In linea da: 11/02/2015

In ricordo di Bernard Maris, antieconomista (1946-2015)

di Maria Turchetto

Torniamo sulle vicende del 7-9 gennaio, di nuovo con Maria Turchetto che già ci aveva mandato una sua reazione a caldo e ora presenta brevemente il pensiero e l’opera di una delle vittime degli attentati, l’(anti)economista Bernard Maris.

C’è un personaggio davvero notevole fra le vittime della strage al Charlie Hebdo. Non che vignettisti e umoristi come il direttore Charb, Wolinski, Cabu, Tignous non fossero notevoli. Ma Bernard Maris, che sul Charlie si firmava Oncle Bernard, è davvero un caso speciale. Bernard Maris era un economista: professore di Scienze Economiche all’Institut d’Études Européennes di Parigi, era consigliere della Banca Centrale di Francia. Ma anche militante dei Verdi e membro del consiglio scientifico di Attac France, uno dei maggiori movimenti no-global francesi. Non per il gusto di tenere i piedi in due staffe: perché era un oppositore (alle politiche economiche europee, alle ricette del FMI, al pensiero unico neoliberista, al capitalismo) intransigente e radicale impossibile da emarginare – e perciò prezioso.

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In linea da: 24/01/2015

In città. Il 7 gennaio visto tra casa e scuola

di Claudio Pasqual

Le note di Claudio Pasqual questa volta sono dedicate alle  reazioni registrate in città a quanto è accaduto in Francia a inizio anno, in particolare alle discussioni “in uno spazio pubblico ma chiuso”, cioè la scuola: circolari e proclami politici, mail tra genitori, discussioni e “microconferenze” di studenti; e per il giorno della memoria?

La risposta della città ai fatti luttuosi di Parigi mi pare che sia stata piuttosto contenuta. A Venezia c’è stata la manifestazione dell’11 gennaio, in campo Manin, organizzata dall’Alliance Française, ma apparentemente nulla più. Girando per Mestre non ho riscontrato segni tangibili di una qualche reazione. In realtà, una reazione collettiva c’è stata in uno spazio pubblico ma chiuso, il mondo della scuola.

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In linea da: 20/01/2015

Il 7 gennaio visto da Istanbul

di Valentina Marcella

Continuiamo a raccogliere interventi e riflessioni su quanto accaduto a inizio anno in Francia e sulle conseguenze che ciò potrà avere. Dopo averci raccontato la protesta di Gezi Park nel giugno 2013, Valentina Marcella ci invia una rassegna delle reazioni osservate a Istanbul negli ultimi dieci giorni: solidarietà e not in my name, iconoclasti, censura e autocensura, minacce e paura di uno scontro civile.

Quali sono le reazioni in un paese a maggioranza musulmana come la Turchia a quanto accaduto a Parigi? Ancora una volta l’opinione pubblica si è divisa, schierata su due posizioni radicalmente opposte.

1. Da una parte, dimostrazioni di condanna degli atti terroristici e di solidarietà nei confronti della redazione di Charlie Hebdo, dei familiari delle vittime (tutte, non solo dei vignettisti) e più in generale del popolo francese sono fiorite fin dall’arrivo delle prime tragiche notizie da rue Nicolas-Appert. A Istanbul, un corteo spontaneo ha marciato sul corso pedonale Istiklal, fiori e messaggi solidali sono stati recapitati al cancello del Consolato di Francia e una folla di “Je suis Charlie” si è radunata in un sit-in davanti all’Istituto di

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In linea da: 19/01/2015

Cinque pezzi facili. Dai giornali dell’8 gennaio 2015

di Michele Nani

Michele Nani ha risposto al nostro invito di intervenire su quanto accaduto a Parigi, proponendoci una breve raccolta di discorsi che si potevano leggere sui giornali dell’8 gennaio 2015.

Il vecchio Hegel riteneva la lettura dei giornali una “realistica benedizione mattutina”. Devo confessare che sempre più spesso mi sottraggo a quel rito: per mancanza di tempo, mi ripeto, giustificandomi; ma senz’altro la mia renitenza deriva dal ricorrente fastidio dinanzi ai luoghi comuni, alla pubblicità, alle strategie mediatiche. Sarà che studiare la storia porta a sprofondare nelle lunghe continuità, sarà che il “sempre-nuovo” rimanda al “sempre-uguale”, ma anche senza scomodare Braudel e Benjamin ci si stanca presto quando ogni evento viene descritto come esemplare o straordinario, dovendo incarnare lo spirito dei tempi o svolte epocali: a quel punto i giornali non servono più a “sapere come regolarsi”, come voleva Hegel. Forse anche per questo, sui recenti fatti parigini, alla Karl Kraus, “non mi viene in mente niente”. Avendo solo pensieri confusi e banali in testa, ho provato a vedere se si tratta di una condizione diffusa e ho sondato la risposta immediata alle stragi parigine delle prime

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