In linea da: 21/12/2016

Lecalamite, la città e l’informatica. Un lungo decennio rivisto attraverso l’esperienza di un gruppo femminile a Marghera (primi anni 2000-2015)

di Luisa Colio

Pubblichiamo il testo dell’intervento tenuto da Luisa Colio, presidente dell’associazione lecalemite, in occasione dello spunti-no di storiAmestre del 10 dicembre 2015 (ultimo della serie autunno 2015). Nella sua relazione, in origine intitolata «lecalamite» dal Centro Internet di Marghera raccontano una città che cambia, ora rivista per la pubblicazione, Luisa Colio ripercorre l’esperienza di un’associazione formata da donne, nata per avvicinare le donne alle nuove tecnologie. In oltre dieci anni di attività, lecalamite hanno dovuto adattarsi e svilupparsi: intorno a loro sono cambiate le tecnologie, la città, il lavoro, il pubblico, il rapporto con le istituzioni…

1. Gli inizi (fine anni Novanta-inizi anni Duemila)

Quando lecalamite sono nate, alla fine degli anni Novanta, c’erano in Italia sei o sette gruppi femminili che si occupavano di tecnologie informatiche. Qui a Venezia abbiamo organizzato un bellissimo convegno europeo riuscendo a riunire le rappresentanti dei gruppi femminili più solidi dell’epoca, ma oggi l’unico sopravvissuto è il nostro. L’introduzione di Giulia Brunello mi sembra che abbia già dato un’idea di questo gruppo – al femminile e non femminista in senso militante – che ha dovuto e voluto sempre difendere questa scelta.

Ci potreste chiedere perché non vogliamo includere uomini nel gruppo, perché vogliamo orgogliosamente mantenere questa specificità che non è stato facile costruire e non è stato facile mantenere; una risposta è che tutte eravamo consapevoli che le donne erano, forse ancora sono, le persone meno sicure di sé nell’uso di questi potenti strumenti.

Ci siamo conosciute al Centro Donna, e abbiamo cominciato girando per le scuole, facendo corsi serali nei pochi laboratori di computer esistenti. Li tenevamo per le insegnanti donne: sapevamo che gli uomini, al lavoro, avevano varie occasioni di mettere le mani in queste faccende, le donne meno. E parlare di ICT (cioè di tecnologie dell’informazione e della comunicazione, secondo l’acronimo inglese) tra donne era tutta un’altra cosa. Ci divertivamo molto. E finalmente potevamo anche noi mettere le mani sulle macchine.

Quando siamo arrivate a Marghera sono cominciati i dolori e tutto è cambiato perché eravamo state chiamate dalla Municipalità per fare alfabetizzazione informatica ai cittadini e quindi ci siamo trovate per la prima volta a doverci confrontare anche con uomini.

      

L’allora delegato della Municipalità di Marghera Vittorio Baroni teneva moltissimo a questo progetto e, nella sua determinazione a condurlo con serietà, era partito da un’inchiesta cercando di raccogliere l’umore e le sensibilità dei cittadini: “Vi interessa questa cosa? ha senso che il Comune, la Municipalità spendano soldi per allestire un Centro Internet?”

L’indagine fu fatta per telefono, e su 3537 telefonate risposero in 795, un buon numero. Già questo dato testimonia l’interesse che esisteva, anche se quella non era certo l’epoca delle indagini telefoniche pressanti a cui siamo sottoposti adesso.

A rispondere positivamente erano stati i giovani tra i 18 e 25 anni: siamo all’inizio degli anni 2000, ed evidentemente i giovani già sentivano che la loro cultura scolastica o la loro formazione avevano bisogno di un potenziamento.

Poi gli occupati: questi già sapevano che delle competenze informatiche avrebbero fatto comodo.

Risposte positive, infine, da coloro che avevano già studiato, i laureati e i diplomati.

E le donne? Il numero delle donne che dimostravano interesse era di poco inferiore a quello degli uomini, ma poi quel che è accaduto è che, soprattutto nei primi anni, le persone che più numerose hanno frequentato i nostri corsi sono state proprio donne.

La domanda successiva era: “Perché parteciperebbe?”. Qualcuno rispose “per interesse personale” o “per hobby”, ma il grosso delle risposte era “perché questo potrebbe essere uno strumento utile per il mio lavoro”.

