In linea da: 07/03/2018

Dai bagni e dai salari alla pace e al disarmo. Autobiografie di donne proletarie

di Virginia Woolf

Nel 1931 la Lega cooperativa delle donne (Co-operative Women’s Guild), fondata a Londra nel 1883, pubblicò alcune autobiografie di donne proletarie inglesi. Era un progetto che risaliva a molti anni prima, a lungo rimandato per molte ragioni, compresa la prima guerra mondiale.

Invitata a scrivere una Prefazione alla raccolta, Virginia Woolf lo fece, vincendo una certa riluttanza, sotto forma di una lettera a Margaret Llewelyn Davies, segretaria della Lega. Vi rievocava un congresso della Lega del 1913, a cui aveva assistito, e una discussione avvenuta qualche mese dopo presso l’ufficio centrale dell’organizzazione, dove per la prima volta aveva potuto vedere le lettere che alcune donne avevano indirizzato alla Lega, raccontando le proprie vite. In quei testi trovò “qualcosa della minuziosità e della chiarezza di una descrizione di Defoe”.

Dopo aver affrontato il tema dei rapporti tra donne borghesi e proletarie, Virginia Woolf osservava che quelle autobiografie, scritte “in cucina, nei ritagli di tempo libero, in mezzo a ogni sorta di distrazioni e ostacoli” rappresentavano un documento della “stupefacente vitalità dello spirito umano”, di quella “innata energia che nessuna sequela di parti e

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In linea da: 25/06/2014

Avvisi per i posteri. Dalla Prima guerra mondiale. 9

di Marco Toscano

Nono appuntamento con le letture del nostro amico Marco Toscano intorno alla prima guerra mondiale, e alla guerra in generale.

Cari di storiAmestre,

nella scheda dedicata a Helena M. Swanwick ho ricordato, tra quanti si impegnarono nell’Union of Democratic Control, Leonard Woolf. Ed è a sua moglie Virginia, che dal marito prese il cognome, che dedico questa scheda. Come accadde alla sua generazione, Virginia Woolf (1882-1941) rifletté tutta la vita su come contrastare i motivi che avevano portato alla guerra e impedirne di nuove. Nel 1914 aveva trentadue anni, viveva a Londra ed era inserita in un circolo di intellettuali obiettori di coscienza o comunque contrari all’entrata in guerra dell’Inghilterra. 

Vent’anni dopo (si era nel 1936-37) il segretario di un’associazione antifascista le chiese di fare qualcosa per prevenire la guerra, e lei, come si sa, rispose con un libro dal titolo Le tre ghinee, in cui si chiedeva come evitare che gli uomini vedessero nella guerra “una fonte di felicità e di esaltazione”, “uno sbocco per le virtù virili senza

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