In linea da: 07/11/2015

Beni comuni, significati diversi

di Giacomo Bonan

Pubblichiamo il testo dell’intervento di Giacomo Bonan, che ha inaugurato i due incontri intorno al tema “beni comuni” organizzati da storiAmestre, e ospitati dalla Biblioteca di Marghera.

Questo intervento intende proporre una breve panoramica sui principali significati attribuiti alla locuzione italiana “beni comuni” e all’inglese commons e valutare se ci sono dei nessi che ricorrono tra questi diversi significati.

1. Per sondare il significato che viene generalmente associato a “beni comuni” o a commons ho percorso quella che credo sia la strada più battuta, di questi tempi, per scoprire l’accezione di uno o più vocaboli: li ho cercati su Google. Prima ho digitato commons. Google censiva 567 milioni di risultati per questa ricerca. Mi limiterò a citare i primi tre. Riguardano tutti la condivisione di materiale informatico o digitale. I primi due risultati sono rispettivamente la pagina italiana e inglese di Wikimedia Commons (un database di file multimediali liberamente utilizzabili); il terzo è la pagina italiana delle famose licenze Creative Commons.

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In linea da: 08/10/2015

Beni comuni. Storia e presente: 9 ottobre 2015

di sAm

Ricordiamo il primo incontro del ciclo Beni comuni. Storia e presente presentando gli abstract delle relazioni di Giacomo Bonan e Lucio Sponza. L’appuntamento è per venerdì 9 ottobre, presso la biblioteca di Marghera, dalle ore 16,30.

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In linea da: 02/06/2013

“Buon compleanno storiAmestre”. Una cartolina da piazza Garibaldi (Sofia, Bulgaria)

di Giacomo Bonan

Pubblichiamo la lettera-cartolina che Giacomo Bonan ci ha scritto dalla piazza Garibaldi di Sofia, la capitale della Bulgaria, dove si trova in questi mesi per lavoro, per augurare buon venticinquesimo compleanno a storiAmestre.

Le occasioni sono due: partecipare, pur solo idealmente, ai festeggiamenti per i 25 anni di storiAmestre e fare una postilla d’attualità alla proposta di ricerca di Giovanni Colle sull’emigrazione dal Bellunese. Avevo letto l’intervista sull’armata perduta di Cambise quand’era stata pubblicata, lo scorso autunno, mentre mi trovavo a Edimburgo a lavorare per alcuni mesi. Ricordo che i temi affrontati mi avevano colpito, anche per la mia contingente situazione di “emigrante” bellunese trasferito nel Regno Unito per migliorare il proprio inglese e cameriere occasionale in un’agenzia di catering per sopravvivenza. Comunque, la mia condizione era volontaria e temporanea, non certo paragonabile a quella delle persone incontrate da Giovanni Colle nelle fabbriche di Mestre e Marghera.

Più che altro mi ero fermato a riflettere sulle motivazioni che hanno spinto quelle persone a emigrare e quelle che spingono la gente oggi, almeno quella piccola porzione di “gente” che conosco, a

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