Certo, tutte risposte prevedibili visto il periodo e vista la loro immediatezza, però è interessante che il “Progetto Internet” sia partito da questi dati, pubblicizzati e presentati con grande ufficialità dalla Municipalità di Marghera, che in quegli anni era molto partecipata e molto attiva.

2. La sede

La sala d’ingresso

Il Centro Internet si trova in piazza Sant’Antonio, a Marghera appunto. È costituito da vari locali, in quanto era una volta l’asilo delle suore, tant’è che molta gente in città lo chiama ancora il Sacro Cuore: moltissimi nostri soci sono passati per queste aule da bambini. Questo spazio ha anche un nome laico ufficiale, Centro Gardenia, che però non è mai riuscito a prendere veramente il posto del precedente. Ancora con maggior difficoltà siamo riuscite noi a farlo conoscere come Centro Internet Marghera Digitale, anzi più familiarmente come Centro Internet.

Quando si arriva si accede a un’entrata molto accogliente. Mi soffermo a parlavi dell’ingresso perché è un posto importante, nel senso che non è solo uno spazio di transito, ma un luogo affollato da tanta gente, che l’utilizza come sala d’attesa, e dove abbiamo potuto osservare molte cose, molte situazioni. Me ne sono segnata tre.

Nel 2005, un intervento del nostro delegato di riferimento Vittorio Baroni ci permise di partecipare a un progetto interregionale che ci concedeva un buon budget da spendere per una alfabetizzazione informatica totalmente gratuita per gli interessati. Furono così articolati una serie di interventi della durata di più di un anno di cui avrebbe beneficiato un gran numero di cittadini. Allora comunicavamo solo attraverso il Gazzettino e il Corriere Veneto – Giulia Brunello a quell’epoca non era ancora diventata il nostro addetto stampa – e fu semplicemente una cosa incredibile la quantità di gente che arrivò e che voleva partecipare ai corsi. Al punto che, lo raccontiamo sempre come battuta, abbiamo dovuto mettere i signori anziani dell’Associazione UTL, nostri partner nel Progetto, a distribuire i numerini per mantenere un po’ d’ordine e rispettare l’ordine di arrivo.

Ci siamo ritrovate in una situazione analoga nel 2009, quando avevamo trovato il modo di entrare in un progetto europeo importante, con l’incarico predisporre un nuovo corso per il conseguimento della patente europea del computer – che in quegli anni sembrava fosse una carta di presentazione indispensabile per qualunque lavoro, mentre attualmente si è abbassata di valore ed è molto meno richiesta. Il progetto era destinato a persone inoccupate o disoccupate, era a lungo termine perché si sviluppava quasi per un anno, si imparavano tante cose, e – come dicevo – aveva avuto tantissime richieste, cosicché anche questa volta, per non fare torti a chi si era rivolto a noi, abbiamo dovuto ricorrere alla distribuzione dei numerini, portando così avanti con tranquillità le nostre attività.

Nel 2015 abbiamo avuto un’altra situazione di grande richiesta per una realtà totalmente diversa perché avevo proposto un corso di italiano per stranieri analfabeti con l’uso del tablet. Va precisato che negli anni precedenti avevamo già fatto tantissimi corsi d’italiano con il sussidio del computer e di internet, ma questa cosa della formazione attraverso il tablet rispondeva bene alle esigenze di persone che non sapevano leggere e scrivere. Siamo ricorsi quindi ancora una volta all’utilizzo dei nostri numerini per mantenere un ordine di arrivo tra le persone che sia erano presentate, e abbiamo dovuto anche poi fare dei veri e propri test per scoprire coloro che analfabeti non erano e che nascondevano le loro competenze pur di partecipare al corso.

Perché tanto successo? perché una persona straniera (africana, afghana, bangladese…) che non sa leggere e non sa scrivere neanche nella propria lingua madre, quando usa un tablet entra in una situazione di grande potenzialità: basta toccare un’immagine per scegliere un percorso, si possono guardare i disegni che accompagnano le parole, si possono registrare delle frasi per comunicare con gli altri, si possono fare delle foto al momento per spiegare qualcosa, e, soprattutto, si può imparare a scrivere con il dito senza dover impugnare una penna.

