In linea da: 15/04/2017

«Un pezzo grosso ha detto…». Una lettera sulla guerra e sulla pace

di Pasquale De Curtis

L’amico Pasquale De Curtis ci ha scritto una lettera a proposito delle notizie di guerra questi ultimi giorni, accompagnata da tre brani tratti da un’intervista a Carlo Cassola del 1977. Pubblicandola, ricordiamo Cassola, di cui quest’anno cade il centenario della nascita, e pensiamo agli auguri che in questi giorni vengono scambiati in tanta parte dell’Europa e del mondo. Ci associamo a questo rito augurando che una volta tanto a primavera i re non vadano alla guerra, e che noi sudditi sappiamo impedirlo.

Cari di storiAmestre,

commentando le notizie di questi giorni quasi tutti ricordano la guerra fredda, i primi anni dell’«era atomica», anche i missili di Cuba… Per prima cosa, a me sono venuti in mente le voci di quelli che Marco Toscano, sul vostro sito, indicava come autori e autrici di «avvisi per i posteri» dopo il massacro della prima guerra mondiale.

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In linea da: 25/02/2017

Un incontro impossibile. Alain e Montanelli nel 1951

di Giacomo Corazzol

Al curatore della rubrica Il mondo di oggi guardato da un editorialista di ieri, che pubblichiamo dal maggio 2013, è capitata sotto gli occhi un’intervista ad Alain firmata da Indro Montanelli e datata maggio 1951. Al termine della lettura, perplesso per molti dettagli del testo, Giacomo Corazzol ha fatto qualche verifica: l’autenticità dell’incontro tra Alain e Montanelli è, per usare un eufemismo, molto dubbia.

Nel 1951 l’editore Leo Longanesi pubblicava Tali e quali, secondo volume degli Incontri di Indro Montanelli (il primo era uscito nel 1950). Seguiva, tra i tanti lavori del giornalista, il romanzo Qui non riposano (1945) – “la Iliade del qualunquismo”, secondo Italo Calvino1 – e Il buonuomo Mussolini (1947), in cui Montanelli “rendeva di pubblico dominio un testamento mussoliniano palesemente falso, nel quale il duce ripercorreva in chiave assolutoria il cammino del regime fascista. Se egli aveva portato l’Italia a perdere

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In linea da: 17/02/2017

Il mondo di oggi guardato da un editorialista di ieri. 34

di Alain, a cura di Giacomo Corazzol

Nuovo appuntamento con il filosofo francese Alain letto e tradotto da Giacomo Corazzol.

Del sublime, di Alain

Considerando gli uomini, ciò che ricercano, ciò che ammirano, ciò che disprezzano e, insomma, ciò che pagano più caro, riconosco in tutti il sentimento del sublime. Il marchio regale è la noia. Non c’è uomo che non si annoi della propria vita animale. Tutti gli spettacoli presentano il sovrumano, anche di un giocoliere o di un equilibrista. All’uomo garba solo vincere e, se non può vincere, ammira. Esigente, a questo proposito, ma generoso. L’altro côté, fatto di gelosia, di invidia, di meschinità, lo vedo negli autori di second’ordine, che sono persone affaticate; ma l’uomo vivo non è affatto come lo vogliono dipingere; essi stessi non sono così, non cercano altro che l’occasione di ammirare; è così che li colgo di fronte ai resti di un acquedotto, o a Shakespeare, oppure se leggono o recitano dei bei versi; sono religiosi allora; dicono la loro preghiera all’uomo. Il culto dell’uomo è antico quanto l’umanità.

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In linea da: 10/02/2017

Come diventare padroni del Veneto, almeno per un po’. Spigolature da un libro di Renzo Mazzaro

di Maria Giovanna Lazzarin

La nostra amica e socia Giovanna Lazzarin ha letto il libro di Renzo Mazzaro, I padroni del Veneto (Laterza, Roma-Bari 2012) e ne ha fatto una scheda per noi. È un contributo alla discussione avviata da Piero Brunello nel novembre scorso: gestione del denaro pubblico, uso privato della cosa pubblica, rapporto tra cittadini e istituzioni, stato di salute della democrazia.

È una pretesa così radicale quella di sapere come sono andate veramente le cose – direbbe Luigi Meneghello1 – che la prima difesa possibile è sottrarsi. Così ho fatto (per quattro anni, da quando è uscito) con il libro I padroni del Veneto di Renzo Mazzaro2 che prometteva per l’appunto di raccontare come erano andate veramente le cose nel Veneto degli ultimi 20 anni. Il testo mi incuriosiva, leggerlo è dovere civico, mi dicevo, ma poi che fare? E l’ombra dell’impotenza che vedevo calare su di me mi spingeva a

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