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	<title>Commenti per storiAmestre</title>
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	<description>associazione per la storia di Mestre e del territorio</description>
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		<title>Commenti su Segnali di festa. Primo maggio reggiano e internazionalista di Centro di Documentazione Storica &#8211; Villa Cougnet &#171; Segnali di festa. Primo maggio reggiano e internazionalista</title>
		<link>http://storiamestre.it/2012/04/primomaggioreggio/comment-page-1/#comment-404</link>
		<dc:creator>Centro di Documentazione Storica &#8211; Villa Cougnet &#171; Segnali di festa. Primo maggio reggiano e internazionalista</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 May 2012 13:25:46 +0000</pubDate>
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		<description>[...] proponiamo un omaggio al Primo Maggio, triangolato tra noi e il sito di storiAmestre, che ha ospitato per primo questo contributo a cura del nostro comune amico Marco [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] proponiamo un omaggio al Primo Maggio, triangolato tra noi e il sito di storiAmestre, che ha ospitato per primo questo contributo a cura del nostro comune amico Marco [...]</p>
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		<title>Commenti su Anniversari di chi? di Giovanni Levi</title>
		<link>http://storiamestre.it/2012/03/anniversaridichi/comment-page-1/#comment-403</link>
		<dc:creator>Giovanni Levi</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 May 2012 08:35:32 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Piero,
nel 1887 circa José Villegas Cordero, pittore sivigliano con lunga residenza a Roma dove dirigeva la Academia de Espana, fa un quadro(ora alle Bellas Artes di Siviglia) intitolato &quot;Fiesta por la paz social en Venecia&quot; [ndr: lo si vede scorrendo la pagina http://leyendasdesevilla.blogspot.it/2011/08/el-museo-de-bellas-artes-de-sevilla-y.html]. Vedo le tue note sul 1848 e sulla Comune, la prima data non celebrata ma la seconda sì. Ora mi chiedo: questa Fiesta, piena di preti ecc., è connessa con una risposta a cosa? Ne sai qualcosa, dal Gabinetto della Prefettura? Forse una risposta alle celebrazioni della Comune che tu citi per il 1888 (la data del quadro potrebbe essere 1888 o 1889)? Capirai che mi interessa più questa &quot;Fiesta por la paz social&quot; che il pittore.
Un abbraccio
Giovanni</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Piero,<br />
nel 1887 circa José Villegas Cordero, pittore sivigliano con lunga residenza a Roma dove dirigeva la Academia de Espana, fa un quadro(ora alle Bellas Artes di Siviglia) intitolato &#8220;Fiesta por la paz social en Venecia&#8221; [ndr: lo si vede scorrendo la pagina <a href="http://leyendasdesevilla.blogspot.it/2011/08/el-museo-de-bellas-artes-de-sevilla-y.html" rel="nofollow">http://leyendasdesevilla.blogspot.it/2011/08/el-museo-de-bellas-artes-de-sevilla-y.html</a>. Vedo le tue note sul 1848 e sulla Comune, la prima data non celebrata ma la seconda sì. Ora mi chiedo: questa Fiesta, piena di preti ecc., è connessa con una risposta a cosa? Ne sai qualcosa, dal Gabinetto della Prefettura? Forse una risposta alle celebrazioni della Comune che tu citi per il 1888 (la data del quadro potrebbe essere 1888 o 1889)? Capirai che mi interessa più questa &#8220;Fiesta por la paz social&#8221; che il pittore.<br />
Un abbraccio<br />
Giovanni</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Segnali di festa. Primo maggio reggiano e internazionalista di Giulia Brunello</title>
		<link>http://storiamestre.it/2012/04/primomaggioreggio/comment-page-1/#comment-402</link>
		<dc:creator>Giulia Brunello</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 May 2012 12:18:28 +0000</pubDate>
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		<description>L&#8217;episodio delle donne che protestano contro una centrale nucleare nel 1983, ricordato da Marco Fincardi nel contesto di una storia del Primo maggio quasi esclusivamente promossa da uomini, mi ha fatto venire in mente una fotografia che si trova nella collezione &quot;Hist&#243;ria da Industrializa&#231;&#227;o&quot; dell&#8217;Archivio Edgard Leuenroth dell&#8217;Universit&#224; di Campinas (San Paulo): la numero 144, che ritrae una donna vista di spalle mentre parla a un pubblico composto principalmente di uomini in una piazza [ndr. si vede a questo indirizzo: http://storiamestre.it/immagini/PrimoMaggioSP.jpg]. La data &#232; incerta. Sul retro della foto un&#8217;annotazione a matita dice &quot;Sciopero generale del 1917, San Paolo&quot;, ma sono state fatte dieci diverse ipotesi di datazione (Miriam Manini, &quot;Os usos da iconografia no ensino e na pesquisa: o acervo multimeios do arquivo Edgard Leuenroth&quot;, &#8220;Cadernos AEL&#8221;, n. 5/6, 1996-97, pp. 221-244), di cui cinque indicano la commemorazione del Primo Maggio, sempre a San Paulo, nel 1915 o nel 1919.