In quei corsi erano quasi tutti giovani ragazzi, ma qualcuno era sui 35 anni, e c’era anche un rom, cosa non frequente.

Ma torniamo alla descrizione della sal di ingresso. In quegli anni, parliamo dal 2002 in poi, c’era un totem con un computer sempre puntato al sito dell’AMAV (l’attuale Veritas, per chi non ricordasse le vecchie sigle). Non c’era solo da noi, era stato messo anche in alcune scuole e nelle biblioteche del Comune, e segnalava i valori di Pm10 e altri dati sull’inquinamento che francamente non ricordo. In un posto aperto al pubblico di Marghera venivano date informazioni in tempo reale su situazioni di comune interesse: questo mi sembra un buon segno di partecipazione civica.

C’erano dei tecnici che tenevano aggiornato il sito e altri che venivano a manutenere il computer dentro al totem. La cosa ha funzionato per un po’ ma poi – cambiato l’assessore di riferimento – questi totem non sono più stati tenuti in funzione, anzi sono stati del tutto ritirati e adesso sul luogo del loro “decesso” noi abbiamo messo dei fiori e una poltrona.

L’area degli sportelli digitali e le Delegazioni di zona

Dalla sala di ingresso si accede a uno spazio che noi chiamiamo “Sportelli digitali”. Erano stati allestiti nel periodo iniziale e facevano parte del “Progetto Internet” che voleva essere soprattutto un progetto partecipativo. In quegli anni la municipalità di Marghera aveva un fortissimo senso della collettività, puntava a fare insieme cose che coinvolgessero la partecipazione e la popolazione.

Questi “sportelli digitali” erano stati pensati come un’area di “Formazione e Accoglienza” e come spazio e strumenti per le persone che prestavano impegno volontario nelle “Delegazioni di zona”, assemblee istituite nel 2006 per favorire la partecipazione diretta dei cittadini nell’amministrazione del luogo in cui vivono. A Marghera ce n’erano, eccome: sei, al punto che per loro era stato costruito un apposito sito. Questo spazio online era vitale, i delegati vi raccontavano le cose che venivano fatte, le decisioni prese e le questioni che ponevano in discussione. Il sito ha seguito la sorte delle delegazioni di zona, abbandonate a sé stesse e sommerse dalle difficoltà.

Insomma questa cosa che era stata costruita con grande entusiasmo e con grande interesse si è via via svuotata, forse perché era troppo impegnativa per i partecipanti ma anche, e forse soprattutto, per volontà politica.

Al momento, dopo l’insediamento di una nuova giunta di alcuni mesi fa, le delegazioni di zona Marghera non sono ancora state convocate.

La sala corsi

Come potete vedere dalla foto, dal soffitto della sala corsi pendono delle chiocciole azzurre, il nostro simbolo, che quando furono costruite su ordinazione sembravano una cosa assolutamente originale. Ci sono dei bellissimi computer e un arredo accogliente.

Qui dentro si tengono dei seminari e dei laboratori, degli incontri a tema con i soci. Oggi gli appuntamenti vengono comunicati tramite facebook o newsletter, e nel corso del tempo hanno anche preso un nome: i “Calameeting”. Si trattano argomenti ICT dei più vari, dalla dichiarazione dei redditi on line all’uso del navigatore del cellulare in viaggio, al tablet in cucina.

Naturalmente ci sono i corsi veri e propri. Un aspetto particolare è che a tenerli le calamite sono sempre in due, una nel ruolo di insegnante e un’altra in quello di assistente, figura questa tutt’altro che banale perché dare una mano senza interferire con la lezione e avere colpo d’occhio per saper capire chi incontra qualche problema e rapidamente risolverlo, è davvero un lavoro impegnativo.

Questa specificità ci ha connotato nel nostro lavoro, e dà molta tranquillità alle persone che stanno apprendendo.

I nostri destinatari sono quasi sempre adulti e, da un certo punto in poi, stranieri. Ma se appena è possibile, cerchiamo di indirizzarci verso gruppi al femminile e ai bambini.

