In linea da: 16/01/2018

In città. settembre-novembre 2017

di Claudio Pasqual

Le ultime note, tra l’estate e l’autunno. Pescare, suonare, ascoltare in città. Il centenario di Porto Marghera al Vega e la ricorrenza della Madonna della Salute in centro. Mestre vecchia e nuova insieme: giardinetti, bancarelle e centri commerciali. Negozi che chiudono e vie che si riprendono. Una banda per il patrono. Turisti in città, sulle tracce di Daniele Manin. Con un commiato da una rubrica che finisce.

8 settembre 2017

Dietro il multisala IMG un pescatore sul Marzenego tiene ad alto volume la musica del suo lettore portatile.

AVM, l’Azienda Veneziana della Mobilità, ha disseminato il centro città di rastrelliere antifurto di un colore rosso squillante. E le ha anche firmate: sono segnalate con un cartello di parcheggio (la “P” in campo azzurro usata anche per le automobili) che espone anche il logo della municipalizzata.

Lo Scarpon, storica osteria mestrina chiusa da tempo per il fallimento dell’ultimo proprietario, adesso è in vendita: sulle serrande abbassate di via Manin è spuntato il cartello di un’agenzia immobiliare.

10 settembre 2017

All’imbocco di Galleria Barcella dal lato di Piazzale Candiani è comparsa una grossa fioriera: una misura antiattentati? Non ci sono fiori dentro, soltanto pacciamatura.

12 settembre 2017

Ai piedi della scala a spirale che nella hall dell’ospedale dell’Angelo porta alla terrazza con gli ambulatori oggi c’è un pianoforte. Una ragazza suona un pezzo di musica classica, un uomo che è probabilmente il suo maestro le è seduto accanto e osserva. Accanto allo strumento, quattro o cinque ascoltatori. Poi suona l’uomo, per poco, solitario. Se ne va anche lui e il luogo resta vuoto. Mezz’ora dopo si mettono alla tastiera due ragazzine, anche loro presto se ne vanno e la musica tace definitivamente.

22 settembre 2017

Dal finestrino aperto dell’auto ferma al semaforo a lato della mia esce non la solita musica rombante, ma la voce impostata di un lettore che recita un testo, mi par di capire, impegnato. Penso a una trasmissione di Radio 3. Al volante intravedo una signora bionda.

23 settembre 2017

Stasera allo Spazio Aereo, il circolo Arci ospitato in uno spazio del Parco Scientifico Tecnologico Vega, è in programma un concerto, nell’ambito delle manifestazioni per il centenario di Porto Marghera. Si esibiscono vari cantanti e musicisti, e tra questi il Coro degli Imperfetti e il trio Emincanto di Monica Giori, con un repertorio di canzoni popolari, sociali e di lotta. In scaletta ci sono alcuni brani di Alberto D’Amico, un cantautore veneziano molto noto in città e negli ambienti della sinistra negli anni Settanta. Ci sono parecchi giovani in platea e capisco che non li conoscono. Però ne sono conquistati. Hanno sguardi intenti, sorridono, dondolano sul busto al ritmo della musica, applaudono convinti.

29 settembre 2017

Davanti alla chiesa della Madonna della Salute in via Torre Belfredo un folto gruppo di persone ascolta una guida munita di microfono a batterie, che mostra la casa lì di fronte, dove tra il 1831 e il 1832 visse Daniele Manin, avvocato presso la pretura di Mestre.

In piazzetta Matter incontro la banda cittadina di Mestre. Ho saputo che è stata costituita proprio quest’anno. I musicisti sono vestiti di nero. Attaccano un brano e, per quel che ne capisco, non suonano affatto male. Poi si muovono imboccando via Manin e la gente, com’è normale che sia, li segue.

30 settembre 2017

Il volantino dell’Enel che avvisa di un’interruzione dell’energia elettrica, di quelli gialli con le scritte nere, è appiccicato con lo scotch sopra il pannello di Mestre archeologica accanto alla torre dell’Orologio.

