In linea da: 03/02/2017

“Amo il veneto come lingua parlata”. Una lettera con una proposta

di Davide Zotto

Il nostro amico Davide Zotto ci scrive pensando alle ultime discussioni sulle norme regionali che hanno proclamato “i veneti” “minoranza nazionale” e di conseguenza prevedono sviluppi relativi all’introduzione ufficiale di un bilinguismo, fatto di patentini e corsi di insegnamento a tutti i livelli. Con una proposta per il sito di storiAmestre: aprire una discussione come quella che fu fatta al momento dell’istituzione dell’assessorato regionale “all’Identità veneta” (oggi diventata una “competenza” dell’assessorato al territorio, cultura, sicurezza).

Il dialetto è stato il mio primo modo di esprimermi. In famiglia si è sempre parlato e si parla tuttora in dialetto. L’italiano l’ho appreso dopo. Però in italiano ho imparato a scrivere, mentre ogni volta che ho provato a scrivere in dialetto mi sono trovato in imbarazzo e pieno di dubbi sulla grafia. Come non riesco a leggere brani in dialetto, se non con grande difficoltà. In questi anni ho comprato dei dizionari di veneto e ho visto che i dubbi sulla grafia sono comuni, ognuno ha la sua versione: pure come si scrive la terza persona singolare dell’indicativo presente dell’ausiliare essere.

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In linea da: 29/01/2017

“Perché Valussi mi sembra illuminante”. Una lettera a storiAmestre

di Alessandro Casellato

Pubblichiamo la lettera che ci ha mandato Alessandro Casellato, docente di storia dell’università Ca’ Foscari di Venezia e coordinatore del progetto e della mostra “Ascari e schiavoni. Il razzismo coloniale e Venezia”. Casellato parte dai commenti ricevuti sulla pagina facebook della mostra e dalla discussione in corso sul nostro sito (si vedano i commenti in calce al testo di Pacifico Valussi, presentato da Piero Brunello).

L’articolo di Pacifico Valussi presentato da Piero Brunello ha suscitato, oltre ai commenti sul sito di storiAmestre, alcune reazioni stizzite nella pagina facebook della mostra “Ascari e Schiavoni. Il razzismo coloniale e Venezia”. A me invece sembra illuminante, perché rivela che già a metà Ottocento il termine Schiavoni era sentito come fastidioso (“suona male”) alle orecchie di 18 Dalmati che vivevano a Venezia, e a quelle di “più d’uno Slavo colto” che Venezia frequentava come “amico all’Italia”, oltre che – evidentemente – a quelle di Pacifico Valussi, che slavo non era.

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In linea da: 05/12/2016

“Pio bove un corno”. Primo Levi, la parodia e la parodia sacra

di Alberto Cavaglion

Il 6 dicembre, con san Nicolò, arriva la prima strenna di fine 2016. Pubblichiamo il testo della relazione che il nostro amico Alberto Cavaglion ha tenuto a Firenze, il 9 novembre scorso, nel corso del convegno Gli intellettuali/scrittori ebrei e il dovere della testimonianza. Come in altre occasioni, presentiamo di seguito le prime pagine di questo saggio lungo, il cui titolo d’autore è Il sistema parodico. Parodie sacre in «Se questo è un uomo»; per la versione integrale, cliccare qui.

Premessa

Nella ormai sterminata bibliografia su Primo Levi salta agli occhi la carenza di studi intorno al tema del sacro. Non esistono, nella letteratura ebraico-italiana, testi in cui una preghiera, come accade per Se questo è un uomo, sia collocata in posizione di tale preminenza, eppure gli interpreti si sono ritratti – e continuano a ritrarsi – davanti all’idea che l’agnostico Levi, l’illuminista chimico scrutatore della Materia, si sia servito della Scrittura per decifrare il Caos. Ne consegue che si sappia oggi, e venga ripetuto, con puntigliosa precisione, di quali brani dei Salmi e di Deuteronomio e di

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In linea da: 14/11/2016

“Paroni a casa nostra”. La superstrada Pedemontana, la gestione del denaro pubblico e i rapporti tra istituzioni e cittadini

di Piero Brunello

Dopo aver letto la Deliberazione della Corte dei conti, «La superstrada a pedaggio “Pedemontana Veneta”», del 30 dicembre 2015, reperibile online, Piero Brunello ce la presenta svolgendo qualche considerazione e illustrando a quale punto sia oggi la vicenda: un nuovo intervento della Corte dei conti porta la data del 9 novembre 2016.

Introduzione

Nei progetti presentati nel 2003 la Pedemontana Veneta parte dall’autostrada Torino-Trieste (A4) presso il casello di Montecchio Maggiore e termina a Spresiano in corrispondenza della Mestre-Belluno (A27), per un percorso di circa 94,5 chilometri, per il 70% “in trincea”, con 9 viadotti e 15 km di tunnel. La conclusione dei lavori, inizialmente fissata al 31 gennaio 2016, è slittata al 12 dicembre 2018. Nel tempo ci sono state ripensamenti e continue oscillazioni fra l’idea di una superstrada o di un’autostrada, cosa che ha prodotto “la soluzione ibrida di una superstrada a pagamento, con caratteristiche autostradali”. Così almeno la definisce la Corte dei conti nella Deliberazione La superstrada a pedaggio “Pedemontana Veneta”, del 30 dicembre 2015.

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