La segreteria: chi è passato per il Centro Internet

La segreteria è lo spazio che accoglie i nuovi arrivati. È sempre stata gestita da Patrizia Olivieri socia storica delle calamite. Qui ci si ferma a raccontarsi, a concedersi un momento di riflessione e condivisione. Qui abbiamo incontrato anziani intimiditi che non prendono in mano un libro da cinquant’anni, operai disoccupati, casalinghe che sperano di trovare anche loro un lavoro, sedicenni in attesa di prima occupazione, anziane vedove, insegnanti volenterose, stranieri acculturati o analfabeti, persone in difficoltà… E immigrati: il mio discorso torna sugli immigrati perché questa è una realtà molto presente a Marghera anche se non estendo le mie considerazioni su quello che analogamente potrebbe verificarsi a Mestre.

Una piccola riflessione sulle provenienze degli immigrati che noi abbiamo incrociato: nel tempo sono abbastanza mutate.

Nel 2009, come ho detto, avevamo un progetto europeo per il conseguimento della patente europea del computer, corso impegnativo da seguire in cui era necessario avere discreta conoscenza della lingua italiana per poter accedere al lessico complicato della terminologia informatica. Tra le persone selezionate gli stranieri erano 1/3 degli iscritti, provenienti da Moldavia, India, Bangladesh, Ucraina, Albania, Polonia. Pochissimi i rumeni. Si sa che parlano italiano perché guardano la RAI, ma ci colpì molto la scoperta che prima di emigrare i rumeni frequentavano dei corsi di italiano, e comunque avevano un buon livello di scolarizzazione.

Sempre nel 2009, in un corso Italiano con il computer per le donne (presenti soprattutto Bangladesh e Ucraina) compaiono le prime donne provenienti dall’Africa.

Mi piace sottolineare che nel 2015, nel corso per gli analfabeti con il tablet, abbiamo avuto per la prima volta una persona di origine rom, un uomo, e la seconda, una donna nei corsi estivi.

Le macedoni turche sono le donne che abbiamo sempre avuto difficoltà a raggiungere e a coinvolgere, fanno parte di un mondo molto appartato e riservato, ma le poche che sono arrivate erano bravissime, veloci nell’apprendere, presenti e puntuali.

La nostra segreteria è attenta a conservare tutto, quindi noi abbiamo archivi molto ricchi. Quando andremo via di lì non so come faremo a smaltire tutto quanto. Forse le potremmo lasciare a storiAmestre che sa sempre cosa farsene delle vecchie carte…

Lo Spazio Mamma

C’è ancora uno spazio da descrivere, lo Spazio Mamma, una stanza coloratissima, allegra, rivitalizzante direi, ideata e realizzata da Giulia Brunello, e naturalmente il primo a collaudarla è stato Giacomo, il suo bambino.

Abbiamo pensato a questo ambiente per offrire alle mamme straniere un posto dove lasciare i loro bambini custoditi e accuditi (da bravissime babysitter o volontari del servizio civile), mentre frequentano le nostre lezioni. Ma è anche uno spazio per la mamma che passa e vuole fermarsi qui per usare un computer e andare in Internet o semplicemente riposarsi un po’. Per questa iniziativa abbiamo addirittura vinto un premio, il P3@ Award 2015, cioè un premio assegnato dalla Regione Veneto per progetti elaborati da centri internet pubblici (indicati dall’acronimo P3@) finanziati con fondi regionali (ne parlerò tra poco).

Gli aneddoti che potremmo raccontarvi su questo un piccolo nido sono molti. Forse il più incredibile è questo: una mamma veniva con una bambina che era un’urlatrice incontenibile. Appena entravamo noi, cominciava a piangere e naturalmente era impossibile per la mamma spostarsi nella stanza adiacente per seguire le lezioni. Ma un giorno Paola Bovolato ha avuto un colpo di genio: aveva infatti notato che la mamma e la zia della bambina portavano il velo quindi una mattina si è procurata una sciarpa e l’ha indossata in testa allo stesso modo della mamma: quella mattina è riuscita a prendere in braccio la bambina e a calmarla.

L’altro caso che non dimenticheremo è stato quello di un papà bangladese che accompagnava la moglie con i bambini, la lasciava nella sala corsi e lui si trasferiva nello spazio per i bambini a giocare con i suoi figli per tutta la durata della lezione e per tutto il corso. (Di solito un genitore bangladese cammina davanti con il figlio accanto, e la moglie lo segue a distanza da sola.)