8 ottobre 2017

Sono a Roma Termini e aspetto il treno per Udine delle 16 e 50, che mi riporterà a casa. Sul tabellone elettronico la mia destinazione è abbreviata in “Venezia Mes”. Sarà sicuramente per ragioni di spazio, da Mestre in avanti il Frecciarossa prosegue come un regionale; però quel nome incompleto – non c’erano alternative?

9 ottobre 2017

Sui gradini della biblioteca comunale VEZ, tre ospiti della mensa di Ca’ Letizia, uno dei quali munito di chitarra, intonano un motivetto balcanico.

Via Rosa, strada centralissima ma a lungo trascurata e semideserta, dopo la riqualificazione e pedonalizzazione è rinata e adesso la gente ci passa volentieri, è sempre frequentata, hanno riaperto anche i negozi.

11 ottobre 2017

Continua la linea confidenziale dei commercianti con i loro clienti all’atto del saluto finale. Said Rachtian, che vende tappeti in via Carducci, dopo averlo fatto per molti anni in via Piave, con grandi festoni appesi alle vetrine fa sapere a tutti che “chiude e va in pensione!”.

20 ottobre 2017

Tre ragazzi di colore si fotografano vicendevolmente accanto a una Toyota sportiva color arancione fiammante, ferma in via Spalti. Giocano a fingersi i proprietari, appoggiati alla vettura in pose che imitano le immagini delle riviste specializzate e della pubblicità.
La locandina del Gazzettino ci avvisa su quale sia il maggior pericolo per noi nella giornata di oggi: “Smog, 8 giorni di sforamenti. Si rischia il blocco del traffico”.

26 ottobre 2017

Un mendicante seduto a terra in via Allegri esibisce un cartello che chiede aiuto per sé, che ha lavorato dodici anni e ha una figlia di tre.
Ad alcuni platani di via Cappuccina sono affissi dei festoni di grandi fiori di stoffa multicolore.

28 ottobre 2017

Sul marciapiede sotto casa mia passa un drappello di ragazzi e ragazze con berretti e cartelli arancioni e azzurri, saranno una ventina. Una dimostrazione? Una protesta? No, non ne ha proprio l’aria. Osservo più attentamente, leggo le scritte: stanno facendo pubblicità al centro commerciale Auchan “Porte di Mestre”.

30 ottobre 2017

Il libro che uno dei lettori nel murale del sottopasso di via Castellana tiene spalancato tra le mani, un anonimo writer lo ha trasformato in un’opera licenziosa: sulle pagine bianche ha disegnato due sessi maschili stilizzati.

10 novembre 2017

Un tale davanti a me sul marciapiede, aspetto anonimo ma non trasandato, niente che faccia pensare a un barbone, si china a raccogliere un mozzicone di sigaretta gettato a terra, toglie il filtro e mette in tasca il tabacco. Poi fa la stessa cosa più volte.

11 novembre 2017

Al supermercato Pam nel Centro Commerciale Le Barche è stato posizionato all’ingresso un grande pannello colorato in cui è inserito un computer, che serve a questo: “ordina su Amazon e ritira qui”.

16 novembre 2017

Così come a Auchan, anche all’Interspar è esposta una gigantografia in bianco e nero di una foto della vecchia Mestre.

19 novembre 2017

I giovani mormoni in piazza con i loro pannelli hanno attirato l’attenzione di due ragazze italiane; dai loro sorrisi, dai gesti, dal tono della voce, intuisco che sono interessate, piuttosto che al messaggio religioso, ai due bei biondini.

21 novembre 2017

La ricorrenza della Madonna della Salute è sentita anche a Mestre. Stamattina la coda per entrare nella chiesa di via Torre Belfredo, omonima della più celebre basilica veneziana, si allungava almeno per una trentina di metri, piegando ad angolo retto sul marciapiede di via Santa Maria dei Battuti; prima dell’ingresso, un banchetto distribuiva ai fedeli candele lunghe di cera. Sui due lati della strada la gente era molta. Ce n’era parecchia che andava e veniva anche nel piccolo parco delle mura medievali, occupato dai banchetti di un mercatino, da esposizioni di quadri e da una mostra di disegni di bambini: una manifestazione di Arte Cultura Veneta e Confesercenti, intitolata “Il giardino ritrovato”, dal 18 al 21 novembre, in un luogo che ricordo affollato di bambini sugli scivoli e le altalene quando ci accompagnavo mia figlia piccola dopo la scuola, e che effettivamente era da qualche tempo semidimenticato e poco accogliente.

