In linea da: 25/11/2016

«Il maestro di S., mio, e dei nostri compagni». Note da un taccuino di Antonio Giuriolo

di Piero Casentini

Pubblichiamo il testo dell’intervento che il nostro amico Piero Casentini ha tenuto al «Symposium Education and Re-Education. Luigi Meneghello’s schooling in Fascist Italy», presso l’università di Reading, il 6 maggio 2016.

1. Il titolo che ho scelto per questo intervento1 è l’incipit del settimo e ultimo capitolo di Fiori italiani. La frase completa è questa: «Devo ora parlare dell’uomo che fu il maestro di S., mio, e dei nostri compagni, Antonio Giuriolo».

Il titolo originale dell’intervento era «Il maestro di S., mio, e dei nostri compagni, Antonio Giuriolo». Ndr [«Il maestro di S., mio, e dei nostri compagni». Note da un taccuino di Antonio Giuriolo

In linea da: 11/10/2016

In memoria di due antifascisti vicentini. Una lettera a storiAmestre

di Gianni Sartori

Come già in un’altra occasione, diamo risalto a una lettera che Gianni Sartori ha fatto pervenire al nostro sito (così come a molti altri, che a loro volta l’hanno resa pubblica). Dove si ricordano Ferrer Visentini e Ferruccio Manea, che nella Resistenza prese il nome di Tar e con questo nome è conosciuto anche ai lettori di Luigi Meneghello. Ricordi personali, frammenti di conversazioni e di incontri tra manifestazioni, circoli, funerali, presentazioni di libri e discussioni pubbliche, case di cura, riprese di fortuna e negativi di foto che chissà dove sono andati a finire, brani di intervista…

Quindici anni fa, quasi nello stesso giorno (rispettivamente 9 e 11 febbraio 2001), se ne andavano due tra i maggiori esponenti dell’antifascismo militante nel Vicentino. Il Tar, Ferruccio Manea, a 86 anni; Ferrer Visentini a 90 anni.

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In linea da: 24/07/2015

L’estate del 1943 a Vicenza, con una nota sull’aria di una sinfonia. Dai ricordi di Mario Mirri

di Filippo Benfante

Anche in mancanza di anniversari tondi – siamo al 72° – cominciamo a rievocare le giornate del 25 luglio e dell’8 settembre 1943. Le prendiamo un po’ alla larga, grazie ad alcuni ricordi relativi all’estate 1943 a Vicenza, che lo storico Mario Mirri rese pubblici circa trent’anni fa. Mirri, nato nel 1925, dal 1939 viveva a Vicenza con la famiglia, di origine toscana, vi frequentava il liceo e gli ambienti dell’antifascismo azionista e liberalsocialista da cui sarebbe uscita la banda dei “piccoli maestri”: nel romanzo di Luigi Meneghello è “Marietto”, il più giovane di tutti. Questi ricordi sono anche l’occasione per tornare sul canzoniere partigiano che qualche mese fa ci ha accompagnato per gli auguri di buon Primo maggio.

I brani che seguono sono ripresi da un lungo intervento intitolato Fra Vicenza e Pisa: esperienze morali, intellettuali e politiche di giovani negli anni ’40, che Mario Mirri pubblicò nel 1989, come appendice al volume degli atti di un convegno dedicato al Contributo dell’Università di Pisa e della Scuola Normale Superiore alla lotta antifascista ed alla guerra, che si era tenuto a Pisa il 24-25

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In linea da: 30/04/2015

Le canzoni dei piccoli maestri. Con auguri

di Filippo Benfante

Per i nostri tradizionali auguri di buon Primo maggio, presentiamo alcune note che fanno riscoprire un Luigi Meneghello in una veste inconsueta: come fonte per un canzoniere della Resistenza pubblicato nel 1960. Torniamo così su temi che ci sono sempre cari: il canto sociale, la ritualità del movimento operaio, la speranza di un mondo migliore più libero e più umano.

1. “Cosa volevano le trombe?”: comincia così il secondo capitolo dei Piccoli maestri, quello in cui – dopo aver raccontato il ritorno, qualche settimana dopo la pace, con la Simonetta sui luoghi dove facevano gli “atti di valore”, o forse “le fughe” – Meneghello comincia il flashback che andrà dalla primavera del 1943 a Merano fino alla Liberazione a Padova su cui si chiude il libro. Quelle trombe, che talvolta sembravano parlare – “Chi è malà? chi è impestà?” –, si direbbe annuncino anche la musica e le canzoni che ricorrono nel racconto.

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