In linea da: 09/10/2006

L’uomo dei pozzi

di Ilario Dittadi

Era molto diversa, allora, la piazza del mio paese. Vecchie case con i mattoni anneriti dal tempo, la bottega del tabaccaio che vendeva anche aringhe in barile e legumi secchi, quella del fabbro, l’osteria con la corte delle bocce. La strada maestra, bianca, tutta sassi e buche la tagliava a metà lasciando ai lati due slarghi sui quali, da sempre, si consumavano le rare rappresentazioni: la sagra di San Valentino, l’arrivo degli zingari con i loro cavalli, i cani, le frotte di bambini sporchi e bellissimi, le loro donne vestite con fogge insolite, strane, e che parlavano una lingua misteriosa.

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In linea da: 09/09/2006

Quell’ignoto soldato tedesco

di Ilario Dittadi

In quell’immane tragedia che è stata la seconda guerra mondiale, l’episodio che sto per raccontare è ben piccola cosa. Pochi lo ricorderanno ancora. Nemmeno il prete del piccolo paese al quale mi rivolsi nel tentativo di saperne di più mi poté aiutare. Un fatto, insomma, come tanti altri di quegli anni terribili, inevitabilmente destinato a essere dimenticato. Non da me però. Le circostanze in cui sessant’anni dopo ne venni a conoscenza, il luogo nel quale mi fu raccontato, le sensazioni che avevo provato poco prima e che provai poco dopo averlo ascoltato mi danno questa certezza.

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