era il 1881, e i tribunali del regno perseguivano l’Internazionale in quanto «associazione di malfattori». I giovani finirono nel carcere milanese di San Vittore.

Pochi giorni dopo il viceconsole di Ginevra Giuseppe Basso manda un telegramma a un dirigente del ministero degli Esteri, a Roma,

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In linea da: 05/05/2008

Memoria difensiva di Christian Giuseppe De Vito

di Christian De Vito

Nell’agosto del 2004, il nostro amico e compagno Christian De Vito, autore del quinto quaderno di storiAmestre dedicato al quartiere San Lorenzo di Firenze, dove vive, si è trovato a discutere, praticamente sotto casa sua, con alcuni poliziotti che eseguivano un controllo dei documenti di due uomini di origine straniera. Christian contestava la rudezza dell’azione e intendeva far valere i suoi diritti di cittadino: controllare e testimoniare il modo di fare delle cosiddette «forze dell’ordine». Qualche mese dopo, i poliziotti lo hanno denunciato per ingiurie e minacce.

Il procedimento si è svolto davanti al giudice di pace di Firenze. Dopo molti rinvii, si è concluso il 9 aprile 2008, con una condanna per Christian; la pena consiste in un’ammenda di 1000 euro più le spese processuali (che Christian non dovrà pagare, in quanto ha goduto del gratuito patrocinio) e naturalmente costituirà – almeno per cinque anni – uno sgradevole precedente.

La sentenza è stata clamorosa perché persino il pubblico ministero, alla luce dei fatti appurati, delle dichiarazioni di Christian e dei poliziotti che l’avevano denunciato, aveva chiesto l’assoluzione piena. Il giudice di pace si è

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