Le panchine dei giardini di piazza Sant’Antonio

Come dicevo, il Centro si affaccia su piazza Sant’Antonio e questo ci ha permesso di conoscere donne che non sono mai venute ai nostri corsi e non hanno mai partecipato alle nostre attività. Sono donne che fanno le badanti, diventate nostre amiche perché nell’ora di libertà utilizzano le panchine dei giardini di piazza Sant’Antonio. Non sono mai venute prima di tutto per gli orari, “quando non lavoriamo siamo così stanche che abbiamo bisogno di un po’ d’aria fresca; e poi l’unica cosa che ci serve è Skype, cosa poi non così complicata, e abbiamo imparato a usare questo programma”. Quelle più brave sanno usare la connessione wifi del Comune che utilizzano nei giardini davanti al Centro Internet.

Negli ultimi anni ho visto diminuire sempre più le badanti nell’ora di riposo. Forse perché, come ho spesso sentito dire in segreteria, i figli disoccupati cinquantenni dei nostri anziani hanno imparato fare i badanti in casa propria, magari retribuiti come tali dal resto della famiglia.

3. Un campione delle nostre attività

Le cose che abbiamo ideato e realizzato in questi 12-13 anni sono state molto varie e i contenuti dei corsi cambiano sempre, perché stiamo parlando di Tecnologie Informatiche che si rinnovano continuamente. Eravamo partiti per fare corsi sull’uso dei computer, ma nel giro di pochi anni la loro utilità è diminuita parallelamente alla diffusione sia di altri strumenti informatici (tablet, smartphone) che di connessioni a Internet. Ormai, per qualunque necessità di tipo ICT, dal più banale copia/incolla in poi, digitando la richiesta in un motore di ricerca, si può trovare la risposta fornita gratuitamente da qualcuno che sa dare le necessarie istruzioni con parole adeguate.

La varietà dei nostri impegni è legata anche al nostro modo di fare. Dovete immaginare che questo Centro Internet è un posto estremamente dinamico: arriva qualcuno e dice “vogliamo fare una cosa insieme?” e noi di solito diciamo sì! Così abbiamo conosciuto moltissimi enti e associazioni.

Minori stranieri non accompagnati

È quel che ci è capitato per esempio con Paola Sartori, responsabile del “Servizio Politiche cittadine per l’infanzia e adolescenza – Minori stranieri non residenti” del Comune di Venezia. Con loro abbiamo messo a punto il progetto “Maggiori di 16”, per ragazzi minori stranieri non accompagnati. Ragazzi che il Comune accoglie, segue, alloggia in comunità o in appartamenti, cui si cerca di insegnare più cose possibili e di riempirgli le giornate. Ma la cosa più sconcertante è che poi, quando arrivano ai 18 anni, basta, finito, adesso non c’è più niente per voi! Questa ovviamente è una situazione tremenda e traumatica; nel frattempo, siamo sicuri che questi ragazzi potranno essere in grado di trovarsi una nuova soluzione abitativa e soprattutto un lavoro per mantenersi?

Ecco quindi che il nostro progetto mirava a fornire loro delle conoscenze informatiche di base (che comunque sarebbero ritornate utili successivamente), ma anche le prime informazioni necessarie sul come cercare lavoro in Internet e in città, sul lessico di questo mondo complicato e ostile e su cosa è e come si scrive un curriculum, ecc.

Imparare le lingue con Internet: italiani e stranieri

Sempre nell’ambito del valore aggiunto che il computer può dare, siamo approdate a occuparci anche di lingue. Un paio di anni fa ci siamo dette: perché non proporre dei corsi di inglese utilizzando il computer come sostegno? Abbiamo quindi messo a punto una tecnica per realizzare dei corsi di computer sfruttando le risorse presenti in internet, con un insegnante di madrelingua che provvede a sostenere il contenuto delle sue lezioni in presenza con un insieme di “esercizi per casa” da eseguire sfruttando computer e Internet.

Infine, il giovedì mattina io e Giuliana Simon riceviamo le signore straniere e usiamo Internet per fare esercizi di italiano, vediamo insieme brani di film ecc.

Un altro progetto molto innovativo è stato quello di cui già vi accennavo: il corso con i tablet per gli analfabeti, su cui abbiamo un video, Guardo, tocco, imparo! (che dura ben otto minuti).

