In linea da: 25/03/2014

Gavrilo Princip e l’attentato di Sarajevo nei manuali di storia croati

di Stefano Petrungaro

Riprendiamo sul sito il tema affrontato nei due recenti incontri organizzati da storiAmestre, in collaborazione con gli Itinerari educativi del Comune di Venezia: “Guerra mondiale, racconti nazionali. La prima guerra mondiale nei libri di scuola”. Pubblichiamo alcune pagine dal volume di Stefano Petrungaro, Riscrivere la storia. Il caso della manualistica croata (1918-2004), uscito nel 2006 in una collana promossa dalla Fondazione Federico Chabod di Aosta, dove si presenta l’evoluzione del racconto dell’attentato di Sarajevo (e dell’identità dell’attentatore Princip) dall’immediato dopoguerra agli anni Novanta del Novecento.

A essere rigorosi, l’evento in questione non appartiene alla storia nazionale croata in senso stretto, poiché si svolge al di fuori dei confini nazionali, l’attentatore non è croato, come non sono croati i principi d’Asburgo vittime dell’attentato; tuttavia, è indubbio il suo ruolo decisivo per la storia della Croazia, confermato infatti dal largo spazio dedicatogli nei manuali esaminati.

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In linea da: 06/03/2014

Quando le scienze sociali parlano di “non lavoro”

di Stefano Petrungaro

All’epoca in cui storiAmestre organizzò il convegno “Movimento operaio: storiografia e nuove prospettive”, avevamo discusso di un progetto di ricerca, poi mai avviato, anche con il nostro amico Stefano Petrungaro, che oggi ci manda una sua riflessione a proposito di un dibattito in corso in alcuni ambiti disciplinari sulle categorie di “non-lavoro” o “multiverso dei lavoratori”: sono pensate per analizzare l’attività umana slegandola da quella categoria “lavoro” che in realtà corrisponde al lavoro maschile salariato in fabbrica diffuso nel mondo occidentale per non più di un secolo.

– Tu nella vita che fai?

– Io? Mah, studio storia, indago quel ch’è successo nel passato.

– Bello. Ma intendevo “di lavoro”, che fai?

Avvertenza

Negli ultimi tempi, in certi studi sociologici e interdisciplinari, si parla sempre più di una categoria chiamata “non-lavoro”… Già, non è che i confini tra quel che è considerato “lavoro” e quel che non lo è siano chiari. Il pittore sdraiato sull’erba sta riposando, o sta studiando l’azzurro

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In linea da: 16/04/2012

Balcani, Stati e violenza. Pagine da un libro appena pubblicato

di Stefano Petrungaro

È uscito da pochi giorni Balcani. Una storia di violenza?, il nuovo libro del nostro amico Stefano Petrungaro. Ne presentiamo un breve estratto, per gentile concessione dell’autore e dell’editore Carocci, che ha fatto coincidere l’uscita del libro con il doppio anniversario della liberazione di Sarajevo nel 1945 e dell’inizio dell’assedio di Sarajevo nel 1992.

Titolo e sottotitolo parlano da soli: l’autore studia i fenomeni violenti avvenuti nei Balcani tra Otto e Novecento, interrogandosi sulle tradizionali interpretazioni dei fatti, smontando gli stereotipi, ricollocando questi avvenimenti nel loro preciso contesto: niente “caratteri psicologi” o “tradizioni”, ma storia, istituzioni e società. I lettori del sito e dei Quaderni hanno già apprezzato questo modo di procedere in un altro saggio di Petrungaro che abbiamo pubblicato di recente. E ci pare che questo altro contributo prosegua proprio la discussione avviata con il Quaderno numero 12.

Le pagine che presentiamo qui di seguito sono tratte dal capitolo secondo di Balcani. Una storia di violenza?: “Violenza di Stato”.

Le maggiori forme di violenza di massa, nei Balcani come altrove, sono legate alla costruzione

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In linea da: 28/12/2011

OvEst. Risorgimenti a confronto

di Stefano Petrungaro

Mentre sembra sfumare il dibattito (e l’uso) pubblico del Risorgimento – anche perché dominano la crisi economica e un’altra cronaca politica –, chiudiamo il 2011, anno delle celebrazioni del centocinquantesimo dell’Unità, con un intervento che ragiona sul nazionalismo e il modo in cui la storiografia europea ha in genere affrontato questo tema. Per il nostro sito, Stefano Petrungaro ha ripreso la relazione che ha presentato al convegno “Immaginando l’Italia: la costruzione della nazione” (Zagabria, 10 giugno 2011).

Il problema è questo: ci sono momenti, in cui torna molto utile individuare nettamente i buoni e i cattivi. Gli uni da una parte, gli altri dall’altra. Qualcosa del genere è avvenuto con lo studio dei nazionalismi. Alcuni ritenuti figli dell’Illuminismo e sostanzialmente positivi, altri pesantemente legati alla terra e al sangue ed essenzialmente ritenuti negativi e pericolosi. Francesi e inglesi, neanche a dirlo, si davano degli ottimi voti; i tedeschi, invece, piuttosto complessati e frustrati dopo l’esperienza del nazismo, si interrogavano proprio sulle ragioni storiche di quella tragedia. E gli altri? Gli italiani, ad esempio, da sempre pieni di dubbi e incertezze, lo sono anche in questo ambito.

Il tono ironico serve ad

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