In linea da: 02/09/2014

“I miei viaggi per lavoro in Ucraina”. Intervista a Giulio Bresin

a cura di Piero Brunello

Giulio Bresin è di Pordenone e lavora come agente per un’azienda che produce accessori di qualità per mobili: come ci spiega lui, è “il made in Italy che ancora tira e ancora si vende”. Da qualche anno si occupa del mercato orientale: Russia, dal 2005, e dalla fine del 2012 anche Ucraina. I legami economici con quei paesi, cominciati negli anni Novanta, si sono intensificati e sviluppati molto negli ultimi dieci anni. I suoi viaggi sono stati molto frequenti, fino al luglio scorso. Gli abbiamo chiesto di raccontarci la sua esperienza e di riferirci le cose viste e sentite, le impressioni che ha ricavato negli ultimi viaggi, compiuti quando la crisi in Ucraina era già in corso. Il risultato è questa intervista, scritta via mail, cominciata il 7 agosto e conclusa il 1° settembre. 

D. Quando hai cominciato a frequentare la Russia e l’Ucraina?

R. Sono stato per la prima volta in Russia nel 2000, come studente universitario di lingue. Trascorsi un mese a San Pietroburgo presso una famiglia di russi. Sono tornato a

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In linea da: 19/08/2014

Festa in città? L’adunata degli alpini a Pordenone (9-11 maggio 2014)

di Giulio Bresin

Nel maggio scorso, si è tenuta a Pordenone l’ottantasettesima adunata nazionale degli alpini. Per tre mezze giornate, Giulio Bresin, che abita in città, poco fuori dal centro, ha gironzolato tra casa sua e il centro, ai margini della manifestazione, annotando cose viste e sentite: chioschi, camion con damigiane e sound system; colonne sonore; le aspettative dell’amministrazione locale e di chi spera di fare affari; polemiche; modi di far festa; rapporti umani. L’evento “eccezionale” permette anche di riflettere sulla vita quotidiana in città.

Mi capita regolarmente di recarmi in quello che viene comunemente definito “il centro” di Pordenone, due strade che si intersecano e poco più. Una volta, fino a circa quindici anni fa, in centro succedevano delle cose. La gente arrivava dalla periferia, si incontrava, c’era vita e c’era movimento. C’era addirittura della musica e si stava fuori sino a tardi. Ultimamente l’unico accadimento è che le attività commerciali del “centro” chiudono e non riaprono.

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