	Non sono in grado di sciogliere i dubbi, per&#242; vorrei sottolineare in questa fotografia l&#8217;importanza di una donna che prende la parola in pubblico in una manifestazione di uomini. Conoscendo le parole d&#8217;ordine del movimento operaio di quegli anni, la donna avr&#224; rivendicato migliori condizioni di lavoro per uomini e donne, riduzione del numero di ore di lavoro, sicurezza in fabbrica, indennit&#224; di malattia, fine dello sfruttamento minorile. Avr&#224; parlato di emancipazione femminile come elemento fondamentale per l&#8217;emancipazione dell&#8217;intera umanit&#224;. Appoggiate da una parte del movimento operaio, le donne rivendicavano tra le altre cose la parit&#224; di salario tra uomo e donna, chiedevano l&#8217;accesso all&#8217;istruzione e ai luoghi pubblici considerati ambienti esclusivamente maschili, pretendevano uguali diritti civili e politici, reclamavano la fine delle gerarchie sociali e sessuali.&#160;
	La situazione documentata dalla fotografia non &#232; eccezionale. A San Paulo nei primi decenni del &#8216;900 si registra un&#8217;impennata del numero di operaie, principalmente nel settore tessile, molte delle quali immigrate dall&#8217;Italia. Le liste delle persone da sorvegliare compilate dalla polizia sono composte soprattutto da donne e minori, considerati responsabili di boicottaggi, sabotaggi, distruzione di macchine, ribellione contro gli atti di violenza perpetrati dai padroni.
	Gli scioperi che si verificano a partire dagli anni &#8216;10 e che culminano con la paralisi della citt&#224; nel luglio del 1917, partono dalla rivolta delle donne. Che sia quindi una donna a parlare &#232; il riflesso della composizione operaia, ma soprattutto simbolo dei diritti richiesti e gridati dalle donne.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&rsquo;episodio delle donne che protestano contro una centrale nucleare nel 1983, ricordato da Marco Fincardi nel contesto di una storia del Primo maggio quasi esclusivamente promossa da uomini, mi ha fatto venire in mente una fotografia che si trova nella collezione &quot;Hist&oacute;ria da Industrializa&ccedil;&atilde;o&quot; dell&rsquo;Archivio Edgard Leuenroth dell&rsquo;Universit&agrave; di Campinas (San Paulo): la numero 144, che ritrae una donna vista di spalle mentre parla a un pubblico composto principalmente di uomini in una piazza [ndr. si vede a questo indirizzo: <a href="http://storiamestre.it/immagini/PrimoMaggioSP.jpg" rel="nofollow">http://storiamestre.it/immagini/PrimoMaggioSP.jpg</a>. La data &egrave; incerta. Sul retro della foto un&rsquo;annotazione a matita dice &quot;Sciopero generale del 1917, San Paolo&quot;, ma sono state fatte dieci diverse ipotesi di datazione (Miriam Manini, &quot;Os usos da iconografia no ensino e na pesquisa: o acervo multimeios do arquivo Edgard Leuenroth&quot;, &ldquo;Cadernos AEL&rdquo;, n. 5/6, 1996-97, pp. 221-244), di cui cinque indicano la commemorazione del Primo Maggio, sempre a San Paulo, nel 1915 o nel 1919.<br />
