In linea da: 23/01/2017

Alain, Carlo Levi e un pettirosso. Una nota e tre documenti

a cura di Filippo Benfante

Oggi, 24 gennaio 2017, facciamo un salto all’indietro al 1952. Un pretesto per parlare di Alain, Carlo Levi e un pettirosso che “ci può portare con le sue ali di pensiero chissà dove, alla guerra e alla pace”, alla differenza e al reciproco riconoscimento. Sullo sfondo la prima grande retata contro “Giustizia e Libertà” del marzo 1934, e i segnali dell’incipiente politica razziale del regime fascista: l’Ovra accusava Mario Levi di aver inveito contro “gli italiani”, la stampa lanciava l’idea del “complotto ebraico”.

per Giacomo C

S’incomincia con una coincidenza. Il 24 gennaio 1952 Carlo Levi chiudeva un articolo che qualche mese dopo sarebbe apparso in francese su un numero monografico della Nouvelle Revue Française intitolato Hommage à Alain, uscito con la data “settembre 1952”. L’omaggio al filosofo che è diventato una presenza abituale sul sito di storiAmestre a partire dal maggio 2013 arrivava a poco più di anno dalla sua morte, avvenuta nel giugno 1951.

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In linea da: 19/01/2017

Da “Riva degli Schiavoni” a “Riva degli Slavi”. Venezia, marzo 1849

di Pacifico Valussi, a cura di Piero Brunello

In questi giorni ha aperto a Venezia la mostra “Ascari e Schiavoni, il razzismo coloniale e Venezia”, organizzata in occasione dell’ottantesimo anniversario della prima legge razziale italiana, emanata nel 1937.

Per l’occasione Piero Brunello presenta un articolo di Pacifico Valussi che nel marzo 1849 annunciava il cambiamento del nome di Riva degli Schiavoni in Riva degli Slavi, in nome della fratellanza tra i popoli. Si trattava in realtà di una richiesta, promossa da diciotto Dalmati che vivevano a Venezia, e che il governo di Manin decise di non prendere in considerazione.

Alla fine di marzo 1849 Pacifico Valussi, un friulano accorso alla difesa di Venezia, scrisse una lettera aperta a Ernest von Schwarzer, giornalista viennese conosciuto anni prima a Trieste nella redazione del Giornale del Lloyd austriaco. La lettera uscì nel quotidiano L’Italia nuova il giorno dopo l’arrivo della voci ancora confuse sulla sconfitta di Carlo Alberto a Novara. La notizia fu accolta con sgomento: Venezia si ritrovava sola, le truppe austriache accampate

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In linea da: 25/11/2016

«Il maestro di S., mio, e dei nostri compagni». Note da un taccuino di Antonio Giuriolo

di Piero Casentini

Pubblichiamo il testo dell’intervento che il nostro amico Piero Casentini ha tenuto al «Symposium Education and Re-Education. Luigi Meneghello’s schooling in Fascist Italy», presso l’università di Reading, il 6 maggio 2016.

1. Il titolo che ho scelto per questo intervento1 è l’incipit del settimo e ultimo capitolo di Fiori italiani. La frase completa è questa: «Devo ora parlare dell’uomo che fu il maestro di S., mio, e dei nostri compagni, Antonio Giuriolo».

Il titolo originale dell’intervento era «Il maestro di S., mio, e dei nostri compagni, Antonio Giuriolo». Ndr [«Il maestro di S., mio, e dei nostri compagni». Note da un taccuino di Antonio Giuriolo

In linea da: 18/03/2016

Uno spettro s’aggira per l’Europa: la Comune

di Federico Chabod, a cura di Filippo Benfante

Ricordare la Comune in tempi di guerra? Per il 145esimo anniversario dell’insurrezione parigina, che cade questo 18 marzo, riprendiamo un documento pubblicato nel giugno 1941 da uno dei più grandi storici italiani del Novecento, Federico Chabod. Siamo a un anno tondo dall’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale e nella scia dell’allora settantesimo anniversario della repressione della Comune, durante la “settimana di sangue” del 21-28 maggio 1871. Sul numero 5 della rivista Popoli. Quindicinale di storia e geografia, Chabod presentava una lettera del conte Zaluski, incaricato d’affari austro-ungarico presso il governo italiano, che informava il suo capo, conte Federico Ferdinando di Beust, cancelliere dell’impero austro-ungarico, delle preoccupazioni manifestate in una conversazione privata dal ministro degli affari esteri italiano, Emilio Visconti Venosta.

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