Un bel gioco…

All things must pass, intonava in una sua canzone il compianto ex Beatle George Harrison. Oppure, “un bel gioco dura poco”, ci ammonisce la saggezza popolare. Ricordo che da bambino interpretavo il detto in senso letterale, sfoderandolo all’occorrenza quando al divertimento subentravano noia e stanchezza ed era tempo di passare ad altro. Da adulto ho scoperto che il reale significato della frase sta nella consapevolezza che le cose belle, nella dura necessità della vita, purtroppo hanno una fine. Il proverbio mi è tornato in mente a proposito della rubrica “In città”, che tengo da anni su questo sito; che infatti chiude, perché è arrivato il momento.

Il “bel gioco” è stato tenere un diario su Mestre; per me è stato fonte di piacere e diletto. La decisione di trasformare una scrittura privata in una pubblica, condivisa dalla redazione del sito, nasceva dalla convinzione di fare cosa utile anche ad altri. Provare a essere un occhio e un orecchio, anche un naso casomai, che della città vede, sente, annusa quello che la vita quotidiana in città fa incontrare, e a cui, spesso, non si fa caso proprio perché parte di un paesaggio dalle sembianze fin troppo familiari. Volevo essere soprattutto un cacciatore di segni, catturare elementi che significassero il modo di essere di Mestre, le disposizioni, gli umori e i discorsi, il clima psicologico e sociale, le autorappresentazioni e rappresentazioni della città. Specialmente tutto ciò che poteva apparire fattore o manifestazione di cambiamento: nuovi manufatti, topografie e architetture urbane, nuove presenze e soggettività, nuovi comportamenti ed esperienze nell’ordinario fluire della vita cittadina. Nessuna ambizione, però, di giungere a una narrazione generale della città: accettavo deliberatamente lo sguardo limitato e frammentario di chi, vivendo in una porzione determinata della città (facilmente intuibile dalle mie osservazioni), e muovendosi in orizzontale per vie e piazze, ha un campo di osservazione parziale, vede solamente scorci, particolari, dettagli.

Alla cifra della parzialità di rappresentazioni singole e circoscritte mi è parso che meglio corrispondessero sul piano formale il genere letterario del diario e la soluzione stilistica del frammento, del testo breve. Ma la questione più rilevante riguardava la declinazione del discorso. La scelta è caduta su un’esposizione di taglio cronachistico-descrittivo, il più possibile impersonale, neutrale, oggettiva, senza accompagnamento di interpretazioni e giudizi. Riferire i nudi fatti particolari consentiva di sfuggire al rischio di una caduta nella narrazione della città e alla tentazione del grande affresco, che non erano affatto nelle mie intenzioni: se la scelta degli oggetti dei quali fare argomento era ovviamente personale e soggettiva, mi figuravo tuttavia come il fabbricatore delle tessere di un puzzle di cui ignorava l’immagine completa e ultima (perché in realtà il volto delle città muta in continuazione e senza fine), e che il lettore poteva individuare e far combaciare l’una con l’altra secondo libere e personali combinazioni, conformemente a intelligenza e sensibilità proprie.

Perché a questo punto interrompere le pubblicazioni? Alla decisione non è estranea l’usura della formula. Inoltre, è venuta crescendo negli ultimi tempi in me l’impressione della ripetizione, del déjà vu, di un orizzonte che si restringe su scenari soliti e sui medesimi oggetti, consueti fino al rischio concreto di divenir frusti.

Interrompere le note sulle mie passeggiate mestrine, tuttavia, non significa smettere di osservare la città e la sua vita presente.

Mestre, 11 gennaio 2018

Claudio Pasqual

 

1 commento per In città. settembre-novembre 2017

  • Carlo Giaggio

    Comunque grazie per quello che ci hai raccontato finora. E’ stato gradevole leggerti.
    Ciao.
    Carlo

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