In linea da: 18/02/2014

“Il perturbante nella storia”. Alcune precisazioni

di Marta Verginella

Pubblichiamo alcune precisazioni della storica Marta Verginella relative al suo saggio pubblicato nella raccolta Il perturbante nella storia, a cura di Luisa Accati e Renate Cogoy, di cui abbiamo parlato qualche giorno fa. La lettera di Verginella ci invita a riflettere sulla ricostruzione dei fatti da parte della storiografia, e sul ruolo di un discorso pubblico che privilegia (e strumentalizza) l’empatia emotiva con le vittime (e la loro sacralizzazione, proiettandole così su un piano extrastorico). Come illustrano i vari saggi del libro curato da Accati e Cogoy, i meccanismi del discorso pubblico favoriscono una de-responsabilizzazione collettiva, rinunciano a comprendere le ragioni e le precise responsabilità delle violenze e dei massacri, oscillando tra autoassoluzione, perdono e indifferenza (purché deferente).

Gentile redazione del sito di storiAmestre,

vorrei fare alcune precisazioni riguardo ad alcune considerazioni fatte da Elisabetta D’Erme nella sua recensione del libro Il perturbante nella storia, che avete pubblicato qualche giorno fa, in particolare in merito al suo succinto riassunto delle tesi da me espresse nel libro. Nel mio saggio

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In linea da: 14/02/2014

La rinuncia al discorso critico. Sull’uso della storia

di Luisa Accati e Renate Cogoy. Con uno scritto di Elisabetta D'Erme

Sulla scia delle discussioni relative al “giorno del ricordo”, la nostra amica Luisa Accati ci manda un breve resoconto, firmato con Renate Cogoy, sulla vicenda di un gruppo interdisciplinare costituitosi a Trieste nel corso degli anni 2000 per studiare i temi “perturbanti” (in senso freudiano) all’interno di un territorio segnato da nazionalismi e pluriappartenenze etniche e politiche. Nel 2007, questo gruppo è sollecitato da un editore tedesco a produrre un libro a più voci, che viene sviluppato intorno al tema delle foibe. Il resoconto parte da una constatazione: pubblicato in Germania e in Slovenia, dove ha ottenuto attenzione (recensioni, interviste agli autori), il libro è apparso in Italia nel 2010 senza ricevere alcuna accoglienza presso il grande pubblico; nemmeno Il Piccolo di Trieste ha ritenuto di pubblicare una recensione già pronta, e questa totale indifferenza è stata riconfermata fino a oggi. Il sito di storiAmestre accoglie questo resoconto insieme alla recensione inedita, contando di suscitare una discussione sull’uso (o non uso) pubblico della storia, nonché sui meccanismi e le ritualità delle commemorazioni pubbliche.

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In linea da: 11/10/2013

Esclusi e ingannati. Compianto per i morti, e per i vivi, del Vajont

di Silvio Guarnieri

Ripubblichiamo l’articolo che Silvio Guarnieri scrisse in “compianto per i morti del Vajont” all’indomani della catastrofe, e fu pubblicato per la prima volta su "lUnità" il 20 ottobre 1963.

Longarone, con le sue frazioni di Rivalta, Pirago, Villanova, Faè, tutte distribuite lungo la strada nazionale Alemagna, nell’ultimo tratto della strettoia sul cui fondo scorre il Piave prima dello slargo nell’ampia e festosa vallata che da Belluno porta sino a Feltre, godeva di una condizione di privilegio nei confronti degli altri piccoli centri di questa parte meridionale della nostra provincia; soprattutto nei confronti dei comuni più periferici, come l’Alpago, la zona di Arsiè, quella di Alano, ma anche di altri che, rispetto ad esso, avrebbero potuto considerarsi più favoriti dalla natura, dalla loro posizione: per una maggiore quantità di terra a loro disposizione, e più fertile e più accessibile, e per più lunga durata di tepore del sole nei lunghi e rigidi mesi invernali.

Poiché Longarone si distingueva per un più vigoroso senso di dignità dei suoi abitanti, per la loro capacità di

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