In linea da: 11/05/2017

Folk revival, canto sociale e Carosello. L’educazione sentimentale delle generazioni del miracolo economico e il controcanto

di Piero Brunello

Pubblichiamo il testo dell’intervento di Piero Brunello alla presentazione del libro La musica folk. Storie, protagonisti e documenti del revival in Italia (2016), curato da Goffredo Plastino, che si è tenuta presso il dipartimento di studi umanistici dell’Università Ca’ Foscari di Venezia il 28 marzo 2017.

Il libro curato da Goffredo Plastino1 raccoglie una mole poderosa di documenti e discussioni relative al folk revival in Italia dagli anni Sessanta del Novecento a oggi: una raccolta di scritti spesso di difficile reperimento, utilissimo repertorio per ricostruire un fenomeno. In un’intervista del 1971 Caterina Bueno preferiva parlare di “canzone popolare” e non di folk (p. 627), e così si diceva comunemente. Plastino parla invece di folk per non confonderlo con il popular (pop): Mamma mia dammi cento lire è folk, Lucio Battisti è popular (pop). Mi atterrò anch’io a questo lessico, e

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In linea da: 15/04/2017

«Un pezzo grosso ha detto…». Una lettera sulla guerra e sulla pace

di Pasquale De Curtis

L’amico Pasquale De Curtis ci ha scritto una lettera a proposito delle notizie di guerra questi ultimi giorni, accompagnata da tre brani tratti da un’intervista a Carlo Cassola del 1977. Pubblicandola, ricordiamo Cassola, di cui quest’anno cade il centenario della nascita, e pensiamo agli auguri che in questi giorni vengono scambiati in tanta parte dell’Europa e del mondo. Ci associamo a questo rito augurando che una volta tanto a primavera i re non vadano alla guerra, e che noi sudditi sappiamo impedirlo.

Cari di storiAmestre,

commentando le notizie di questi giorni quasi tutti ricordano la guerra fredda, i primi anni dell’«era atomica», anche i missili di Cuba… Per prima cosa, a me sono venuti in mente le voci di quelli che Marco Toscano, sul vostro sito, indicava come autori e autrici di «avvisi per i posteri» dopo il massacro della prima guerra mondiale.

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In linea da: 25/02/2017

Un incontro impossibile. Alain e Montanelli nel 1951

di Giacomo Corazzol

Al curatore della rubrica Il mondo di oggi guardato da un editorialista di ieri, che pubblichiamo dal maggio 2013, è capitata sotto gli occhi un’intervista ad Alain firmata da Indro Montanelli e datata maggio 1951. Al termine della lettura, perplesso per molti dettagli del testo, Giacomo Corazzol ha fatto qualche verifica: l’autenticità dell’incontro tra Alain e Montanelli è, per usare un eufemismo, molto dubbia.

Nel 1951 l’editore Leo Longanesi pubblicava Tali e quali, secondo volume degli Incontri di Indro Montanelli (il primo era uscito nel 1950). Seguiva, tra i tanti lavori del giornalista, il romanzo Qui non riposano (1945) – “la Iliade del qualunquismo”, secondo Italo Calvino1 – e Il buonuomo Mussolini (1947), in cui Montanelli “rendeva di pubblico dominio un testamento mussoliniano palesemente falso, nel quale il duce ripercorreva in chiave assolutoria il cammino del regime fascista. Se egli aveva portato l’Italia a perdere

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In linea da: 17/02/2017

Il mondo di oggi guardato da un editorialista di ieri. 34

di Alain, a cura di Giacomo Corazzol

Nuovo appuntamento con il filosofo francese Alain letto e tradotto da Giacomo Corazzol.

Del sublime, di Alain

Considerando gli uomini, ciò che ricercano, ciò che ammirano, ciò che disprezzano e, insomma, ciò che pagano più caro, riconosco in tutti il sentimento del sublime. Il marchio regale è la noia. Non c’è uomo che non si annoi della propria vita animale. Tutti gli spettacoli presentano il sovrumano, anche di un giocoliere o di un equilibrista. All’uomo garba solo vincere e, se non può vincere, ammira. Esigente, a questo proposito, ma generoso. L’altro côté, fatto di gelosia, di invidia, di meschinità, lo vedo negli autori di second’ordine, che sono persone affaticate; ma l’uomo vivo non è affatto come lo vogliono dipingere; essi stessi non sono così, non cercano altro che l’occasione di ammirare; è così che li colgo di fronte ai resti di un acquedotto, o a Shakespeare, oppure se leggono o recitano dei bei versi; sono religiosi allora; dicono la loro preghiera all’uomo. Il culto dell’uomo è antico quanto l’umanità.

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