	Non sono in grado di sciogliere i dubbi, per&ograve; vorrei sottolineare in questa fotografia l&rsquo;importanza di una donna che prende la parola in pubblico in una manifestazione di uomini. Conoscendo le parole d&rsquo;ordine del movimento operaio di quegli anni, la donna avr&agrave; rivendicato migliori condizioni di lavoro per uomini e donne, riduzione del numero di ore di lavoro, sicurezza in fabbrica, indennit&agrave; di malattia, fine dello sfruttamento minorile. Avr&agrave; parlato di emancipazione femminile come elemento fondamentale per l&rsquo;emancipazione dell&rsquo;intera umanit&agrave;. Appoggiate da una parte del movimento operaio, le donne rivendicavano tra le altre cose la parit&agrave; di salario tra uomo e donna, chiedevano l&rsquo;accesso all&rsquo;istruzione e ai luoghi pubblici considerati ambienti esclusivamente maschili, pretendevano uguali diritti civili e politici, reclamavano la fine delle gerarchie sociali e sessuali.&nbsp;<br />
	La situazione documentata dalla fotografia non &egrave; eccezionale. A San Paulo nei primi decenni del &lsquo;900 si registra un&rsquo;impennata del numero di operaie, principalmente nel settore tessile, molte delle quali immigrate dall&rsquo;Italia. Le liste delle persone da sorvegliare compilate dalla polizia sono composte soprattutto da donne e minori, considerati responsabili di boicottaggi, sabotaggi, distruzione di macchine, ribellione contro gli atti di violenza perpetrati dai padroni.<br />
	Gli scioperi che si verificano a partire dagli anni &lsquo;10 e che culminano con la paralisi della citt&agrave; nel luglio del 1917, partono dalla rivolta delle donne. Che sia quindi una donna a parlare &egrave; il riflesso della composizione operaia, ma soprattutto simbolo dei diritti richiesti e gridati dalle donne.</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Rivolta, tradimento e racconto. Pagine dal Quaderno 12 di Piero Brunello</title>
		<link>http://storiamestre.it/2012/03/rivoltatradimentoracconto/comment-page-1/#comment-348</link>
		<dc:creator>Piero Brunello</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 19:54:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://storiamestre.it/?p=1958#comment-348</guid>
		<description>Ringrazio Stefano Borgarelli per le questioni che pone. Non userei il termine &quot;xenofobia&quot;, perché non fa differenze tra diversi e specifici comportamenti. In generale poi eviterei di definire stati d&#039;animo e cercherei piuttosto di individuare dispositivi e comportamenti sociali. Tanto meno parlerei di &quot;tradizioni millenarie&quot; della Serenissima, come è stato fatto in un intervento nel dibattito, perché è un&#039;espressione che ignora la specificità dei contesti storici (e quindi non riesce nemmeno a dar conto dei fenomeni di continuità). Per dire, i mercanti tedeschi presenti a Venezia si erano insediati in città da poco, in seguito all&#039;apertura del porto franco nel 1830; e le normative riguardanti i &quot;forestieri&quot; che ho ricordato erano quelle austriache, non  dissimili peraltro a quelle di altri Stati preunitari. Infine, ho parlato del nazionalismo come di una tonalità della vita quotidiana, perché a me non interessa tanto &quot;l&#039;immagine dello straniero&quot; (che si suppone abiti oltre le Alpi: ma è chiaramente una costruzione culturale), quanto i rapporti tra vicini di casa, la prassi amministrativa e poliziesca, il funzionamento degli ospedali e delle istituzioni totali, le storie individuali. Quanto ai rapporti tra pressioni dal basso nei confronti degli stranieri e iniziative prese dall&#039;alto, il tema  aspetta ancora di essere pienamente indagato.