Una delle collaborazioni più importanti che abbiamo avuto in questi anni è stata quella con il Servizio Immigrazione del Comune di Venezia che ha sempre avuto come referente Gianfranco Bonesso. Grazie al suo Servizio abbiamo partecipato sempre più attivamente alla Rete di italiano, “Una lingua tante voci”, che esiste in questa città – e che forse non tutti conoscono –, a cui aderiscono varie associazioni che si occupano di insegnamento dell’italiano alle persone straniere, o che forniscono vari strumenti d’aiuto per superare esami e test per la loro permanenza in Italia.

Uno dei progetti più belli e interessanti a cui abbiamo partecipato è stato quello che si chiamava Share it, svolto a livello europeo: i nostri partner stranieri erano Svezia, Polonia, Romania, Olanda (gennaio-giugno 2011). Questo progetto, basato sull’uso delle tecnologie informatiche, era anche l’occasione di una riflessione più generale su una domanda di fondo: siamo sicuri che le tecnologie possano dare una mano ai ragazzi a migliorare le loro competenze ma soprattutto a trovare una forma collaborativa e trarne vantaggio da un punto di vista anche sociale?

Il progetto aveva vari aspetti ed era articolato in vari sottoprogetti. Uno di questi era dedicato alle ragazze, e diversi anni fa non era assolutamente scontato che si riuscisse a portare delle ragazze straniere a frequentare un luogo come il nostro Centro, con altri sconosciuti, a lavorare addirittura con i computer e con Internet. Da tener conto che alcune erano ragazze musulmane e anche molto giovani.

Il compito degli studenti era di usare un software con cui realizzare un fumetto: quindi dovevano avere in mente una storia, una sceneggiatura, saper creare gli ambienti, inventare dei personaggi e trovare delle cose da fare e dire, era insomma un’attività molto ricca che richiedeva vari tipi di competenze. Il progetto era veramente innovativo e ambizioso al punto che eravamo stati affiancati come osservatrice da una laureanda, Francesca Vecchiato, che poi ha fatto una tesi su questo suo ruolo nel nostro progetto. Questa nostra collaborazione è andata poi avanti e Francesca adesso fa parte a pieno titolo delle calamite.

I bambini al Centro Internet

Da alcuni anni collaboriamo con le scuole, occupandoci di “Coding”. Chi ha dei nipotini in età scolare forse conosce i programmi scolastici che si fanno oggi. Si svolgono attività che cercano di portare i giovanissimi a usare le tecnologie informatiche in un modo assai diverso rispetto a quello a cui sono abituati: si cerca di avvicinarli alla logica della programmazione. Zigzagare su un monitor ti fa giocare, ti rende veloci i pollici, ma esistono altre abilità che un bambino potrebbe scoprire e sviluppare applicandosi nella programmazione.

Esiste un progetto di dimensione europea che invita a promuovere iniziative di sensibilizzazione e di divulgazione su questi temi. Noi come associazione vi abbiamo aderito da diversi anni collaborando con le scuole elementari del territorio, invitando intere scolaresche di bambini con le loro insegnanti al Centro Internet, e proponendo dei piccoli corsi di approccio alla programmazione.

La scuola media Einaudi e il Centro di Prima Accoglienza

Ancora una cosa che facciamo da qualche tempo con le scuole, è una collaborazione con la Einaudi di Marghera, una media che ospita anche delle classi del CPA (Centro di Prima Accoglienza) cioè corsi appositi per stranieri o terza media per adulti. L’insegnante in orario scolastico viene con la sua classe della sala corsi del Centro Internet. Insieme si cerca di fare una lezione un po’ più moderna sfruttando i sussidi che Internet mette a disposizione, e di rendere la lezione così un po’ più interessante per questi giovani ragazzi visto che i laboratori delle scuole ormai praticamente non esistono più, e che a volte in classe c’è la LIM (Lavagna Interattiva Multimediale) ma non c’è la connessione Internet.

Così i lunedì sono dedicati agli studenti della CPA, ma altrettanto interessante è la nostra ospitalità della classe terza media, composta da un incredibile miscuglio di anziani italiani ex sessantottini col codino, casalinghe semianalfabete, e smaglianti ragazzi stranieri che contemporaneamente frequentano gli ultimi anni di una scuola superiore, ma che porteranno a termine solo se riusciranno a prendere il diploma di terza media.

