In linea da: 11/09/2012

8 settembre 1943: fuga nel tunnel

di Angelo Vianello, a cura di Giannarosa Vivian

Questo ricordo dell’8 settembre 1943 è tratto da un manoscritto inedito di Angelo Vianello (Pellestrina 1922-Campalto 1999). Ortolano, reduce dalla ritirata di Russia, viene a sapere dell’armistizio nella caserma di Montorio, oggi periferia di Verona. Fatto prigioniero dai Tedeschi, sente che è giunto “il momento di lottare per la mia libertà”: rifiuta l’arruolamento nei reparti militari italo-tedeschi, abbandona lo zaino, prende con sé una borsa con vestiti borghesi messi da parte in precedenza, e con un commilitone s’infila in un tombino di scarico delle fogne.

Dunque [… ] si tratta d’una cosa mia personale accadutami da militare, in un mattino dopo i susseguenti primi giorni dell’otto settembre 1943. Allora mi trovavo a Montorio di Verona, nella caserma, in attesa di nuove disposizioni dopo gli eventi avvenuti con la caduta del Regime Fascista e lo sfasciamento delle Forze Armate.

Io allora ero appena da poco tempo rientrato dal fronte Russo, con le peripezie mie provate con la ritirata in quell’inverno freddo, ma fortunato o graziato di avermi salvato e ritornato in Italia. Ma improvvisamente mi sono trovato come tutti gli altri militari presenti a

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In linea da: 27/07/2007

7. Per riva e per marina

Pellestrina raccontata dalle zie

di Giannarosa Vivian

estate 2007, 64 pp., 7 euro 

"Il viaggio per acqua durava un paio d’ore, c’era chi si annoiava, io no. Improvvisamente, dopo la curva del porto di Malamocco appariva nella luce rossa del tramonto l’edificio stretto e alto che segnala l’inizio dell’isola. Dopo qualche pizzicotto sulle braccia per assicurarmi che non era un sogno, che davvero Pellestrina era lì a un passo, cominciavo a prepararmi per lo sbarco, pur sapendo che tra una cosa e l’altra – un approdo, butta giù la passerella, gente che scende, gente che sale, tira su la passerella – mancava come minimo una mezz’ora. La nostra fermata era alla Rosa. Se eravamo attese dalla zia Lisetta giravamo a sinistra, se invece a ospitarci era la zia Norma andavamo a destra. Preferisco che i miei ricordi si mantengano quelli che sono, limpidi e pochi: la bisnonna che dava da mangiare alle oche nell’orto dietro casa, col pozzo in mezzo; la scala buia che conduceva ai piani superiori; l’atrio con le lingua de vaca sempreverdi; la camera dove dormivo in un lettino di ferro

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