Piero Brunello</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio Stefano Borgarelli per le questioni che pone. Non userei il termine &#8220;xenofobia&#8221;, perché non fa differenze tra diversi e specifici comportamenti. In generale poi eviterei di definire stati d&#8217;animo e cercherei piuttosto di individuare dispositivi e comportamenti sociali. Tanto meno parlerei di &#8220;tradizioni millenarie&#8221; della Serenissima, come è stato fatto in un intervento nel dibattito, perché è un&#8217;espressione che ignora la specificità dei contesti storici (e quindi non riesce nemmeno a dar conto dei fenomeni di continuità). Per dire, i mercanti tedeschi presenti a Venezia si erano insediati in città da poco, in seguito all&#8217;apertura del porto franco nel 1830; e le normative riguardanti i &#8220;forestieri&#8221; che ho ricordato erano quelle austriache, non  dissimili peraltro a quelle di altri Stati preunitari. Infine, ho parlato del nazionalismo come di una tonalità della vita quotidiana, perché a me non interessa tanto &#8220;l&#8217;immagine dello straniero&#8221; (che si suppone abiti oltre le Alpi: ma è chiaramente una costruzione culturale), quanto i rapporti tra vicini di casa, la prassi amministrativa e poliziesca, il funzionamento degli ospedali e delle istituzioni totali, le storie individuali. Quanto ai rapporti tra pressioni dal basso nei confronti degli stranieri e iniziative prese dall&#8217;alto, il tema  aspetta ancora di essere pienamente indagato.<br />
Piero Brunello</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su 8 e 18 marzo festeggiati assieme. Notizie da San Paolo del Brasile di Francesco Codello</title>
		<link>http://storiamestre.it/2012/03/8-18marzo/comment-page-1/#comment-347</link>
		<dc:creator>Francesco Codello</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Apr 2012 09:49:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://storiamestre.it/?p=1965#comment-347</guid>
		<description>Spero che li proceda tutto bene per voi. Salutatemi i compagni che ho conosciuto a suo tempo, in particolare Plinio Cohelo. Potreste suggerire ai compagni di laggiù che esiste la traduzione del primo volume de &quot;La buona educazione&quot; dove c&#039;è anche Louise Michel.
Un abbraccio
Francesco Codello</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Spero che li proceda tutto bene per voi. Salutatemi i compagni che ho conosciuto a suo tempo, in particolare Plinio Cohelo. Potreste suggerire ai compagni di laggiù che esiste la traduzione del primo volume de &#8220;La buona educazione&#8221; dove c&#8217;è anche Louise Michel.<br />
Un abbraccio<br />
Francesco Codello</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Rivolta, tradimento e racconto. Pagine dal Quaderno 12 di stefano borgarelli</title>
		<link>http://storiamestre.it/2012/03/rivoltatradimentoracconto/comment-page-1/#comment-346</link>
		<dc:creator>stefano borgarelli</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 14:36:31 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://storiamestre.it/?p=1958#comment-346</guid>
		<description>Approfitto di questo spazio per due righe riferite al convegno di sabato 31/3 al Candiani, in margine all&#039;intervento di Piero Brunello: stimolante, per me nuovo. Ne è venuta fuori una Venezia xenofoba, che costituisce lo &#039;straniero&#039; (tedesco) radicalizzando le connotazioni più negative della categoria &#039;foresto&#039;. Il punto a me non chiaro: fu questo un frutto quasi improvviso della Rivoluzione del &#039;48, oppure prese forma una latenza che stava già nella &#039;tonalità della vita quotidiana&#039; - per riprendere i termini usati da Brunello - precedente? S&#039;è detto di Manin (e dei &#039;maninisti&#039;) moderato, ma l&#039;esclusione del tedesco straniero dalla civitas veneziana m&#039;è sembrato un fenomeno di segno diverso, favorito dal contesto politico, ma prepolitico (perciò forse, un intervento dal pubblico ha suggerito una chiave antropologica, in relazione alla costruzione identitaria nei secoli della Serenissima). 
Grazie dell&#039;attenzione comunque.
Stefano Borgarelli</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Approfitto di questo spazio per due righe riferite al convegno di sabato 31/3 al Candiani, in margine all&#8217;intervento di Piero Brunello: stimolante, per me nuovo. Ne è venuta fuori una Venezia xenofoba, che costituisce lo &#8216;straniero&#8217; (tedesco) radicalizzando le connotazioni più negative della categoria &#8216;foresto&#8217;. Il punto a me non chiaro: fu questo un frutto quasi improvviso della Rivoluzione del &#8217;48, oppure prese forma una latenza che stava già nella &#8216;tonalità della vita quotidiana&#8217; &#8211; per riprendere i termini usati da Brunello &#8211; precedente? S&#8217;è detto di Manin (e dei &#8216;maninisti&#8217;) moderato, ma l&#8217;esclusione del tedesco straniero dalla civitas veneziana m&#8217;è sembrato un fenomeno di segno diverso, favorito dal contesto politico, ma prepolitico (perciò forse, un intervento dal pubblico ha suggerito una chiave antropologica, in relazione alla costruzione identitaria nei secoli della Serenissima).<br />
Grazie dell&#8217;attenzione comunque.<br />
Stefano Borgarelli</p>
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