Provate a immaginare che differenze culturali, di conoscenze, di modi di fare che gli insegnanti di queste classi debbono saper gestire. Va da sé che mettere questi studenti davanti a Internet permette loro di seguire un percorso personale, ognuno con il proprio ritmo. I loro insegnanti sono davvero degni di ammirazione.

I corsi serali e la paura di uscire la sera

Tra le altre iniziative che abbiamo realizzato, segnalo i corsi di alfabetizzazione di vario livello e argomento, in orari che andavano dal mattino al pomeriggio, e per un lungo periodo, anche di sera, dalle 20 alle 22. Rileggendo i nostri report ho trovato una data in cui abbiamo cominciato a notare un consistente calo nelle iscrizioni ai corsi serali! La mia può essere una semplice supposizione, ma è un fatto che le cose hanno cominciato a cambiare veramente intorno al 2008, anno in cui si sentiva parlare tanto del rischio sicurezza. Era il periodo di Maroni, della costituzione delle “ronde” di cittadini ed essendo il nostro Centro Internet situato a Marghera in un luogo non molto illuminato e un po’ appartato rispetto al passaggio principale, pur non essendo ancora gli anni dell’immigrazione, i nostri soci hanno cominciato a dire che “avevano paura a venire fuori di sera”.

4. Cos’è cambiato nel corso degli anni: frequentatori e tecnologie

Ho parlato per lo più di persone straniere. E i frequentatori italiani? Nel tempo sono cambiate le esigenze e di pari passo le richieste delle persone italiane che frequentano il Centro.

Nel 2003, chi veniva al Centro Internet non aveva il computer; adesso, alla fine del 2015, quasi di sicuro ha un portatile o un tablet o uno smartphone, o tutti e tre.

Nel 2003 voleva capire la tecnologia dello strumento, cosa c’era dentro, come si chiamano le parti, come funzionava il tutto. Adesso tutto questo non interessa più.

All’inizio erano quasi tutte donne, ci dicevano, “sa, mio marito è bravissimo ma non mi sa insegnare niente”. Adesso finalmente sono arrivati i riottosi mariti, quelli che si dimostravano intrattabili e ostili, e sono loro che dicono, “mia moglie è bravissima ma non mi vuole aiutare”.

Una volta venivano anche per utilizzare la connessione: oggi hanno tutti Internet a casa.

Una volta tutti volevano scrivere in Word e fare volantini con WordArt diventava un momento di successo; volevano imparare a usare Excel, magari per valutare le statistiche del lotto. Una volta per i più dotati il massimo era imparare a usare un complicatissimo Photoshop per tentare di fare ritocchi a vecchie foto o applicare trucchi strani. Invece adesso le foto sono ancora un interesse primario ma la preoccupazione di tutti è come liberare il cellulare e trasferirle su un computer (tra parentesi: noi ci ritroviamo così a lezione quindici persone ognuna delle quali ha un proprio portatile personale diverso dagli altri).

Un’ultima considerazione: l’utente tipico nel 2003 veniva molto volentieri a esercitarsi con i computer del Centro: oggi la richiesta più frequente è di poter avere lezioni individuali.

È evidente che l’utenza si è completamente trasformata. La novità sostanziale è che andare in Internet col cellulare è molto più facile e immediato che con un computer. Per una persona anziana, superato il primo momento di diffidenza, non dover usare il mouse e passare al gesto semplice di “tappare” un simbolino sul cellulare, è stato un passo avanti incredibile.

I fenomeni recenti: facebook e immagini

Oggi ritroviamo iscritti su facebook praticamente tutti quelli che hanno frequentato il Centro Internet nei primi anni. Oltre agli utenti individuali, già nel 2009 a Marghera c’erano 70 gruppi in facebook che si erano costituiti sugli interessi più diversi. È evidente che sono persone che ormai non avevano più interesse a frequentare il Centro Internet vecchia maniera. Per noi sono state tutte sollecitazioni e ripensare il nostro ruolo e le nostre attività: chi ormai aveva bisogno di che cosa? a rifare oggi un sondaggio, quali sarebbero le richieste dei cittadini in merito alle ICT?

