In linea da: 10/05/2016

Due parole sull’ultimo libro di Sandro Portelli. Una lettura con qualche digressione

di Piero Brunello

Pubblichiamo l’intervento che Piero Brunello ha tenuto il 5 maggio 2016 durante il settimo seminario Ascoltare il lavoro, organizzato dall’Università di Ca’ Foscari, CGIL, Ires e Associazione Italiana di Storia Orale (AISO): una lettura del libro di Alessandro Portelli, Badlands (2015), dedicato al rock di Bruce Springsteen. Qui con l’aggiunta di un post-scriptum.

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In linea da: 30/04/2015

Le canzoni dei piccoli maestri. Con auguri

di Filippo Benfante

Per i nostri tradizionali auguri di buon Primo maggio, presentiamo alcune note che fanno riscoprire un Luigi Meneghello in una veste inconsueta: come fonte per un canzoniere della Resistenza pubblicato nel 1960. Torniamo così su temi che ci sono sempre cari: il canto sociale, la ritualità del movimento operaio, la speranza di un mondo migliore più libero e più umano.

1. “Cosa volevano le trombe?”: comincia così il secondo capitolo dei Piccoli maestri, quello in cui – dopo aver raccontato il ritorno, qualche settimana dopo la pace, con la Simonetta sui luoghi dove facevano gli “atti di valore”, o forse “le fughe” – Meneghello comincia il flashback che andrà dalla primavera del 1943 a Merano fino alla Liberazione a Padova su cui si chiude il libro. Quelle trombe, che talvolta sembravano parlare – “Chi è malà? chi è impestà?” –, si direbbe annuncino anche la musica e le canzoni che ricorrono nel racconto.

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In linea da: 20/02/2015

Il mondo ci chiede canzonette. Identità nazionale e cultura materiale, dopo Sanremo

di Plinio Vecchiato

Il nostro amico Plinio Vecchiato ci invia alcuni suggerimenti di lettura, e di ascolto, a partire da un articolo di Aldo Cazzullo dedicato al festival di Sanremo, che si può leggere sul sito del Corriere della Sera. Vecchiato entra con prudenza su un terreno molto frequentato dagli storici, soprattutto negli ultimi anni; il merito principale che rivendica è quello di segnalare una fonte importante per gli studiosi del futuro. Ma ci ha anche scritto di avere pronto il titolo per un libro sull’argomento, che difficilmente farà, ma non si sa mai: L’amore convitato di pietra al banchetto delle nazioni: ed è subito pantografo

A Maria Ilva Biolcati

Di che cosa è fatta l’identità delle nazioni? Sarebbe questa la sede adatta per discuterne, magari a partire da un riepilogo sistematico e ragionato delle tante analisi, riflessioni e percorsi che gli storici hanno affrontato su uno dei temi più complessi della storiografia contemporanea.

Adatta la sede, ma disadatto chi scrive.

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In linea da: 03/05/2014

Parole di Carlo Goldoni e Pietro Gori. Nota sul ritornello degli Stornelli d’esilio

di Piero Brunello

Ancora sul Primo maggio: elogio di una canzone.

1. Il ritornello del celebre canto anarchico Stornelli d’esilio dice così: «Nostra patria è il mondo intero, / nostra legge la libertà, / e un pensiero / ribelle in cuor ci sta». La musica è di una canzone popolare toscana (La figlia campagnola), mentre il testo, pubblicato per la prima volta nel 1904, è di Pietro Gori (1865-1911). Con questa canzone Gori elaborò la propria esperienza e quella di tutti i compagni in esilio. Dopo aver dovuto lasciare l’Italia per Lugano, al tempo delle repressioni di Crispi, e quindi, pochi mesi dopo, anche la Svizzera all’inizio del 1895 (eventi che ispirano la sua ancor più celebre Addio a Lugano), Gori visse in Belgio, Germania, Inghilterra e Americhe.

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