In linea da: 20/07/2017

Non è tutto verde quel che luccica

di Giacomo Pasqualetto

Il nostro amico Giacomo Pasqualetto attraversa Mestre con una macchina fotografica per osservare gli spazi ancora sgombri da fabbricati e occupati da vegetazione. All’interno di questo “verde urbano”, che esula da quello dei parchi pubblici strutturati, Pasqualetto individua varie categorie: verde perduto, verde mancato, verde conteso, verde potenziale, verde insicuro. Le foto che illustrano l’articolo sono dell’autore.

Non è tutto verde quel che luccica: dunque, prima di iniziare, alcune precisazioni. Userò l’accezione di “verde urbano” inteso come patrimonio complessivo di verde, “suolo libero da costruzioni”, con diverse destinazioni d’uso per differenziarlo da tutto ciò che è edificato. Non prenderò in considerazione quella tipologia di verde pubblico ampiamente strutturato ricadente all’interno del perimetro dei parchi urbani (Albanese, San Giuliano, Piraghetto) nonché all’interno dei giardini pubblici di ville storiche come Villa Franchetti, Villa Erizzo Bianchini e Villa Querini. Inoltre non rientrano nell’osservazione i boschi di Mestre, sia storici sia in via di formazione, all’interno della cerchia urbana e nella cintura metropolitana.

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In linea da: 28/06/2017

Storia di Alvisa Zambelli alias Lea Gaon: ebrea convertita, sospetta indemoniata, santa mancata nella Venezia del Settecento

di Adelisa Malena

Pubblichiamo il testo della relazione che Adelisa Malena ha presentato alla festa di storiAmestre, il 27 maggio 2017. Un fascicolo del tribunale dell’Inquisizione di Venezia conserva frammenti dell’autobiografia che un’ebrea convertita scrisse su indicazione del suo confessore, a cui – un giorno festivo del 1727 – aveva riferito di avere delle visioni. Scelte individuali e conflitti con la famiglia; aspettative e controlli di parenti spirituali, vicini e inquisitori; trovare un modello di scrittura per raccontare un’esperienza interiore.

Premessa

Qualche tempo fa un’amica mi ha fatto conoscere un’opera dell’artista israeliana Sigalit Landau, dal titolo Salt bride (sposa di sale). Si tratta di una sequenza di foto subacquee scattate nel Mar Morto. Il soggetto è un costume teatrale indossato nella pièce Il Dybbuk. Tra due mondi – scritto da S. Ansky fra il 1913 e il 1916 – dalla leggendaria attrice Hanna Rovina che interpretava la parte della protagonista femminile Leah.

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In linea da: 20/06/2017

Quel pasticciaccio brutto. Una lettera sulla Superstrada Pedemontana Veneta

di Morena Bragagnolo

Una lettera di Morena Bragagnolo, del Forum Salviamo il paesaggio – Coordinamento Asolo-Castellana, ci fa tornare sulla questione della superstrada a pedaggio Pedemontana Veneta di cui abbiamo parlato alla fine del 2016.

Cosa c’è di nuovo nelle campagne fra Vicenza a Treviso? Niente. Solo 94,5 chilometri per 24,5 metri di sezione di cantieri aperti a macchia di leopardo nei 26 comuni interessati dal progetto della Superstrada a pedaggio Pedemontana Veneta (SPV). Di questi oltre 90 chilometri, 50  sono in trincea, 26,5  in rilevato, 7,8  in gallerie semi-naturali e 5,9  in gallerie artificiali. Più altri 53 chilometri di viabilità secondaria che, con gli attuali chiari di luna, sembra non saranno mai realizzati. Per un costo stimato di circa 3 miliardi di euro, a carico di un concessionario, la Sis, che non è in grado di trovare sul mercato un investitore disposto a metterci il capitale per finanziare i lavori. Perché? Perché l’investimento non è ritenuto bancabile dalla Banca Europea degli Investimenti (BEI) né tanto meno giustificato, visto che i benefici sociali sono trascurabili rispetto ai costi.

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In linea da: 12/06/2017

La biblioteca civica “compressa” di Vittorio Veneto

di Enrico Zanette

Dal nostro corrispondente da Vittorio Veneto, un invito a guardarsi intorno e a studiare la storia dei luoghi che si frequentano, in questo caso una biblioteca civica.

1. Computer spento, cellulare in vibrazione, libro aperto sotto la pressione della mano sinistra. Il ronzio dei neon, fino a quel momento impercettibile, si fa invadente. Comincio a seguire il procedere incerto di un’incisione sul tavolo. Osservo più in là una matassa di cavi elettrici sparsi sopra la moquette consunta. Sono gli alimentatori dei computer collegati a una ciabatta bianca che pesca elettricità da un pozzetto del pavimento. Dietro, sullo sfondo, intravedo una libreria disordinata. Distinguo i tagli beige e accidentati di alcuni libri che stanno addossati ad altri, in doppia fila, distesi, di sbieco, di taglio, sospesi… compressi tra i ripiani, tra il muro e la libreria. Mi accorgo solo in quel momento di osservare un luogo che frequento da anni e mi viene in mente un aggettivo: compressa.

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