In linea da: 03/02/2017

“Amo il veneto come lingua parlata”. Una lettera con una proposta

di Davide Zotto

Il nostro amico Davide Zotto ci scrive pensando alle ultime discussioni sulle norme regionali che hanno proclamato “i veneti” “minoranza nazionale” e di conseguenza prevedono sviluppi relativi all’introduzione ufficiale di un bilinguismo, fatto di patentini e corsi di insegnamento a tutti i livelli. Con una proposta per il sito di storiAmestre: aprire una discussione come quella che fu fatta al momento dell’istituzione dell’assessorato regionale “all’Identità veneta” (oggi diventata una “competenza” dell’assessorato al territorio, cultura, sicurezza).

Il dialetto è stato il mio primo modo di esprimermi. In famiglia si è sempre parlato e si parla tuttora in dialetto. L’italiano l’ho appreso dopo. Però in italiano ho imparato a scrivere, mentre ogni volta che ho provato a scrivere in dialetto mi sono trovato in imbarazzo e pieno di dubbi sulla grafia. Come non riesco a leggere brani in dialetto, se non con grande difficoltà. In questi anni ho comprato dei dizionari di veneto e ho visto che i dubbi sulla grafia sono comuni, ognuno ha la sua versione: pure come si scrive la terza persona singolare dell’indicativo presente dell’ausiliare essere.

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In linea da: 21/08/2016

Lavorare nel vicentino. I racconti di Vitaliano Trevisan, metà anni Settanta-2000

di Davide Zotto

Il nostro amico Davide Zotto ci invia qualche nota presa leggendo il nuovo libro di Vitaliano Trevisan.

Non voleva più la bicicletta da donna di sua sorella, voleva come i suoi amici la bicicletta da uomo, col palo. Bene, gli dice il padre, allora ne parliamo con il mio amico. E quella bicicletta con il palo se la comprò con i soldi guadagnati stampando gabbie per quaglie nell’estate dopo la prima geometri. Lavoro in nero, ovvio.

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In linea da: 11/02/2016

Come si vendono i libri a fine 2015. Con una “lettura” di fascette editoriali

di Davide Zotto

Il nostro amico e socio Davide Zotto, che lavora in una libreria “di catena” di Padova, spiega quali politiche commerciali ha adottato negli ultimi anni un editore noto a livello nazionale. Con una lettura di fascette editoriali.

Negli ultimi anni l’editore Newton Compton ha adottato una politica commerciale molto aggressiva. Ai prezzi bassi, da sempre praticati, sono state affiancate altre azioni che hanno portato l’editore ad avere una presenza massiccia all’interno delle librerie che prima non aveva. Due sono gli elementi che hanno permesso questa nuova situazione: da un lato la crisi economica, dall’altro gli accordi commerciali con le catene librarie.

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In linea da: 09/12/2014

“In culo a Cecco Beppe”. Dal diario di Carlo Emilio Gadda

di Davide Zotto

Il nostro amico Davide Zotto ci manda alcune note prese leggendo il Giornale di guerra e di prigionia di Carlo Emilio Gadda.

Carlo Emilio Gadda, classe 1893, si arruolò volontario e venne nominato sottotenente nella milizia territoriale nell’agosto del 1915 (p. 9). Aveva già presentato domanda in marzo: credeva in quella guerra, la considerava una guerra d’indipendenza. “Io odierò il nemico prepotente, che vuole in mano sua il mondo, e lo combatterò finché potrò” (p. 327). La prima destinazione fu Edolo, dove al “Bazar Edolo” acquistò un quaderno (p. 8). Cominciò così a prendere note e appunti.

Gadda scrisse in tutto sei quaderni durante la guerra e la successiva prigionia. Sono stati pubblicati in tempi diversi (prima da Sansoni nel 1955, poi da Einaudi nel 1965), tranne uno (il Giornale di guerra: ottobre 1916-1917), andato smarrito durante la battaglia di Caporetto: “Se avessi lontanamente previsto ciò che stava per succedere gli avrei fatto recare della mia roba dalla mia cassetta e soprattutto il mio diario di Torino-Clodig il più prezioso oltre che per notizie per apprezzamenti ecc.” (p. 288). In un metodico

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