In linea da: 23/01/2017

Alain, Carlo Levi e un pettirosso. Una nota e tre documenti

a cura di Filippo Benfante

Oggi, 24 gennaio 2017, facciamo un salto all’indietro al 1952. Un pretesto per parlare di Alain, Carlo Levi e un pettirosso che “ci può portare con le sue ali di pensiero chissà dove, alla guerra e alla pace”, alla differenza e al reciproco riconoscimento. Sullo sfondo la prima grande retata contro “Giustizia e Libertà” del marzo 1934, e i segnali dell’incipiente politica razziale del regime fascista: l’Ovra accusava Mario Levi di aver inveito contro “gli italiani”, la stampa lanciava l’idea del “complotto ebraico”.

per Giacomo C

S’incomincia con una coincidenza. Il 24 gennaio 1952 Carlo Levi chiudeva un articolo che qualche mese dopo sarebbe apparso in francese su un numero monografico della Nouvelle Revue Française intitolato Hommage à Alain, uscito con la data “settembre 1952”. L’omaggio al filosofo che è diventato una presenza abituale sul sito di storiAmestre a partire dal maggio 2013 arrivava a poco più di anno dalla sua morte, avvenuta nel giugno 1951.

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In linea da: 25/11/2016

«Il maestro di S., mio, e dei nostri compagni». Note da un taccuino di Antonio Giuriolo

di Piero Casentini

Pubblichiamo il testo dell’intervento che il nostro amico Piero Casentini ha tenuto al «Symposium Education and Re-Education. Luigi Meneghello’s schooling in Fascist Italy», presso l’università di Reading, il 6 maggio 2016.

1. Il titolo che ho scelto per questo intervento1 è l’incipit del settimo e ultimo capitolo di Fiori italiani. La frase completa è questa: «Devo ora parlare dell’uomo che fu il maestro di S., mio, e dei nostri compagni, Antonio Giuriolo».

Il titolo originale dell’intervento era «Il maestro di S., mio, e dei nostri compagni, Antonio Giuriolo». Ndr [«Il maestro di S., mio, e dei nostri compagni». Note da un taccuino di Antonio Giuriolo

In linea da: 11/10/2016

In memoria di due antifascisti vicentini. Una lettera a storiAmestre

di Gianni Sartori

Come già in un’altra occasione, diamo risalto a una lettera che Gianni Sartori ha fatto pervenire al nostro sito (così come a molti altri, che a loro volta l’hanno resa pubblica). Dove si ricordano Ferrer Visentini e Ferruccio Manea, che nella Resistenza prese il nome di Tar e con questo nome è conosciuto anche ai lettori di Luigi Meneghello. Ricordi personali, frammenti di conversazioni e di incontri tra manifestazioni, circoli, funerali, presentazioni di libri e discussioni pubbliche, case di cura, riprese di fortuna e negativi di foto che chissà dove sono andati a finire, brani di intervista…

Quindici anni fa, quasi nello stesso giorno (rispettivamente 9 e 11 febbraio 2001), se ne andavano due tra i maggiori esponenti dell’antifascismo militante nel Vicentino. Il Tar, Ferruccio Manea, a 86 anni; Ferrer Visentini a 90 anni.

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In linea da: 24/04/2016

Il 25 aprile, un fiore per Geo Josz

di Alberto Cavaglion

Anche quest’ anno, il nostro amico Alberto Cavaglion ci ha fatto avere un saluto e un pensiero per il 25 aprile, “giorno della Liberazione non dal fascismo degli altri, contro cui è facile prendersela adesso, ma contro il fascismo che è stato dentro la nostra coscienza”. Lo fa ricordandoci anche che nel 2016 cade il centenario della nascita di Giorgio Bassani. Il suggerimento è quello di leggere Bassani come storico del fascismo e del post-fascismo: da un giardino di Ferrara, a un Lido adriatico, fino a una lapide in via Mazzini, con l’urlo furibondo (e, prima, la risata irriverente di fronte alla lapide con il suo nome) di Geo Josz.

Un 25 aprile dominato dalla figura del sindaco-museografo? Se io fossi sindaco di Ferrara, in occasione della festa della Liberazione, farei lo sgambetto al sindaco di Predappio e invece di un museo del Fascismo che non si farà mai, chiederei soldi (pochi) per scoprire una lapide in via Mazzini. Un solo nome inciso sopra. Geo Josz, il protagonista della “storia ferrarese” di Giorgio Bassani, forse la cosa più bella scritta dall’autore di

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