In linea da: 30/04/2014

Primo Maggio in tempo di guerra. Reggio Emilia e provincia (1912-1918)

di Marco Fincardi

Come già in altre occasioni, nel 2007 e nel 2012, per i nostri tradizionali auguri di buon Primo Maggio facciamo ricorso al nostro amico Marco Fincardi. Questa volta, dal suo studio (del 1990) sulla festa dei lavoratori nella provincia di Reggio Emilia riprendiamo le pagine relative ai Primi Maggio di guerra. È naturalmente anche un modo per ricordare il centenario della prima guerra mondiale da un preciso punto di vista.

L’“antibellicismo” è al centro delle celebrazioni nel reggiano sin dai primi anni del XX secolo e la tensione sale in occasione della guerra di Libia (1911-1912), quando i nazionalisti definiranno Reggio “la capitale turca d’Italia” per l’ampiezza della mobilitazione contro l’intervento italiano. Dal 1915 diventa ancora più dura: la festa si svolgerà sotto il segno del lutto e della gravità. Senso di isolamento e di accerchiamento; uomini al fronte e donne che scioperano sfidando anche il disprezzo dei benpensanti e senza ricevere appoggio nemmeno dalla Camera del Lavoro; divieti sempre più rigidi e repressione; cresce anche la distanza tra le

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In linea da: 29/04/2012

Segnali di festa. Primo maggio reggiano e internazionalista

di Marco Fincardi

Per festeggiare il Primo maggio 2012, presentiamo su gentile concessione dell’autore alcuni brani di due capitoli del bel libro del nostro amico Marco Fincardi: Primo maggio reggiano. Il formarsi della tradizione rossa emiliana, introduzione di Cesare Bermani, Edizioni delle Camere del Lavoro di Reggio e Guastalla, Reggio Emilia 1990 (2 volumi). L’anno di uscita non deve essere stato casuale: a cento anni dal primo Primo maggio, festeggiato (e combattuto) nel 1890. Il libro ci rimanda alle origini di una lunga tradizione, osservata in un luogo specifico: ricostruisce i modi, le canzoni e i riti con cui gli individui «si fecero sentire» nel Reggiano – ma all’interno di una dimensione nazionale e internazionale – fin dal Primo Maggio del 1890, lasciando in eredità un repertorio di simboli e di modalità espressive.

I capitoli che presentiamo sono l’ottavo, sulla colonna sonora del maggio reggiano, e il tredicesimo, sui significati e le simbologie che si concentrano sulla data e sulle modalità di svolgimento della festa.

Inno fuorilegge

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In linea da: 12/05/2009

La battarella in Veneto, ovvero com’è che a Vicenza viene in mente di protestare contro l’allargamento della base militare battendo pentole?

di Marco Fincardi

Battere e far rumore: è un modo di protestare e denunciare un’ingiustizia che si riscontra in tutta Europa almeno dal medioevo, e ovunque gli europei siano emigrati. È studiato da molti punti di vista: si sono cimentati antropologi, storici, linguisti, semiologi, storici della letteratura. Marco Fincardi, dopo aver già dedicato vari saggi e un altro bel libro a questo tema, ha da poco pubblicato uno studio specifico sull’area del Triveneto: Il rito della derisione. La satira notturna delle batterelle in Veneto, Trentino, Friuli Venezia Giulia (Cierre Edizioni, Sommacampagna 2009). Su gentile concessione dell’editore (sul cui sito si può leggere una scheda completa del libro), ne presentiamo alcune pagine. Sono tratte dal capitolo introduttivo e da quello conclusivo dove Fincardi riflette sullo spazio, sul ruolo e sulla reale genealogia culturale di questa protesta oggi – soffermandosi sul movimento No Dal Molin.

Camminando per Venezia

Nell’autunno del 1995 da poco lavoravo a Venezia con una borsa di studio, quando mi è capitato di seguire nella nebbia una strana manifestazione da Campo Sant’Angelo a Campo Santo

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In linea da: 15/05/2007

Primo maggio a Parigi negli anni Novanta

di Antonio Canovi e Marco Fincardi

I nostri amici Canovi e Fincardi ci hanno concesso di ripubblicare il loro articolo Osservazioni sul tradizionale corteo nella capitale francese negli anni Novanta, apparso per la prima volta in “Il Calendario del popolo”, a. LII, n. 603, novembre 1996, pp. 6-10. Si riprende qui con alcune minime modifiche.

Negli anni Novanta abbiamo assistito ad alcuni Primo maggio. Proviamo a descriverli.

Nel 1996 il concentramento è stato alla Gare du Nord, consueto capolinea per chi arriva dalla banlieue operaia e comunista. Il corteo, imboccati i grandi viali, si è ingrossato dirigendosi verso place de la République. L’ha fiancheggiato – nella reciproca indifferenza – l’esiguo presidio musicale della Joc: l’organizzazione giovanile operaia cattolica. Di là, si è diretto verso la piazza dalle più forti simbologie politiche: place de la Bastille. Sono queste due piazze a costituire abitualmente i due poli di riferimento per il percorso della grande manifestazione popolare, patrocinata dalla Cgt, a cui si affiancano talvolta altri sindacati. Sono importanti punti di raccordo nella viabilità del centro cittadino, contrassegnati da grandi monumenti che evocano la storia rivoluzionaria nazionale.

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