In linea da: 24/04/2014

Gli ultimi giorni dell’aprile del 1945. La Liberazione nel Feltrino

di Silvio Guarnieri

Ormai da qualche anno il rito ufficiale del 25 aprile comprende il divieto di cantare Bella ciao. Anche nel 2014 avremmo potuto riprendere lo spunto, questa volta dalla cronaca di Pordenone, ma ci limitiamo a rimandare a quanto abbiamo già pubblicato nel 2010 e nel 2011. L’anno scorso abbiamo augurato buon 25 aprile con una rievocazione della Liberazione a Venezia, scritta da Maurizio Reberschak. Quest’anno riprendiamo alcune pagine di Silvio Guarnieri, tratte dalla sua Storia minore. Guarnieri, che in quei giorni di fine aprile 1945 si trovava a Timisoara, rievoca senza retorica i giorni della Liberazione a Feltre sulla base dei racconti che ne avevano tramandato la memoria. Esercito nemico in fuga, ultimo scontro militare, formazioni della brigata Gramsci in città, folla in piazza, colpi d’arma da fuoco, arrivo degli alleati, disarmo dei partigiani, due fascisti in uniforme tedesca giustiziati: e nell’aria la restaurazione.

Erano gli ultimi giorni dell’aprile del 1945; per le strade che portavano al nord passavano le colonne dell’esercito tedesco in rotta; una

Continua a leggere Gli ultimi giorni dell’aprile del 1945. La Liberazione nel Feltrino

In linea da: 11/10/2013

Esclusi e ingannati. Compianto per i morti, e per i vivi, del Vajont

di Silvio Guarnieri

Ripubblichiamo l’articolo che Silvio Guarnieri scrisse in “compianto per i morti del Vajont” all’indomani della catastrofe, e fu pubblicato per la prima volta su "lUnità" il 20 ottobre 1963.

Longarone, con le sue frazioni di Rivalta, Pirago, Villanova, Faè, tutte distribuite lungo la strada nazionale Alemagna, nell’ultimo tratto della strettoia sul cui fondo scorre il Piave prima dello slargo nell’ampia e festosa vallata che da Belluno porta sino a Feltre, godeva di una condizione di privilegio nei confronti degli altri piccoli centri di questa parte meridionale della nostra provincia; soprattutto nei confronti dei comuni più periferici, come l’Alpago, la zona di Arsiè, quella di Alano, ma anche di altri che, rispetto ad esso, avrebbero potuto considerarsi più favoriti dalla natura, dalla loro posizione: per una maggiore quantità di terra a loro disposizione, e più fertile e più accessibile, e per più lunga durata di tepore del sole nei lunghi e rigidi mesi invernali.

Poiché Longarone si distingueva per un più vigoroso senso di dignità dei suoi abitanti, per la loro capacità di

Continua a leggere Esclusi e ingannati. Compianto per i morti, e per i vivi, del Vajont