In linea da: 20/07/2017

Non è tutto verde quel che luccica

di Giacomo Pasqualetto

Il nostro amico Giacomo Pasqualetto attraversa Mestre con una macchina fotografica per osservare gli spazi ancora sgombri da fabbricati e occupati da vegetazione. All’interno di questo “verde urbano”, che esula da quello dei parchi pubblici strutturati, Pasqualetto individua varie categorie: verde perduto, verde mancato, verde conteso, verde potenziale, verde insicuro. Le foto che illustrano l’articolo sono dell’autore.

Non è tutto verde quel che luccica: dunque, prima di iniziare, alcune precisazioni. Userò l’accezione di “verde urbano” inteso come patrimonio complessivo di verde, “suolo libero da costruzioni”, con diverse destinazioni d’uso per differenziarlo da tutto ciò che è edificato. Non prenderò in considerazione quella tipologia di verde pubblico ampiamente strutturato ricadente all’interno del perimetro dei parchi urbani (Albanese, San Giuliano, Piraghetto) nonché all’interno dei giardini pubblici di ville storiche come Villa Franchetti, Villa Erizzo Bianchini e Villa Querini. Inoltre non rientrano nell’osservazione i boschi di Mestre, sia storici sia in via di formazione, all’interno della cerchia urbana e nella cintura metropolitana.

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In linea da: 18/05/2007

Cancellati gli ultimi campi a Mestre. Un viaggio da via Garibaldi all’Auchan

di Giacomo Pasqualetto

La rapida trasformazione “edile” del paesaggio avvenuta negli ultimi anni nella zona di Mestre mi ha fatto pensare innanzitutto a quando, nel tempo libero, inforcavo la mia bicicletta e godevo, una volta varcato il Terraglio, della campagna (o di quello che restava) fra stradine deserte ed altre sterrate.

Ho solo vent’anni ma da quando ero alle scuole medie è cambiato tutto: ora c’è il sovrapassaggio Arzeroni, via Giovanni Paolo II (si proprio lui!) ma soprattutto ci sono tutti edifici dalle forme cubiche che si incastonano nel territorio, come quei giochi di plastica ad incastro per i bambini. Tutto ciò mi ha fatto pensare a un itinerario (non proprio turistico) alla scoperta del nuovo “sacco di Mestre”, il quale può partire da Carpenedo, secondo me un luogo simbolo della voracità di spazio di cui necessita questa città di 200mila abitanti in continua espansione edilizia.

Carpenedo fino alla fine del XIX secolo era un paese a se stante, a meno di due chilometri dalle mura del castello di Mestre; si decise poi di realizzare l’attuale viale Garibaldi (risalente al 1881)

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