In linea da: 13/03/2012

Occupare la scuola. Studenti, compagni, riti e rapporti tra generazioni

di Cristiano Baldissera

Presentiamo alcune pagine del quaderno numero 11, uscito nel gennaio 2012, in cui Cristiano Baldissera, intervistando alcuni suoi vecchi compagni di scuola, ricostruisce la memoria delle occupazioni del liceo classico Marco Polo di Venezia, tra il 1995 e il 2001.

Le occupazioni nel liceo erano una tradizione consolidata le cui origini, agli occhi di uno studente di quegli anni, si perdevano nei decenni precedenti. Questa tradizione verteva su quattro fattori: un luogo preciso (la sede di palazzo Bollani del liceo Marco Polo); un tempo leggermente variabile di anno in anno, ma che coincideva pressappoco con l’inizio di novembre; un gruppo circoscritto di persone, gli studenti di entrambi i generi, appartenenti a tutte le classi e a tutte le sezioni, ma interni all’istituto; infine un rituale formalizzato, scandito da una serie di azioni, di parole, di luoghi e di ruoli che venivano tramandati di generazione in generazione tra gli studenti della scuola.

C’era una sorta di tradizione. Comunque sarebbe stato inaccettabile che il Benedetti occupasse e il Marco Polo no. C’era anche un problema di status symbol delle scuole [ride]. Mentre il Foscarini poteva permettersi di non essere in prima

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In linea da: 05/02/2012

11. Compagni di classe

Le occupazioni del liceo classico statale Marco Polo di Venezia (1995-2001)

di Cristiano Baldissera

uscita: gennaio 2012, 104 pp., 12 euro

Poi esplode. Allora tutti quanti dicono: «Pare che loro occuperanno, bisogna porsi la questione». «A Roma cosa fanno?». «Bisogna che ci teniamo in contatto con le altre città». Perché se è vero che il Marco Polo era spesso precursore delle occupazioni veneziane, è vero anche che Roma lo era a livello nazionale. Per cui: «Ah, guarda che a Roma dicono che i licei cominciano a muoversi».

«Bisogna che facciamo un collettivo, un coordinamento studentesco [sorridendo] e ragioniamo».E allora gli studenti andavano dai rappresentanti e dicevano: «Oh, guardate che qua bisogna decidere cosa fare». Allora la cosa era: vai dalla preside, chiedi l’assemblea d’istituto per discutere quello che sta succedendo, la preside già diceva: «Guardate, non occupate!», noi dicevamo: «Noi non decidiamo, noi siamo rappresentanti, decidono gli studenti, per cui facciamo le votazioni, quello che sarà deciso si farà!».

Cristiano Baldissera

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