In linea da: 09/02/2007

I colori dello sciopero. Da un liceo di Mestre, ottobre 2006

di Giovanna Bison

Grigiore. Nebbia e acciaio. Scendo dall’autobus appiccicoso. Veloce, nervosa, mi dirigo verso la scuola. Nell’umidità mattutina ragazzi pallidi e ragazze colorate sbuffano fumo e parole strane, sono circondata da racconti e discussioni. Alcuni sussurrati, alcuni urlati, alcuni solamente affaticati da un fine settimana senza limiti. Senza limiti per contrastare il limitatissimo spazio di tempo che permette solo in un weekend di vivere.

Nelle cuffie la Nannini al massimo, la Nannini più arrabbiata, più feroce, la Nannini dei primi dischi questa mattina. Sì è una mattina con tanto bisogno di adrenalina e di gente che ti urla cose vere nelle orecchie. Come l’adoro. Cammino sicura, quasi presuntuosa, i miei passi sembrano andare a tempo con la sua musica e il suo rock. Perché la mia Gianna è rock. Non me ne frega niente degli altri e di quello che dicono. Lei è rock. Lei, l’unica donna italiana rock. Punto. Oggi mi serve la rabbia di qualcun altro per convertire il grigio e l’apatia che mi ruotano attorno in energia, energia utile, produttiva o perlomeno vitale. Quell’energia indispensabile per sopravvivere. Per riuscire a sorridere ogni tanto. Magari mentre ci si perde nei propri pensieri

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