Per fare un esempio, da noi passano di continuo persone che ci chiedono aiuto per liberare la memoria del loro cellulare e passare le fotografie sul computer. Potremmo dire che è l’effetto della “fotomania” dilagante visto dal nostro piccolo osservatorio di Marghera.

Digital divide e risposte in ritardo

Il digital divide – il divario tra chi usa le nuove tecnologie e chi non vi ha accesso – si è colmato? Non è proprio così: allora visto che il nostro obiettivo rimane quello di rendere le ICT accessibili a tutti, abbiamo pensato di entrare nella rete degli Internet Point Regionali, chiamati Centri P3@. Nel nostro Comune, questi centri sono attivi a Campalto, Zelarino, Favaro, Giudecca e Lido. Un bel progetto regionale che però, nel tempo trascorso da quando era stato pensato a quando è stato realizzato, era già diventato obsoleto. Questi punti di accesso libero per cittadini sono arrivati in un momento in cui, come dicevamo, una gran parte delle persone va in Internet con altri strumenti.

Pur consapevoli di questo grande ritardo, abbiamo detto: va bene, entriamo in questa piccola avventura. (Ci hanno dato perfino una bella targa che abbiamo appeso al cancello.)

Ci siamo chieste: cosa possiamo fare di questa potenzialità? certo non farne dei luoghi in cui la gente va a telefonare con Skype. Dove sono adesso le necessità delle persone? qual è il tipo di servizio che ci viene richiesto e che è difficile trovare?

Iscrizione online dei bambini della scuola elementare

Chiedendoci cosa ha bisogno la cittadinanza adesso, abbiamo individuato che una cosa di cui aveva assolutamente bisogno la gente era una mano in questa nuova formalità di iscrivere i bambini a scuola online.

È una cosa complicata, e se sei una mamma bangladese che parli pochissimo italiano, e ti vergogni ad andare a scuola a chiedere aiuto in segreteria, allora diventa preferibile rivolgersi alle calamite. Come ben sa Giuliana Simon, è un’operazione che richiede almeno mezz’ora per bambino. Naturalmente non vengono solo genitori stranieri, ma anche quelli italiani che provandoci da soli hanno incontrato le più strane difficoltà nel funzionamento del programma.

Inutile dire che è una faccenda complessa, perché i parametri da tenere presenti sono tantissimi: Bisogna immaginare la scena: mamma straniera con un vocabolario di 20 parole italiane, accompagnata dal bimbo di piccolo che però parla un po’ di italiano e fa da interprete.

Nel 2015 abbiamo iscritto 90 bambini.

Internet per il lavoro

Continuando la ricerca di un ruolo utile, ci siamo rese conto che il punto dolente è la ricerca del lavoro. Quelli che si rivolgono a noi sono cinquantenni che hanno perso il lavoro, o giovani poco acculturati che da soli non sanno come sfruttare neanche quel poco che in rete si può trovare. Così, con Giulia Brunello e Francesca Vecchiato, visto che loro sapevano tutto sull’argomento per esperienza personale, abbiamo cominciato a fare i primi corsi che si chiamavano “Internet per il lavoro”, probabilmente i primi del genere in città.

Messi a punto gli obiettivi del corso – imparare a usare Internet e la posta elettronica, saper individuare siti utili per cercare lavoro, imparare a scrivere un curriculum vitae e saper inviare candidature – lo abbiamo testato, e poi abbiamo avviato una collaborazione con gli educatori delle Politiche Sociali della Municipalità di Marghera. Finalmente nel 2012 siamo partite ufficialmente all’interno del “Progetto Container”.

Da allora abbiamo continuato a riproporre questo tipo di corsi, come dicevamo prima, per i ragazzi che uscivano dalla terza media e poi ancora una volta per gli immigrati stranieri.

Concludo raccontandovi di una simpatica ragazza che viene spesso al Centro Internet, eternamente in cerca di lavoro, seguita dai servizi sociali, che invia curriculum a tutti e accetta qualunque lavoro occasionale con allegria. Questa foto che vedete gliel’ho fatta io, “Signora Luisa, mi fa una foto ai capelli?” per una inserzione in cui chiedevano a ragazze con bei capelli di presentarsi per tagli dai parrucchieri! lei era disposta anche a farsi tagliare i capelli!

Ci sono ancora ragazze come la Jo di Piccole donne!

Lascia un commento