In linea da: 24/03/2017

Tessera di abbonamento al trasporto pubblico, Mestre, anni Sessanta

di Claudio Pasqual

   

Questa è una mia tessera di abbonamento dell’autobus, di quando l’azienda del trasporto pubblico veneziano si chiamava Acnil (Azienda del Consorzio di Navigazione Interlagunare) e non ancora Actv. La cosa notevole è che era fatta di latta: ogni mese, al rinnovo veniva rilasciata una linguetta di carta con su stampato il mese, che si inseriva nello spazio vuoto sotto la foto. Ovviamente non c’erano obliteratrici, il documento andava esibito agli ispettori quando salivano a controllare.

La tessera l’ha ritrovata mia madre, rovistando nei suoi cassetti. Come una madeleine proustiana, ha evocato il ragazzino di periferia, timido e incerto, che a fine anni Sessanta faceva il suo ingresso nella scuola della buona borghesia mestrina, il ginnasio-liceo Franchetti di corso del Popolo.

In linea da: 27/10/2016

Libri di famiglia (anni Settanta-Ottanta)

di Gigi Cameroni

Tra le poche cose di mia nonna, la mamma di mia mamma, arrivate sino in casa mia c’è questo libretto Il mio bambino. Era un omaggio del settimanale Bella alle sue lettrici, allegato al numero 38 di un anno che non riuscirò mai a sapere, ed è diventato un residuo, un rimasuglio di un archivio di famiglia mai curato e disperso pezzo per pezzo, a ogni grande pulizia, viaggio tra cantina e soffitta alla ricerca di spazio in casa, trasloco.

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In linea da: 28/06/2014

Foglio sparso con poesia (4 maggio 1992)

di Plinio e Nevio Vecchiato

Scartabellando tra le scatole di scarpe sopravvissute a decine di traslochi, mio fratello Nevio e io abbiamo trovato un foglietto con su scritta una poesia sull’attentato di Sarajevo del ’14 vergata di suo proprio pugno. 

Comincio la descrizione dai caratteri estrinseci. Nella stesura manoscritta il testo si presenta redatto su comune foglio a quadri tipo bloc-notes 19×15 cm mediante penna a sfera blu. Qualche brunitura sparsa, fioriture leggere, in generale lo stato di conservazione è buono. Sui bordi residue tracce di nastro adesivo (l’aveva attaccata da qualche parte?). Porta la data del 4 maggio 1992. Data cronica in forma gg/mm/aa. Il mese espresso in numero romano conferisce solennità all’intero impianto formale.

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In linea da: 18/05/2014

Ritratto di Duniascia (anni Cinquanta-…)

di Piero Colacicchi

In casa mi rimangono molti quadri dipinti da mia madre, che sin da giovanissima si era dedicata alla pittura. Tra i ritratti ce n’è uno abbastanza piccolo (cm 35×24) che tengo nell’ingresso di casa mia e ho avuto sempre caro: è quello del volto di Duniascia. Forse mai come in questo caso un oggetto parla di una persona, anzi di due.

Venuta dalla Russia per far da bambinaia prima a mio zio, poi a mia mamma e rimasta parte integrante della mia famiglia, Duniascia fu per noi tutti, con la sua forza il suo coraggio e la sua abnegazione un punto di riferimento sicuro durante tutta la sua vita; per me e per mio fratello, poi, fu la nostra nonna, sostituendo quella vera che non avevamo conosciuto. 

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